Arriva, tra una telecronaca e l'altra, salutando colleghi o vecchi amici. E, malgrado tutto, non si stanca mai di parlare di quella che è la passione e il mestiere di una vita. Si presenta così Guido Schittone, giornalista e telecronista sportivo che, dagli anni '70, ha vissuto dall'interno le più importanti competizioni automobilistiche, dalla F1 alla 24 Ore di Le Mans, conoscendo alcuni tra i piloti più vincenti e leggendari della storia, ma anche quelli che saranno i talenti del domani. Una chance possibile grazie alla sua attività con ACI Sport, con cui vive dall'interno gli ACI Racing Weekend, completando un retroterra quasi inarrivabile per tutti e che gli consente di parlare in modo autorevole, rispettabile e mai banale del motorsport a 360°. Proprio come ha fatto nell'intervista che ha concesso in esclusiva a chi scrive, commentando la stagione attuale di Formula 1 e parlando dei grandi piloti di oggi, come Kimi Antonelli, e di quelli del domani.
Guido ha vissuto una lunga carriera, tra carta stampata e TV al seguito della F1, e ora si divide tra GT e serie propedeutiche. Ci racconta i momenti a cui è più affezionato di questa avventura?
"Beh, è una lunga carriera. Credo che il momento migliore lo abbia vissuto tra la fine degli anni '80 e i primi anni '90. Il momento migliore per me ma anche per il motorsport, ancora accessibile. C'era un rapporto tra noi giornalisti, piloti, team e meccanici. C'erano gare più appassionanti, parlando di F1, e c'era la possibilità per molte più persone di approcciarsi al motorsport. Ho iniziato negli anni '70, ne ho viste di ogni: era diverso, molto divertente, piacevole ma anche faticoso. Oggi purtroppo non è più così..."
Un mondo chiuso anche per i tifosi?
"Penso che sia un mondo autoreferenziale, parlo soprattutto di F1. Ora è complesso anche riuscire a capire tecnologicamente che cosa esprimono le auto. Parlando con ex piloti che ora sono istruttori, mi dicono che devono essere quasi ingegneri: faticano a capire tutto anche loro. Quando crei troppa tecnologia quasi artificiale, come quella elettrica, perdi spontaneità".
Ora frequenta il mondo degli ACI Racing Weekend, tutto molto più libero e semplice rispetto alla F1: cosa ci racconta?
"Mi diverto come un pazzo, anche se lavoro più di prima. Negli ACI Racing Weekend abbiamo la base del motorsport, quello vero che è sempre in queste categorie. Ci sono anche molte chance di fare carriera, magari nel GT, visto che in Formula poi diventa difficile, una volta che si arriva in Formula 2, riuscire ad aspirare alla Formula 1. Come si vede spesso, chi vince in Formula 2 non riesce a debuttare in Formula 1".
Essendo impegnato in questo mondo, con molti giovani piloti, le posso chiedere chi ritiene possa essere uno dei migliori talenti del futuro, il campione del domani?
"Quest'anno nessuno. Negli ultimi due anni non ho visto talenti cristallini. Nelle altre annate abbiamo avuto piloti come Antonelli, Bearman. Direi solo loro due, perché buoni piloti ce ne sono, però il talento è una cosa diversa".
Ha vissuto gli anni d'oro della F1, cosa ne pensa della F1 2026? Salva lo show, pur con tutte le critiche del caso, o pensa si sia snaturato il DNA dello sport?
"Non credo, come si dice, che si sia fatto il passo più lungo della gamba. Si è fatto un passo che rende le gare quasi artificiali, non tanto per i sorpassi veri o finti, perché anche col DRS i sorpassi erano poco veri: non c'era un vero sorpasso in staccata. Quest'anno il pilota è chiamato a gestire situazioni più come un pilota di aereo di linea che un pilota di aereo da caccia. Hanno dovuto cambiare mentalità, ragion per cui i giovani piloti si adattano meglio: sono millennials, nati con un'altra ottica. Quelli più anziani naturalmente hanno faticato di più".
Non le piace molto, insomma?
"Mah, che sia bella o brutta, la Formula 1 è fatta di cicli: c'è sempre un team che domina. Quando ne trovi due più o meno allo stesso livello ti diverti. Alla fine la storia della F1 ti dice che le epoche più combattute sono state quelle in cui la maggior parte delle squadre aveva un monomotore, il Cosworth, e c'era qualche team come Ferrari che lottava contro di loro perché le macchine erano più o meno simili. Adesso invece l'ingresso delle case automobilistiche ha creato crateri enormi tra i top team e quelli più piccoli. Quest'anno Mercedes ha lavorato meglio di tutti e sta raccogliendo i risultati. Ma abbiamo sempre i primi e poi gli altri. In generale le prestazioni sono molto vicine: ai miei tempi tra il primo e l'ultimo c'erano anche tre secondi al giro. Oggi si parla di decimi: il livello della prestazione è alto, il livello dei piloti è alto".
Più forti i piloti di oggi rispetto ai campionissimi, ai nomi leggendari degli anni '80 e '90?
