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Colpi di scena di prima mattina. In una domenica in cui tutto sembrava scritto ancor prima del via (dopo i primi dieci giri appena un paio di variazioni rispetto alla griglia di partenza) una sopraffina strategia Ferrari, unita ad un’esagerata ...

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In una domenica in cui tutto sembrava scritto ancor prima del via (dopo i primi dieci giri appena un paio di variazioni rispetto alla griglia di partenza) una sopraffina strategia Ferrari, unita ad una discreta dose di culo, ha permesso a Sebastian Vettel di salire sul gradino più alto del podio, proprio come un anno fa, ma la classifica oggi rischia di trarre in inganno chi, non avendo un abbonamento alla pay tv, si limita a leggere l’ordine di arrivo dopo aver assorbito il cambio d’ora.

La testa della chiave di lettura del Gran Premio d’Australia porta il logo della Haas: sono stati i due sventurati scudieri della casa americana a determinare, a loro insaputa, l’esito finale. Da un lato Kevin Magnussen (voto 9) è stato strepitoso a sottrarre la quarta posizione a Verstappen, permettendo al trio di testa, formato da Hamilton, Raikkonen e Vettel, di segnare un solco incolmabile. Così, non appena ne ha avuto la possibilità, la Ferrari ha potuto provare l’undercut con il finlandese costringendo il campione in carica ad una sosta anticipata e lasciando la testa della gara a Vettel, sino a quel momento anonimo.


Peccato che il danese si sia dovuto ritirare per un problema al fissaggio delle gomme dopo il pit-stop, lo stesso problema che, esattamente un giro più tardi, avrebbe messo KO anche l’altrettanto valido compagno Grosjean (voto 8), costretto ad abbandonare la monoposto in una posizione pericolosa. La direzione di gara ha quindi imposto l’esecrabile Virtual Safety Car, ed è proprio in questo frangente che è accaduto l’incredibile: Vettel, che in condizioni normali sarebbe rientrato alle spalle di Raikkonen, ha approfittato di un cervellotico regolamento per spingere come un pazzo nella corsia dei box (dove non vige la regola della VSC) per recuperare qualcosa come 5 secondi all’inebetito Hamilton che se lo è trovato davanti anche dopo il cambio di pneumatici.

Abbiamo spesso criticato la tremenda macchina di sicurezza virtuale (voto 1), che nella fattispecie si è rivelata anche totalmente inutile, essendo stato obbligatorio l’utilizzo della controparte reale, e per coerenza lo facciamo anche in questo caso, perché, al di là della strategia fantascientifica della Ferrari (voto 10 e lode), ha dimostrato ancora una volta la propria inadeguatezza, alterando artificiosamente i distacchi tra i piloti e di riflesso anche l’esito della gara.

Alla ripartenza Vettel (voto 8) è stato preciso e freddo nel mantenere a distanza di sicurezza il povero Hamilton (voto 9) che ha cercato inutilmente l’attacco nonostante la Mercedes (voto 10) fosse nettamente superiore alla monoposto di Maranello. Ne è testimonianza l’esagerata facilità con cui il campione in carica ha colmato il distacco di 3 secondi, accumulato a causa di un lungo, nell’arco di un giro e mezzo. Nel finale, constata l’impossibilità di superare (e anche questa è una riconferma dell’importanza di partire dalla pole position) ha tirato i remi in barca per risparmiare il mezzo meccanico. La festa Ferrari è completata da Raikkonen (9), ancora sugli scudi nonostante le primavere, ottimo a calmare i bollenti spiriti di Ricciardo (8) per quasi metà gara.

Nuovo anno, stesso Alonso (8) ottimo quinto dopo aver indotto Sainz all’errore ed essersi difeso da Verstappen (4). L’olandese, qualifiche a parte, non ne ha imbroccata una, perdendo una potenziale quarta posizione a causa di un testacoda da dilettanti mentre tentava di seguire Magnussen. Essere finito ben dietro al compagno di scuderia, che partiva con una penalità, è la fragolina sull’indigesta pavlova servita al tavolo di uno dei protagonisti più attesi. Un altro ad alzarsi col mal di pancia è stato il catastrofico Bottas (voto 2) che ha faticato a superare persino le Force India (voto 4) del 2017 e soprattutto, lasciando sguarnito il suo adorato compagno di squadra, lo ha costretto nella tenaglia rossa.

Non potevamo non chiudere con la nostra adorata Alfa Romeo, o meglio la Sauber-Alfa Romeo che si è purtroppo ritirata con il buon Marcus Ericsson (ottimo il suo scampolo di gara), ma è comunque riuscita a finire davanti agli imbarazzanti Stroll e Gasly con il debuttante Leclerc (6): il monegasco non ha voluto fare il fenomeno, ma ha comunque portato a casa una tredicesima posizione che da una bella iniezione di fiducia.

Nonostante la vittoria, comunque, la Ferrari non è apparsa così competitiva. La Mercedes si è nascosta fino a quando ha potuto (e forse anche di più), e solo la sfortuna ha privato Hamilton di un successo più che meritato. Con un campionato così lungo non basteranno gli aiuti della dea bendata per lottare fino alla fine: è necessario che chi sta dietro si rimbocchi le maniche, altrimenti l’assolo di Stoccarda sarà solo rimandato di una domenica.

Ultime parole in libertà prima dei saluti: l’halo è veramente una piaga (anche per le inquadrature on board): è necessario modificarlo; la nuova grafica della Federazione fa molto videogame ma da quella botta di vita che da tempo ci aspettavamo dalla Formula 1. E che meraviglia vedere gli spalti gremiti come non accadeva da tempo!

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