Ferrari, è scattata la Febbre Leclerc?

Ferrari, è scoppiata la Febbre Leclerc?

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Charles Leclerc, è lui l'uomo del momento in F1, il più citato, invidiato, amato, anzi idolatrato e celebrato da quasi tutti i fan di questo sport.

Più che del momento, bisogna dire che sin dalla sua prima gara lo scorso anno con Alfa-Sauber si è attirato le luci dei riflettori, dalle quali non si è più allontanato.

Ora però, la luce dei riflettori si è fatta molto molto più forte, e da giovane talento, Leclerc si è consacrato come ottimo driver dal momento in cui ha indossato per la prima volta la tuta Ferrari.

E il popolo Ferrarista non ha perso tempo per innamprarsi del suo nuovo beniamino, visto che sono state necessarie solodue gare, e una sessione di test invernali, per farlo diventare l'eroe di milioni di tifosi sparsi per il mondo.

Il giovane pilota Monegasco, prodotto della Ferrari Driver Academy, ha impiegato davvero poco tempo per far breccia nei cuori dei suoi tifosi, combinando un mix di fattori che lo hanno reso, e lo renderanno assai popolare, molto più di suoi illustri predecessori.

Fattori, molti e diversi, che depongono a favore di Charles, come l'essere uscito dalla FDA, rappresentando per il popolo Rosso una specie di Max Verstappen, un prodotto al 100% made in Maranello, Ferrarista sin dai primi passi nel Motorsport, perfettamente integrato nel team, che fino a questo momento non si è rivelato un mercenario, ma sempre e solo fedele agli stessi colori.

Secondo fattore, la storia di Charles, un umile ragazzo, mosso dalla sua passione per le quattro ruote, e non da capitali familiari alle spalle per intraprendere questo suo viaggio, il che svolge un ruolo non indifferente all'aumentare il suo indice di popolarità, visto che i pay-driver, oggi più che mai, sono mal visti praticamente da tutti.

Un viaggio lungo, e maledettamente difficile, fatto di successi nelle varie categorie nelle quali ha militato (GP3 e GP2 vinte ambedue al debutto), ma fatto anche e soprattutto di dolori, come quello della perdita dell'amico fraterno Jules Bianchi (che aveva visto lungo nel consigliarlo alla FDA), e del papà Herve, scomparso nel 2017, mentre "Carletto" stava dominando il mondiale di GP2.

Disavventure, queste che non lo hanno piegato ma forgiato, rendendo Charles ben consapevole di quali siano i veri probemi della vita, aiutandolo a non farsi sopraffare invece da problemi minori come quelli legati alla sua carriera, e aiutandolo, non poco a gestire la pressione dovuta al ruolo che svolge.

Terzo fattore, la sua italianità, il suo essere Monegasco di nascita, ma italiano dentro (e fidanzato con Giada, italiana di nascita), il che lo rende già in partenza molto più vicino al team e alla marea di tifosi che lo sostengono, rispetto a molti suoi colleghi e predecessori.
Italiano si, ma anche un gran bravo ragazzo, di bell'aspetto, amico di tutti nel paddock e non solo, sempre sorridente e disponibile con tutti, dunque amato e rispettato da tutti.

Quarto, ma non certo ultimo fattore in ordine di importanza, la sua velocità, la sua tremenda velocità, che ha permesso al pilota della Ferrari di vincere, come detto in precedenza, GP3 e GP2 al debutto, e di ottenere la promozione in Ferrari al secondo anno di Formula Uno.
E, come se non bastasse, lo ha messo nelle condizioni di mettere in discussione, nella scuderia, la leadership e il valore di un certo quattro volte campione del Mondo, che corrisponde al nome e cognome di Sebastian Vettel.

Velocità, corredata da un quinto e basico fattore (anzi una coppia di elementi), ovvero la sua umiltà e determinazione visto che quando abbassa la visiera non ha timori reverenziali nel perseguire i suoi obiettivi e nell'estraniarsi da fattori esterni.
A ciò va anche aggiunta, umiltà, che spesso si manifesta con una grande tempestività nel chiedere scusa quando sbaglia, e anche quando non sbaglia (rivelandosi un favolso team player).

Ora, se invece di qualità, tutti questi punti a vantaggio di Charles Leclerc, fossero dei sintomi che assalgono i tifosi di F1, sarebbe tempo di parlare di una vera e propria "malattia" dalla quale difficilmente, ogni tifoso medio, potrà liberarsi per i prossimi 10/15 anni.

Dunque, parafrasando, anzi prendendo in prestito un'idea di uno dei più grandi giornalisti italiani di F1, lo storico direttore di Autosprint, Marcello Sabbatini (che coniò la Febbre Villeneuve), è giunto dunque il momento, per i tifosi Ferrari, ma anche per i semplici appassionati di F1 di riconoscere questa "malattia", e di iniziare a parlare di "Febbre Leclerc"?

 



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