Agnello di Pasqua

Agnello di Pasqua

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La scorsa settimana avevamo sollevato dei dubbi sulla scelta di Maranello di non far passare il veloce Vettel che stava rovinando la rincorsa alla vittoria a causa del compagno di squadra, alle prese (sembra) con un problema di mappatura. Sebastian aveva dovuto prodigarsi nel sorpasso più delicato perché, si sa, rischiare di rovinare una gara è un conto, ma buttare all’aria quello dell’intero team è ben altra cosa.

Domenica la Mercedes non ha avuto esitazioni nel mandare al patibolo il pur valente Vallteri Bottas (voto 7), lodevole nell’impressionante impresa di strappare la pole position a Lewis Hamilton (6). La logica imporrebbe di congratularsi per il pragmatismo della scuderia di Stoccarda, invece l’atteggiamento dei box ha indispettito ed evidenziato la pressione psicologica che una super Ferrari (10 e lode) sta esercitando sui campioni di tutto. Le motivazioni sono sottili, ma ci sono: in primis la Ferrari non vince da dieci anni, e sembrerebbe naturale che voglia approfittare di ogni singola chance; in secundis in Cina Vettel doveva recuperare anche su Ricciardo, mentre a Sakhir l’unico ostacolo che divideva Hamilton dal primo posto era proprio il maltrattato compagno di squadra che non solo lo aveva battuto in qualifica, ma anche in partenza visto che la prima piazza l’aveva mantenuta, seppur con difficoltà.


Riprendendo le sagge parole di Montella, poi, la richiesta di avere strada libera non ci è parsa adeguata ad un tre volte campione del mondo che dovrebbe dimostrare di essere superiore al compagno non solo a parole. Al primo ordine di scuderia infatti la Mercedes del finlandese aveva un buon vantaggio, superiore al secondo, rispetto a quella del bretone: nonostante le gomme più usurate non sarebbe stato facile per nessuno sopravanzarlo. Il secondo è figlio del primo e, per quanto più concepibile, non lascia dubbi su chi abbia puntato, appena alla terza gara e al di là delle dichiarazioni di facciata, la scuderia delle frecce d’argento.

Anche in questo caso la Ferrari si è quindi dimostrata ben superiore ai rivali: in una domenica da rivivere mille volte, con uno spettacolare Vettel (10) nel cui atteggiamento identifichiamo ad ogni curva di più un rabbioso cane da caccia (spettacolare l’autorevole e perentoria difesa della prima piazza arduamente conquistata dopo il rientro della safety-car), l’unica e ripetuta nota storta l’ha imbroccata Kimi Raikkonen (4). Impensabile lottare con il quasi coetaneo Massa (7: ancora una volta best of the rest), liquidato nell’arco di una chicane dal pur sottotono Ricciardo (6), mentre il tuo compagno sta prendendo a pesci in faccia l’attuale campione del mondo. A questo punto il futuro di Iceman diventa seriamente a rischio, anche se l’errore più grande è stato proprio quello di rinnovargli ancora una volta la fiducia.

Il mercato attualmente non sembra mettere a disposizione molte alternative: c’è Giovinazzi che ha fatto un GP buono (contro ogni aspettativa) e uno pessimo (contro ogni aspettativa), ma potrebbe non essere sufficiente per garantire al Cavallino il quarto posto che attualmente è il minimo sindacale per continuare la corsa anche al titolo piloti. I talenti però meriterebbero una chance ogni tanto: poi magari non sono tanto talenti (Stroll, Vandoorne, Magnussen), altre volte però hanno il seme del fuoriclasse. Come Verstappen (4), che ieri è andato fuori per un errore da principiante, ma che fino alla curva prima era col fiato sul collo di Hamilton, nonostante la Red Bull non gli stia mettendo le ali. Ma non è forse meglio un giorno da leone che cento da agnello?

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