Al di là dell'arbitro Moreno...

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Sulla decisione dei giudici di gara di penalizzare Sebastian Vettel molto si è già detto e molto si dirà; proviamo ad aggiungere qualche argomento di discussione

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Sulla decisione dei giudici di gara di penalizzare Sebastian Vettel molto si è già detto e molto si dirà; proviamo ad aggiungere qualche argomento di discussione

Una volta resosi conto del “lungo” dell’avversario, Hamilton aveva due possibilità; provare a passare all’esterno, approfittando della ridotta velocità della Ferrari, chiaramente scomposta, oppure incrociare le traiettorie e passare all’interno, sapendo che Vettel sarebbe stato inevitabilmente portato verso il muro; ha scelto la prima soluzione. Lo ha fatto apposta, per poi chiedere la penalità? Anche un 5 volte campione del mondo doveva fare questo calcolo una frazione di secondo, e a nostro parere Lewis non è il tipo da fare una cosa del genere. Resta comunque l’immediata chiamata alla direzione corsa di Toto Wolff, che dimostra come in Mercedes nulla si lasci al caso e nulla si tralasci per vincere, pur in un mondiale, probabilmente mai incominciato, a costo di sembrare poco sportivi


Resta però il danno procurato da Vettel, seppure non intenzionale; la decisione dei giudici è severa, discutibile, ma non scandalosa. Che la Mercedes, nell’era dell’ibrido, goda di attenzioni particolari, è indubbio, che i regolamenti spesso le sono stati cuciti addosso, è altrettanto evidente, che esistano precedenti, come Montecarlo 2016, in cui a parità di condizioni le decisione è stata diversa, ma non ne ha colpa Lewis, né Toto Wolff, e nemmeno il destino cinico e baro, se Vettel è arrivato lungo, e Hamilton ha dovuto alzare il piede per evitare la collisione.

E qui veniamo al punto che ai più sfugge, e che invece è fondamentale; anche su uno dei pochi circuiti, con gli attuali rapporti di forza, dove la Ferrari poteva vincere, essendo una pista essenzialmente di motore, il risultato è stato inferiore alle attese. Vettel ha ottenuto una grandiosa pole position, grazie ad un giro perfetto; e con una partenza altrettanto buona, e con la velocità di punta della SF90, a 22 giri dalla fine era in testa. Poi, ancora una volta, ha commesso un errore. Sei sul filo del secondo, e se vuoi vincere non puoi sbagliare. Hamilton a Monaco ha avuto Verstappen negli scarichi per 40 giri, ma non ha sbagliato, tra l’altro su una pista dove sbagliare significa al 90% ritiro. Purtroppo, la lista delle sbavature di Seb si allunga; dopo quelle del 2018, che sono probabilmente costati il mondiale, e dopo quella del Bahrein nel corpo a corpo con Hamilton (lo spiattellamento alla partenza di Baku non può essere considerato un errore), l’episodio di Montreal è costato una probabile vittoria; nessuno può sapere con certezza se Seb sarebbe riuscito a tenere dietro Hamilton (che dopo la penalizzazione dell’avversario non aveva più motivo di spingere a fondo), che con le gomme hard era 2-3 decimi più veloce del ferrarista; ma il punto è che Hamilton, quando è sotto pressione, non sbaglia mai.

E non sbaglia mai nemmeno la Mercedes, al contrario del muretto di Maranello; anche ieri, una strategia che non è esagerato definire insensata ha penalizzato Charles Leclerc; il pilota monegasco, in testa dopo i pit stop di Vettel ed Hamilton, viene tenuto in pista per 6 giri con gomme medie ormai finite, sperando forse in una safety car (?!?), o di essere più veloce nel finale; “se manteniamo questo ritmo, possiamo andare + lunghi”, il team radio trasmesso al monegasco, ma con “questo ritmo” perde invece un secondo al giro: riparte con 13 secondi di distacco da Hamilton (prima del pit stop era a 2.5), e considerato che taglia il traguardo a 5 secondi da Lewis, non è azzardato pensare che, fermandosi subito dopo la Mercedes, rallentata da Vettel e anche in difficoltà con i freni, nel finale potesse esserle a ridosso, stringendola a sandwich, e forse la storia della corsa sarebbe cambiata. Non dimentichiamo la grigia prestazione di Bottas, mai in lotta per la vittoria, e l’errore del sabato del muretto Red Bull, che ha costretto Verstappen a partire in quinta fila; quindi uno dei rari casi in cui due Ferrari combattevano contro un solo avversario. Ebbene, la vittoria non è arrivata nemmeno stavolta,

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