Vettel, datemi una macchina e vi solleverò la coppa

Vettel, datemi una macchina e vi solleverò la coppa

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"Datemi una leva e vi solleverò il Mondo", diceva Galielo Galilei.

Datemi una macchina e vi sollverò la coppa, potrebbe dire Sebastian Vettel.

Dategli una macchina, che si adatti al suo stile di guida, e Seb non si farà trovare impreparato, tornando quel pilota, quattro volte campione del Mondo, capace di prestazioni superbe.

Si, perché un pilota, per performare al meglio ha bisogno di una vettura che si adatti, anche in parte al suo stile di guida. (vedi Raikkonen inesistente con la Ferrari 2014 dall'anteriore non stabile).

Questo però non è mai stato concesso a Seb, che invece è stato aspramente criticato in questi ultimi due anni per errori, magari, frutto della necessità di sopperire a limiti tecnici delle monoposto, o frutto di vetture poco adatte a lui.

Anzi, in questo 2019, è stato anche (immeritatamente) aspramente criticato perché non aveva mai espresso prestazioni convincenti, o a livello di Charles Leclerc.

In pochissimi però avevano valutato questo aspetto nel valutare Seb, ovvero che la SF90 era indigesta al suo stile di guida.

Perché la SF90 ante Singapore, era una vettura sottosterzante e dal posteriore ballerino, che degradava molto le gomme e, dati alla mano, si adattava molto bene allo stile di guida di Charles, come da lui stesso amesso.

Adatta a Charles, ma non a Vettel, di fatto, che non ha mai trovato quel feeling necessario per esprimersi a livello degni di un quadri campione (ad eccezione del Canada).

Da qui, via alla cogna mediatica per il Tedesco, non di rado definito come bollito, finito, non più capace di restare in F1, al capolinea del suo rapporto con Ferrari.

Un trattamento non certo degno di un quattro volte campione del mondo, ma da riservare neppure ai peggiori driver della griglia.

Ma Seb (che non ha mai replicato a queste critiche), in realtà, è niente di tutto questo, anzi meravigliosamente l'opposto, va solo messo nelle condizioni, come tutti, di esprimersi al meglio.

E la Rossa, in maniera assolutamente involontaria lo ha fatto.
Ha creato le condizioni di far rendere Seb al meglio, introducendo un pacchetto aereodinamico da alto carico a Marina Bay.

Un pacchetto, sia chiaro, arrivato per sistemare i problemi della SF90, per quelli di Seb, che aveva come obiettivo migliorare il bilancio della macchina, e il carico complessivo.

Detto fatto.
Ed ecco che, risolti i guai della vettura, che poi erano quelli che mandavano Seb in crisi, la Ferrari calzava alla sua guida come un guanto, dimostrandosi una macchina ben bilanciata e non più dal posteriore ballerino.

Risolti i problemi tecnici e di guida, Seb doveva risolvere quelli mentali, e il lavoro qui è partito da molto lontano, da sé stesso.

Si, perché come lui stesso ha ammesso a fine gara, si è aiutato con le molte lettere dei suoi fan che lo incitavano a reagire per uscire, come loro stessi hanno fatto, dai momenti difficili.

Ritrovata la fiducia con sé stesso, Sebastian ha trovato anche il feeling con la sua macchina, e ciò lo ha letteralmente rigenerato (vedi il giro magico in Q3).

Da qui, come un domino, sono scattate altre certezze nella mente del quadri iridato, che gli hanno consentito di approcciare la gara con uno stato mentale da tempo smarrito.

Poiché, ritrovata la fiducia con la macchina, il Ferrarista è partito conscio di avere le sue carte da giocare, essendo capace di non sbagliare e di spingere al massimo, sempre.

E ha spinto al massimo soprattutto nella fase clou della gara, dove con grande cuore ha fatto un giro out dal pit-stop come non ci fosse un domani, andando a prendersi, in pista, la testa della gara.

Da lì, fino alla fine, è scattato l'orgoglio del Campione, che ha condotto il pilota ex Red-Bull fino alla bandiera a scacchi con la volontà di non farsi avvicinare da Leclerc, per dimostrare di avere più ritmo, e con la volontà di fare anche il giro veloce per non lasciare neppure le briciole ai competitor, proprio come nei giorni migliori.

E la fine è arrivata, e con se è finito il lungo digiuno di vittorie del Tedesco.


Fine del digiuno che mette fine anche a quello che è il lungo calvario di Vettel, costellato di critiche e voci destabilizzanti.

In un colpo solo Seb, ha messo a tacere tutte quelle voci (infondate) contro di lui e fa dimenticare tutti gli errori di questo 2019.

Perché alla fine, basta poco per far cambiare idea a molte persone.
Bastava solo dare una macchina a Seb che si adattasse al suo stile di guida.

"Datemi una macchina e vi solleverò il trofeo", avevamo aperto, parafrasando Galileo.

E oggi, che gli è stata data una macchina (a lui adatta), lui ha sollevato il trofeo.

Bentornato Seb


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Alla fine bastava poco per far uscire Sebastian Vettel dalla crisi in cui era incappato. È bastato ...

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