Ferrari, fuori Arrivabene, dentro Binotto. Il CEO Camilleri a rischio

Ferrari, fuori Arrivabene, dentro Binotto. Il CEO Camilleri a rischio

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Lo si era capito da tempo, da molto tempo, che l'aria in Ferrari non era delle migliori, ricca di tensioni e malumori tra Maurizio Arrivabene e Mattia Binotto che, oltre a causare problemi tra i due, avevano causato anche una spaccatura nel team.

Una situazione difficile, sempre di più, che ha, nella pausa natalizia, portato i vertici del Cavallino, soprattutto il Presidente John Elkann con Piero Ferrari, (senza l'ad Camilleri, da tempo "latitante" in America) a trovare una soluzione a queste tensioni, eliminando dalla squadra uno dei due nemici.

Ad avere la peggio, ora è ufficiale, è stato Maurizio Arrivabene, (ormai ex) team principal della Rossa, che non si è visto rinnovare il suo contratto, in scadenza a fine 2018, dovendo dunque lasciare dopo quattro anni di ricostruzione, il timone della GeS.

Il nuovo team principal sarà Mattia Binotto, già dal 2016 capo dell'ufficio tecnico rosso, che va cosi ad assumere pieni poteri a Maranello, tecnici e manageriali, che dopo 25 anni in Rosso, e una gavetta non indifferente, arriva al timone della squadra più prestigiosa del Circus della F1.

Ha perso, Arrivabene, che forse, ha pagato la mancanza di leadership e peso decisionale del CEO Louis Camilleri, che in molti danno come partente dopo soli sei mesi sulla poltrona in Via Abetone Inferiore, a favore di un ritorno dell'ex AD Amedeo Felisa, che vanta una migliore conoscenza dell'azienda, degli uomini e delle corse, e che potrebbe essere l'unico in grado di sopperire all'enorme vuoto ancora non colmato, lasciato da Sergio Marchionne e di garantire all'azienda la massima stabilità, almeno nel breve periodo.

Con la partenza del manager Maltese, si giustificherebbe di fatto anche l'improvvisa defenestrazione di Arrivabene, vociferata ma inattesa (almeno ora e in questo modo), poiché con l'arrivo di Camilleri, la sua posizone sembrava, più che mai solida, dato anche il rapporto tra i due, nata anni prima in Philip Morris.

Ha vinto, invece Binotto, che presumibilmente, ha portato alla dirigenza del Cavallino, maggiori garanzie di successo rispetto al manager bresciano, forte di essere a capo di uno staff tecnico che, da quando é sotto di lui, ha cambiato pelle, riuscendo a confezionare monoposto estremamente competitive e innovative.

Mattia che ora, avrà il non facile compito di far fare alla Rossa l'ultimo passo verso la conquista del titolo mondiale, a svantaggio della Mercedes, dovendo garantire la competitività della vettura messa in mostra negli ultimi due anni.
Dovrà inoltre poratre avanti le idee politiche di Maranello per quanto riguarda il futuro dell F1, sia dal punto di vista tecnico-regolamenatre che dal punto di vista economico e della divisione dei ricavi, oltre a dover gestire nel migliore dei modi la convivenza non così facile di Sebastian Vettel con Charles Leclerc.

Un futuro non certo dei più facili, quello che aspetta il tecnico di Losanna che dovrà per forza di cose nominare un nuovo direttore tecnico, ovviamente di sua fiducia, al suo posto (probabilmente sarà uno tra Enrico Cardile, David Sanchez e Laurent Mekies), utile  garantire il massimo focus sullo sviluppo della vettura, visto che acquistando anche mansioni manageriali, lo stesso Binotto non potrà più essere al 100% concentrato su aspetti riguardanti la monoposto.

Un futuro, sul quale Binotto costruirà, a questo punto anche una reputazione da team principal, da manager, ma che senza dubbio avrà, almeno nel primo 2019, la mano di Maurizio Arrivabene che, va detto, ha pagato un prezzo molto alto, per cause non ancora chiare, ma non certo per suoi demeriti.



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È ufficiale, Maurizio Arrivabene non è più il team principal della Ferrari, al suo posto Mattia Binotto. ...

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