La Mercedes non ha vissuto anni facili nella gestione dei piloti tra il 2014 e il 2016, soprattutto in quell'ultimo mondiale, quando la rivalità tra Nico Rosberg e Lewis Hamilton si accese a tal punto da richiedere più volte l'intervento del team principal Toto Wolff. L'austriaco gestì tutto con la massima cura e autorevolezza. Non fu facile: fu anche un periodo pieno di critiche. Però, alla fine, possiamo dire che, a parte alcuni episodi, riuscì a fare un lavoro enorme considerando le ambizioni e il temperamento dei suoi piloti.
Nel 2026, con una vettura da titolo mondiale, il rischio che potesse ripetersi uno scenario simile tra Andrea Kimi Antonelli e George Russell era potenzialmente molto elevato. Questa volta, Toto Wolff è stato agevolato dalle crescenti performance dell'italiano, contrapposte a un momento di seria difficoltà del britannico, per cui la gestione dei piloti non ha richiesto chissà quali sforzi rispetto al 2016.
Il manager austriaco viene visto come uno dei più grandi team principal attualmente in circolazione. Non solo per le sue doti di manager aziendale, ma anche come interprete dei bisogni dei propri conducenti. In una recente intervista, pubblicata da 'Formula1.com', Wolff ha confessato l'episodio che gli ha permesso di fare un salto di qualità in tal senso: "Mi trovavo in Williams quando ho fatto il mio ingresso in F1. Mi ricordo, come fosse ieri, della conversazione che ho avuto con Alain Prost, ai tempi coinvolto con Renault (tornando indietro, probabilmente parliamo dei primi anni del 2010, ndr) . Abbiamo parlato della sua rivalità con Senna, gli dissi che avevo seguito il loro confronto dalla TV e gli chiesi in che modo fossero giunti a quella situazione”.

“Mi disse che tutto derivò dal fatto che non si sapeva chi dei due fosse il favorito", prosegue nel racconto l'austriaco. "A volte, Prost aveva la sensazione di essere lui stesso il favorito, mentre in altri sentiva che lo era Ayrton. Questo non permise loro di riporre totale fiducia nella squadra, perché entrambi credevano che l’altro potesse essere in qualche modo privilegiato”.
Fu questo racconto ad aiutare Wolff a definire le regole attualmente ancora in vigore in Mercedes: “Alla fine è solo una questione emotiva. I piloti non sono altro che bambini traumatizzati di otto anni messi su un go-kart ad inseguire il sogno del loro genitore (con questa frase l'austriaco intende probabilmente dire che i conducenti sono persone come tutte le altre, possono avere paura a volte. Vanno confortate, rassicurate, come tutti noi, ndr). Arrivano in F1 e devono di colpo imparare a giocare di squadra. Devono sentirsi protetti dal team e ci deve essere un grande equilibrio e trasparenza. Senza queste due cose, i piloti potrebbero perdere fiducia. Dall’esperienza di Prost ho appreso cosa non posso permettermi di fare da team principal. Devo essere trasparente e se un giorno decidessimo di giocare di squadra, allora definirei in modo chiaro quali sono le regole che i miei piloti devono rispettare da quel momento in avanti. Saremo trasparenti e discuteremo ogni qual volta ce ne sia il bisogno. È questo il modo in cui ci si dovrebbe comportare”.
Articolo modificato il 16.10.2026 alle ore 07.35
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