"Credo che la media di pilotaggio sia migliore rispetto a quella della mia epoca, la media dei talenti invece è inferiore. Insomma, livello medio superiore, ma meno picchi di talento puro. Oggi il talento lo vedi nella gestione gara, non nel colpo da maestro. Ad esempio, capisci che Antonelli è il talento migliore tra quelli che sono arrivati non dalla vittoria o dalla pole position, ma per come arriva alla vittoria. Prendi il Giappone: parte dalla pole e dopo il primo giro è sesto. Uno normale avrebbe perso la testa, fatto una sciocchezza, tentato il sorpasso impossibile. Lui no, ha aspettato il momento opportuno. Questo è avere la testa, avere una visione tattica, cosa che molti non hanno. Molti vanno forte e basta. Tanti vanno forte, però i piloti veri sono quelli che hanno una visione tattica. Motivo per cui ci sono piloti che non vinceranno mai il mondiale".
Forti ma non campioni: una differenza sottile...
"Esatto. Cioè, quando sento, ad esempio, contestare Stroll, dico attenzione perché lui ha vinto Formula 4, un europeo di Formula 3, ha fatto dei podi in Formula 1 e, ad oggi, prende un decimo da Alonso. Non mi sembra così male, quindi occhio a criticare, perché il livello è alto. Per il momento non c'è nessuno che, in prospettiva, vedo come talento puro. Anche perché secondo me girano troppo, diventa difficile valutare un pilota e poi ci sono troppe disparità di team: se vai col team buono stai davanti anche se non sei granché...".
Il fuoriclasse si vede subito, non crede?
"Concordo. Quello forte, il Max Verstappen che va al Nürburgring, cambia macchina, va forte e vince, lo vedi immediatamente. Ma penso che Verstappen sia il miglior talento degli ultimi 10 anni, è intoccabile. Non mi sta simpatico, ma Verstappen è Verstappen".
Parlando di talenti, vado diretto: vede Kimi Antonelli campione del mondo?
"Antonelli è uno da mondiale, ne sono certo. Non so se quest'anno, non sarà facile, però è sicuramente uno che può vincere. Altri piloti giovani così forti non ne vedo, onestamente".
Cosa pensa abbia più degli altri?
"La testa. È davvero importante, oltre alla velocità ovviamente: puoi avere tutta la testa possibile, ma se non hai la capacità di fare prestazione... Ha dimostrato anche tenuta perché l'anno scorso lo criticavano, essendo stato dietro a Russell a inizio anno. Ma era naturale perché quando arrivi a 18 anni in F1 hai la pressione di tutti. Quando ha fatto due risultati buoni è arrivato a Imola, con tutta la stampa addosso, gli amici, Toto Wolff in crisi con Mercedes perché c'era chi tentava di acquisire delle quote. Kimi è pilota di Toto Wolff e automaticamente è andato in crisi. Nella seconda parte di stagione si è messo ad andare forte fino ad arrivare, oggi, in testa alla classifica. Poi per il mondiale bisognerà vedere. Russell ha più esperienza. Kimi invece, conoscendolo, oltre a essere forte si fa voler bene dal team, dai meccanici. È un bel peperino da gestire per Russell".
Se dovesse dargli un consiglio, cosa direbbe?
"Di stare lontano dalla stampa. La penso come Toto Wolff, purtroppo noi abbiamo il brutto vizio di esaltare e di buttare giù molto facilmente. O sei un fenomeno o uno stupido. Non è così. Ci vuole un metro equilibrato, sapere che il pilota, come altri atleti, può avere dei picchi ma anche una crisi. Ma non vuol dire che sia diventato un ronzino...".
Eppure accade con tutti, non solo con Antonelli, in ogni ambito.
"Corretto. Penso che coloro i quali hanno contestato Hamilton l'anno scorso siano dei tifosi che io chiamo idioti, neanche gente da bar. Non hanno il rispetto per uno che ha fatto la storia della F1. Si può contestare, non essere simpatico, però se uno contesta Lewis contestiamo la storia dell'automobilismo: Prost, Senna, Piquet, Alonso. Non è così".
Parlando di Ferrari, pensa che il 2026 della Scuderia sia positivo oppure che, ancora una volta, manchi qualcosa per vincere?
"Stanno lavorando, sono migliorati rispetto all'anno scorso. Aspettiamo questo ADUO per vedere se potranno recuperare. Però c'è una costante nel mondo delle corse. Chi è avanti di due o tre decimi evidentemente ha modo di evolversi e avere le novità in tasca. Quindi difficilmente chi è dietro può recuperare. Arriva al tuo livello nel momento in cui tu sei già avanti sempre di due, tre decimi. Perciò penso che la Ferrari resterà a questo livello per tutta la stagione".
Pensa che il successo di Antonelli in F1, che calamita attenzione, e la Ferrari vincente nel WEC stiano facendo del bene al mondo del motorsport italiano? Sembra esserci grande passione per i motori a 360°.
"Per il movimento è positivo. Ad esempio, una categoria come l'endurance, che non era filata da nessuno in Italia, adesso è diventata una categoria che porta tanta gente in pista, tanto pubblico. È molto positivo, come il successo di Antonelli. Spero che Antonelli possa essere il Sinner della F1, il Valentino Rossi della F1. Sono quei personaggi trainanti che portano la gente a interessarsi anche ad altre cose, altre categorie. Se hai uno che ti tira, la gente va in pista a vedere il motorsport, anche quello che viene considerato minore, ma che minore non è. Tutt'altro. È quello di domani, non minore. È quello del domani o quello di professionisti, come quelli del GT, fior di professionisti".
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