Il GP del Belgio doveva essere una gara di sofferenza e limitazione dei danni per la Ferrari. Ma la realtà ha mostrato altro. Dopo un giovedì in difensiva, la SF-26 ha marciato bene a Spa-Francorchamps, permettendo al Cavallino di cambiare approccio nel corso del weekend, grazie a un crescendo di velocità figlio del gran lavoro dei piloti e della validità del pacchetto portato in pista dalla Scuderia, che ha permesso alla rossa di ambire a risultati importanti.
Il tutto diventato evidente dopo una bella qualifica che ha messo in mostra come la SF-26 fosse, indubbiamente, la seconda forza in campo. In gara, Charles Leclerc ha corso all'attacco e senza errori, provando a dare del filo da torcere alla Mercedes di Antonelli, mentre Lewis Hamilton ha vissuto una giornata meno lineare, rimediando una penalità di 5 secondi dopo la partenza a causa di un incidente di gara con la Mercedes di George Russell.
Il sette volte campione del mondo, dopo un crash senza colpa per nessuno dei due e una penalità discutibile che gli è stata inflitta, è stato costretto a portare a termine la sua gara con una vettura rimasta danneggiata, senza il diveplane dell’ala anteriore (il flap alto all’esterno dell'endplate) e il bargeboard sinistro della vettura, strappato durante il crash. Fattori che, di fatto, hanno portato il britannico ad avere un'auto sbilanciata e con diversi punti di carico in meno.
Un danno che, da quanto raccolto da fonti vicine al team e riportato da Motorsport.com, è costato alla SF-26 numero 44 una perdita di carico di 10 punti, ovvero un decimo e mezzo al giro. Eppure, malgrado tutto, il passo gara di Hamilton è stato molto interessante, quasi paradossale. In diversi giri infatti, il britannico è stato più veloce di Leclerc che ha chiuso secondo in classifica a due secondi da Antonelli (con una macchina integra, senza penalità dai commissari FIA e senza il rallentamento al pit-stop in cui Sir Lewis ha quasi investito un meccanico).
Ebbene, dietro a questo apparente paradosso c'è, in primis, la capacità di Lewis di saper adattare la propria guida alle condizioni, riuscendo a sfruttare il massimo della vettura a disposizione. Ma oltre al fattore umano ci sono anche motivi tecnici: i bargeboard sono stati voluti dalla FIA con l'intento di tenere le turbolenze generate dalla ruota all’interno per non sporcare la scia e rendere più facili duelli ravvicinati. Ovviamente, però, le squadre hanno studiato forme con cui indirizzare le perdite dall’esterno, dando efficienza al corpo vettura.
La Ferrari, fra i vari team, ha modificato il disegno della fiancata, aumentandone la superficie per aumentare il “muro” nella prima parte delle pance utile ad allontanare le turbolenze, evitando che possano “inquinare” il lavoro del marciapiede e del fondo. Per questo, la perdita del bargeboard per Sir Lewis ha rappresentato una perdita di carico locale, ma i flussi hanno trovato strada libera per incrementare l'effetto out wash che ha reso più complicato agli avversari avvicinarsi alla rossa.
Foto copertina www.ferrari.com