Questo fine settimana la Formula 1 tornerà in pista e lo farà su uno dei tracciati più belli del calendario, ovvero "l'università del motorsport" di Spa-Francorchamps con i tifosi che potranno vederla, come sempre, in esclusiva sui canali Sky e NOW. Nei giorni scorsi, noi di Formula1.it abbiamo avuto il piacere di fare una lunga chiacchierata con Matteo Bobbi, volto della Sky Sport Tech Room e campione GT.
Iniziando la nostra discussione proprio dalle future modifiche alle power unit Matteo Bobbi ha dichiarato: "Ci sarà un graduale e lieve cambiamento verso un aumento della componente termica a discapito di quella elettrica, ma sarà un cambiamento graduale e lento, non avverrà di colpo. È evidente che la formula 50:50 è estremamente ambiziosa, non tanto per la ripartizione, ma per la grandezza delle batterie. Se vuoi alimentare una potenza elettrica di quel livello per tutto il tempo necessario, è evidente che la dimensione delle batterie è insufficiente".
"Io penso, dunque, che sia più una questione di dimensionamento delle batterie che di predisposizione al 50:50. Chiaramente è un regolamento che presenta delle lacune e, onestamente, sono lacune percepite più dai piloti che dai fan che guardano da casa. Noi siamo stati educati bene, ma anche male, perché vediamo sempre le telemetrie, gli on-board e le grafiche. Se tornassimo indietro di venti o trent'anni, quando non c'erano tutte queste tecnologie, ci saremmo accorti molto meno del fatto che, alla fine del rettilineo, intervenga il superclipping e che la velocità si riduca".
Bobbi ha quindi approfondito il concetto: "È evidente che adesso, con tutte queste strumentazioni, quando vediamo quella tipologia di situazione, per alcuni può essere impattante. Onestamente, però, non lo è per me. Trovo che questo regolamento presenti indubbiamente delle lacune, che però sono state anche mitigate dagli ultimi interventi della Federazione".

"Oggettivamente, se guardiamo il regolamento nel suo complesso, a me piace. Vedo delle gare movimentate, con andamenti interessanti, sorpassi e controsorpassi. Certo, si può dire che i sorpassi siano artificiali e figli delle differenze energetiche, ma non dimentichiamoci che anche negli ultimi dieci anni erano artificiali per via del DRS. Oggi è solo cambiato lo strumento con cui si crea artificialmente una differenza di velocità. Prima era il DRS, adesso è una strategia energetica diversa, ma sostanzialmente è la stessa cosa. Ovviamente qualche accorgimento è necessario, perché si può sempre migliorare, ma non la vedo come molti l'hanno dipinta".
Quest'anno, oltre alle nuove power unit, la rivoluzione della Formula 1 è passata anche dalle ali mobili e dall'aerodinamica attiva. Il DRS, infatti, è stato sostituito da questa nuova soluzione, che prevede l'attivazione, in determinate aree, anche dell'ala anteriore, così da compensare la minore potenza del motore. Entrando nel merito di questo aspetto, l'italiano ha spiegato: "Quello delle ali è stato una conseguenza, perché prima hanno fatto il regolamento del motore e poi si sono accorti che c'erano degli aiuti da applicare, aggiungendo l'ala mobile. Prima, secondo me, andranno a valutare le simulazioni del nuovo rapporto e poi capiranno se ci sarà la necessità di intervenire. Alla fine, l'ala che si apre non è altro che una necessità per ridurre la resistenza all'avanzamento e far durare un po' di più l'energia all'interno delle batterie".
"Onestamente è qualcosa che, anche in questo caso, per noi spettatori cambia poco, indipendentemente dal fatto che l'ala si apra o meno in quel momento. Per i team, invece, è stata un'opportunità per cercare nuove aree di sviluppo che altrimenti non ci sarebbero state".
Proprio collegandoci a questo nuovo regolamento 2026 e spostando l'attenzione sul team di Maranello, guardando i risultati ottenuti fino a ora, a eccezione di Silverstone, dove Charles Leclerc ha trionfato, è stato sempre Lewis Hamilton ad avere la meglio sul compagno di squadra. Proprio in Inghilterra, il monegasco ha messo fine a una delle parentesi più difficili della sua intera carriera in rosso.
Considerando che Matteo, durante i weekend di gara, ha la possibilità di vedere tutti gli on-board dei piloti e di ascoltare i team radio, abbiamo domandato al "professore" quale fosse stato, secondo lui, il problema del monegasco e cosa, invece, avesse permesso a Hamilton di adattarsi così bene a questa SF-26.
"Hamilton si era adattato molto male alle vetture della generazione precedente, quelle a effetto suolo. Anche per sua stessa ammissione, ha sempre fatto molta fatica a estrarre tutto il proprio potenziale. Credo, invece, che quest'anno abbia trovato delle monoposto più adatte al suo stile di guida. Per quanto riguarda Leclerc, è sempre molto complicato dire con certezza, dall'esterno, quello che è successo. Posso però dire che queste power unit sono molto particolari da usare e che lo stile di guida ha un effetto molto marcato sul loro comportamento".
Bobbi si è poi soffermato sull'utilizzo dell'acceleratore: "Il comportamento di un pilota sull'acceleratore ha un'influenza enorme sul modo in cui la power unit si comporta, ovviamente per tutto ciò che è legato al sistema energetico".
"Credo, dunque, che la guida di Leclerc, sempre molto orientata alla ricerca del massimo grip disponibile, non si sia sposata con queste PU, che invece premiano molto di più chi utilizza il pedale del gas nel modo corretto".
In chiusura, Matteo Bobbi ha allargato il ragionamento anche ad altri piloti: "Questo, però, è lo stesso discorso che vale per Russell e per altri piloti come Max, non solo per Leclerc. Ad esempio, George ha faticato molto con questi nuovi motori rispetto ad Antonelli, che invece è riuscito a capirli prima degli altri. Non è un fatto di età, perché con Lewis è successo esattamente il contrario. Hamilton è uno dei più anziani della griglia, insieme ad Alonso, eppure si è adattato molto bene. Hai semplicemente bisogno di uno stile di guida completamente diverso: o ti adatti o sbatti contro un muro".
Si ringrazia Matteo Bobbi per la cordialità e la disponibilità mostrate nell'intervista. La riproduzione parziale di questo contenuto esclusivo è possibile previa citazione dell'autore (Giuseppe Cianci) e della fonte Formula1.it, con il link al contenuto originale.
Foto: Sky Italia