Kubica, sembrava impossibile tornare in F1, ora voglio fare bene

Kubica, sembrava impossibile tornare in F1, ora voglio fare bene

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Robert Kubica è tornato, ha vinto la sua gara più importante, tornare in Formula Uno dopo il suo addio, forzato non voluto, nel 2011 dopo un terribile incidente in un rally che oltre alla sua carriera, ha segnato profondamente la sua vita e la sua condizione fisica.

Da quel momento però, l'ex pilota BMW e Renault, a differenza di molti altri, non si è chiuso in se stesso, piangendosi addosso, ma rimboccandosi le maniche per ricostruirsi vita e carriera, fregandosene delle difficoltà, ma puntando dritto sui suoi target, che da quel momento, grazie alla sua Forza (si con la F maiuscola), sono stati solo più difficil, ma non impossibili.

Ora, Novembre 2018, Kubica è stato ufficializzato come pilota ufficiale della Williams nel 2019.

Per prima cosa, subito dopo il suo annuncio, il pilota di Cracovia ha voluto ringraziare tutti coloro i quali lo hanno sostenuto in questo suo rientro alle gare, durato ben 8 anni:

Prima di tutto, voglio ringraziare tutte le persone che mi hanno aiutato ad attraversare un momento che per me è stato veramente difficile, è stato un percorso durissimo che sembrava impossibile, ma nel 2018 ho iniziato a intravedere lo striscione del traguardo e adesso posso finalmente dire che sarà di nuovo un pilota di F1 nel 2019″.

Grande determinazione di Robert, che dal giorno del suo terribile incidente nel Rally di Andorra non ha mai smesso di credere di poter tornare quello di prima, anche e soprattutto imparando a convivere e non farsi condizionare dai danni fisici del crash.

Forza di volontà che lo ha portato in primo luogo a superare al meglio possibile le sue difficoltà, per poi tornare alla sua vita, quella del Motorsport, passo passo, gara dopo gara, iniziando da gare di basso livello per poi alzare il tiro ed avere subito i feedback sperati, che lo hanno poi portato a voler tornare in F1, anche solo per dei semplici test.

Test che, due con Renault e uno con Williams nel 2017, gli sono valsi il ruolo di terzo pilota del team Ingelse, per poi essere promosso a ruolo di prima giuda nel 2018, anche e soprattutto grazie alle sue abilità messe in mosta al simulatore e nelle FP1 con la Williams, sia dal punto di vista della guida ma anche dal punto di vista dello sviluppo della vettura.

Un uomo dunque che ama, e non ha la benché minima paura di affrontare le sfide, talvolta impossibili, che si appresta già dai test post GP di Abu-Dhabi, ad affrontare una sfida estremamente complessa, ovvero riportare la Williams in una posizone dignitosa, lontana da quella attuale di ultima forza del Mondiale, anche con un gap non sottovalutabile dalla penultima squadra della griglia:

Lavorando sodo e dando il 100% io e George Russell cercheremo di scalare una classifica che vede attualmente la Williams in grande difficoltà.
Questa stagione è stata complicata, ma ho imparato molto e voglio ripagare Claire e Sir Frank Williams per l’opportunità che mi hanno concesso”.


Una replica quasi, di quello che è accaduto in Alfa-Sauber la scorsa stagione, quando il team Svizzero era il fanalino di coda della F1, ma con il duro lavoro e dei tecnici e dei piloti è riuscito a risalire la china, massimizzando l'ottimo valore dei piloti, il buon lavoro degli ingegneri e la collaborazione con Ferrari.

A Growe gli ingredienti sembrano esserci quasi tutti per ricalcare le orme del team fondato da Peter Sauber, a partire dalla partnership con Mercedes che fornisce una Power Unit di ottimo livello, passando per i piloti, un mix perfetto tra talento e velocità in George Russel, e esperienza e capacità di sviluppo e leadership di Kubica.

L'unica incognita nel team diretto da Claire Williams è lo staff tecnico, che ultimamente sta perdendo pezzi pergiati (Rob Smedley e Dirk de Beer tra tutti), ma che può ancora contare sulla direzione tecnica di Paddy Lowe (vincente e in Mercedes e in McLaren) e su ingegneri che comunque nelle passate annate hanno prodotto monoposto da metà schieramento, dunque non così scarse.


Ritorno che sarà un punto di partenza per il Polacco, per riappropriarsi di quello che il destino in qualche maniera gli ha tolto, la sua carriera in F1, e per dimostrare al mondo tutto il suo talento, mettendo in mosta dal 2019 quello che aveva già iniziato a far vedere nei 4 anni dal 2007 al 2010 della sua prima avventura nel Circus Iridato.

Un punto di partenza, ma anche di arrivo per Robert che, malgrado tutte le enormi difficoltà e pareri avversi affontati in questi anni, ha già, ancor prima di calarsi dell'abitacolo della sua monoposto a Melbourne nel 2019, conseguito la sua vittoria più importante, tornare in F1 come pilota ufficiale:

Già solo essere tornato in griglia è per me il più grande risultato centrato nella mia vita, spero di essere da esempio per il team e di poter guidare la rinascita. Non vedo l’ora di tornare a correre”.


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