Tra i vari temi che hanno caratterizzato il Gran Premio di Ungheria, il contatto tra Carlos Sainz e Oscar Piastri sta generando notevoli discussioni e polemiche.
Il pilota madrileno ha infatti ignorato ben otto segnalazioni di bandiera blu esposte sui tabelloni luminosi a lato pista, mentre era impegnato nella lotta con il connazionale Fernando Alonso, finendo poi per colpire maldestramente il pilota McLaren, che in quel momento era leader della classifica.
L’episodio ha causato fortunatamente solo un rallentamento per Piastri, cosa che gli ha impedito di effettuare l’undercut sul proprio compagno di squadra, anche se è evidente che Norris avrebbe comunque avuto la meglio nel prosieguo della gara.
Le dichiarazioni a caldo rilasciate da Sainz non stanno migliorando la posizione dell'ex pilota Ferrari che è, non a caso, al centro di un notevole battage mediatico.

Per quanto il comportamento di Sainz sia ingiustificabile, anche alla luce dell’episodio che lo aveva già visto protagonista in negativo con Leclerc a Silverstone, è forse necessario effettuare un ragionamento più ampio considerando tutti i casi emersi durante il Gran Premio magiaro.
Max Verstappen si è lamentato via radio durante la gara di essere stato rallentato dalla coppia di piloti Racing Bulls in lotta fra loro.
Nel team radio in questione, il fuoriclasse olandese invoca una penalità per i due piloti definendoli “morons”, epiteto la cui traduzione lasciamo ai lettori.
Toto Wolff, nelle interviste a caldo dopo la gara, ha apertamente criticato gli ingegneri che non intervengono avvisando i piloti doppiati dell’arrivo di chi è in lotta per il podio, nello specifico caso Antonelli, definendoli molto più educatamente dei “teletubbies”.
Va sottolineato che il sistema automatico, che trasmette le segnalazioni di bandiera blu sul volante dei piloti, sembrerebbe aver avuto un malfunzionamento nel corso dei primi giri della gara.
Per questo motivo, e per evitare confusione, la federazione ha presto deciso di disattivarlo.
Da quel momento in poi i piloti hanno potuto fare affidamento solo sulle indicazioni visive dei commissari, sui cartelloni luminosi a bordo pista e, in ultima istanza, sulle comunicazioni dei propri ingegneri.
Da qui l’esternazione del numero uno della Mercedes.
Per quanto il pilota sia chiamato a una concetrazione spasmodica nell'abitacolo, per quanto in fase di battaglia con un avversario questa concentrazione sia ancora più messa alla prova, è evidente che il problema non riguarda il solo Sainz e che qualcosa si è perso in generale nella comunicazione della situazione di gara verso il pilota.
Se la tecnologia viene meno, e in questo il parere piuttosto colorito di Toto Wolff sembra sensato, è necessario che piloti, commisari e ingegneri di pista siano in grado, se necessario, di tornare alla comunicazione "analogica" che per anni ha regolato le fasi di doppiaggio nella massima serie del motorsport.
Tutte le parti devono mettersi in discussione, cosa che risulterà piuttosto scomoda proprio per Sainz che, ricordiamo, ricopre anche il ruolo di presidente della associazione piloti (GPDA).
Lo stesso vale per i casi legati all’esposizione della bandiera gialla che hanno creato non poche discussioni durante la qualifica del Belgio e parimenti in Ungheria.
Si pretende che il pilota alzi il piede nell’istante immediato in cui il pannello o il led sul volante espone il segnale con una risposta di millisecondi e, con lo stesso metro temporale, si valuta se il pilota abbia effettivamente alleggerito la pressione sul gas, creando inevitabilmente dei paradossi nella erogazione delle sanzioni.
In questo scenario è auspicabile che la tecnologia torni a servizio del buon senso.
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