Cavallo sacrificale

Cavallo sacrificale

Il pugnale della FIA gronda del sangue del Cavallino Rampante.

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Il pugnale della FIA gronda del sangue del Cavallino Rampante.

Premessa: la penalità a Max Verstappen (10) sarebbe stata ridicola. Ma, dopo quanto accaduto in Canada, la Formula Uno si era infilata in un vicolo cieco a tutta velocità e per uscirne ha dovuto sacrificare la Ferrari sull’altare della credibilità. Ancora una volta. La manovra della Red Bull è stata per certi versi ancora più grave di quella di Vettel, che non aveva il controllo del mezzo: qui l’olandese ha deliberatamente spinto sulla via di fuga Leclerc. Siamo certi che Max, per cui spendiamo belle parole ad ogni gara da un anno a questa parte, non avrebbe mai usato quella malizia se sulla sinistra di Leclerc ci fosse stato un muretto. Ma c’era la classica via di fuga in cemento e quindi si è sentito in diritto di portare leggermente all’esterno il rivale.


Per il giovane monegasco l’appuntamento con la vittoria è ancora rimandato. Per la FIA l’onta della vergogna è incancellabile e siamo certi che diverse teste cadranno nella prossima stagione. Perché non è possibile adottare continuamente due pesi e due misure. Anzi, a dirla tutta sembra che ci sia un regolamento scritto apposta per penalizzare la Ferrari. Che di colpe, come al solito, ne ha. Ad esempio, se Vettel ieri avesse preso parte alla Q3 avrebbe potuto dare man forte al compagno (o viceversa) e la scuderia di Maranello avrebbe potuto comunque celebrare il gradino più alto. Se poi gli addetti alle gomme non si fossero addormentati mentre i colleghi con le pistole erano sulla piazzola, ci sarebbe stata probabilmente una predominanza del colore rosso sul podio. O ancora, se avessero copiato la strategia di Mercedes e Red Bull, montando le gialle in Q2, questa prodigiosa rimonta di Verstappen si sarebbe arrestata sul più bello.

Ciò detto, il duello tra i due ventenni ci ha ricordato quelli tra Prost e Senna. E siccome molti hanno già battezzato l’olandese come erede del brasiliano, vien da sé chi ci abbia ricordato il monegasco (10). Stile di guida da vero professore, eccellente self-control, una correttezza degna del miglior Button. La difesa sul primo attacco di Max Verstappen è da manuale di automobilismo sportivo, e avrebbe ribadito la lezione se la Red Bull gli avesse lasciato la possibilità di farlo. Ecco spiegato il motivo della comprensibile rabbia sul podio. Ed ecco perché siamo rimasti molto più impressionati dalla classe di Leclerc che dalla rimonta di Verstappen che, per quanto bravo, disponeva di un mezzo più rapido di un secondo al giro. Siamo certi che questi due ragazzi possano dare vita a un dualismo sportivo leggendario, così come è scontato che Charles stia già meditando un freddissimo piatto da servire alla prima occasione utile, sia al rivale che alla Federazione.

Per una volta le Mercedes sono andate male, e Hamilton (5) peggio ancora di Bottas (7), che recupera qualche prezioso punto per tenere il campionato attaccato alla spina. Il famoso record della McLaren ’89 potrà solo essere eguagliato (e non battuto), con buona pace di chi aveva falsato le carte a Montreal. Vettel (8) ha fatto quello che ha potuto partendo da una posizione scomoda. Per la rubrica piccoli talenti crescono segnaliamo ancora una bella gara di Lando Norris (9), addirittura sesto davanti al catastrofico Gasly (2), addirittura doppiato dal compagno. McLaren in grande spolvero anche con Sainz che risale dai bassifondi fino all’ottava posizione. Punti preziosi per la nostra amatissima Alfa Romeo che dopo un inizio strabiliante di Raikkonen (8) si è arenata. Ma quel che conta è che anche Giovinazzi (7) si sia sbloccato, arrivando a garantire un rendimento quasi identico a quello del più esperto finlandese.

In Gran Bretagna si prevede un ritorno in grande stile della corazzata argentea; noi speriamo di assistere ad un’altra lezione in francese. Perché in fondo, per noi, i Professori sono sempre i migliori.

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