Tasse italiane, pioggia di critiche per Bottas: «La stampa ha ingigantito tutto»
03/10/2026 20:40:00 Tempo di lettura: 3 minuti

Nelle scorse settimane si era parlato molto del fatto che, in caso di impossibilità a correre ad Abu Dhabi per via del conflitto in Medio Oriente, la Formula 1 avrebbe potuto concludere il suo campionato in Italia a Imola. Tuttavia, proprio questa mattina il CEO della categoria Stefano Domenicali, intervistato da Sky Sport F1 Italia ha rivelato come, viste le rassicurazioni ricevute, con tutta probabilità, il mondiale finirà come da programma negli Emirati Arabi Uniti.

Durante la conferenza stampa di giovedì, alla vigilia del weekend malese, i piloti sono stati però interpellati su questa possibilità di tornare a correre all'Autodromo Enzo e Dino Ferrari. non tutti sono però stati entusiasti di questa possibilità. Valtteri Bottas per esempio ha affermato che "nessun pilota vuole davvero correre in Italia" a causa dell’attuale situazione fiscale.

Mel nostro Paese, gli atleti stranieri sono considerati lavoratori autonomi e sono quindi tenuti a pagare le tasse sui guadagni ottenuti gareggiando nel Paese. È stato infatti riferito che all’inizio di quest’anno diversi piloti di F1 hanno ricevuto lettere dalla Guardia di Finanza, in cui veniva loro chiesto di presentare la dichiarazione dei redditi relativa ai guadagni degli ultimi sette anni.

"Non so se avete sentito parlare della tassa italiana. Nessun pilota vuole davvero correre in Italia a causa dei recenti avvenimenti, di quello che è successo". Dopo aver ricevuto svariate critiche per le sue dichiarazioni, il finlandese ha poi dichiarato a Sky Sports F1 di ritenere che quanto da lui detto sia stato ingigantito.

"È uno di quei classici casi in cui ho spiegato la situazione e loro hanno preso solo i pezzi migliori, per farmi apparire davvero in cattiva luce", ha detto dopo le prove libere di venerdì. "Onestamente, non abbiamo alcun problema a pagare le tasse, purché ne siamo a conoscenza. Corriamo in molti paesi e in oltre il 50 per cento di quelli in cui andiamo, c’è una certa percentuale. E va bene così, purché ne siamo a conoscenza.  Ma, in questo caso, è piuttosto frustrante per i piloti dover tornare indietro di sette o otto anni".

"Ci è sempre stato detto che non dovevamo presentare alcuna dichiarazione per l’Italia, altrimenti l’avremmo fatto. Quindi la questione è venuta fuori in questo modo, e ovviamente si tratta di una somma consistente. Sono sicuro che darebbe fastidio a chiunque, è così che vanno le cose, ma sarebbe stato bello saperlo in anticipo".

Foto: Peter Kiss / WHYOUT images

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