SF1000: bella, vintage e pensata per puntare al Mondiale

SF1000: bella, vintage e pensata per puntare al Mondiale

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Lo so, ad un primo sguardo, appena svelata al mondo, poteva sembrare la vettura del 2019, la nuova Ferrari SF1000. In realtà non lo è perché, come spesso accade, l'apparenza inganna: ed è questo il caso. La SF1000, la nuova creatura del Cavallino è una vettura bella prima di tutto, dal punto di vista puramente estetico, ma è anche una profonda evoluzione del modello precedente, che avrà senza se e senza ma il compito di puntare al Mondiale 2020.

Prima novità, della lunga lista sulla SF1000 è il tricolore, presente sia all'avantreno, sia al retrotreno e non più in modo marginale come in passato. Tricolore che fa la sua comparsa su una base di colore rossa opaca, con un rosso più scuro, più vintage, al quale si associano i numeri dei piloti, vintage, stile '80s.

Commentata la parte estetica, è tempo di badare alla res, alla sostanza, come dicevano i latini, ovvero alle novità introdotte sul nuovo modello, il 66esimo, della Rossa.

Partiamo davanti, dall'ala anteriore, dove è stato mantenuto il tanto chiacchierato effetto outwash, cosi come è stata mantenuta l'ala di manta davanti ai turning vanes sotto le gambe del pilota. Invariato anche il muso, a dispetto di voci che parlavano di un muso stile Mercedes. Ad un primo sguardo, appare rivista anche la sospensione anteriore ed anche i brake duct, leggermente ridimensionati.
Grandi novità sono presenti nella zona dei bargeboards, alti e tripartiti nella parte anteriore, e molto lavorati sotto le bocche dei radiatori, con delle scimitarre orizzontali stile McLaren.

Invariata la dimensione dei sidepods, dove però è scomparsa la presa d'aria superiore. Molto lavorati i convogliatori di flusso vicino ai sidepods, splittati in più elementi, stile Toro Rosso e Red Bull. Evoluti anche gli specchietti che tornano ad avere una soffiatura nella zona superiore stile 2018.
Immutata, la presa d'aria sopra la testa del pilota, rispetto al 2019, con un ingresso triangolare, molto minimal.
Interessanti le novità vicino alla presa d'aria, dove fanno la loro comparsa due "corna", probabilmente con funzione migliorativa per l'ala posteriore, che lavoreranno in sinergia con le telecamere superiori.

Capolavoro, almeno ad un primo sguardo, il lavoro del packaging dei radiatori che hanno permesso di adottare pance e fiancate molto ridotte, stile Red Bull. Lavoro che va a totale favore dell'aerodinamica.
Lavoro che, malgrado tutto, non ha implicato passi indietro sul fronte motore che, anzi, proprio per questo motivo si dice sia stato riprogettato nella parte superiore, senza intaccare le performance.

Pance svasate, ma non solo, perché il carico aerodinamico si trova con il fondo. Fondo che, anche se in una prima versione, ha mantenuto se non implementato le "rotaie" nella zona laterale, utile a sigillare la vettura sull'asfalto.
Sempre in questa zona, è stato svolto un bel lavoro anche nella zona "coca cola" che, rispetto al 2019, è stato molto ristretto, anche lavorando sulla scatola del cambio.
Scatola del cambio che, lavorando sullo spacer che lo collega alla PU, ha permesso di ridurre lievemente il passo della monoposto, circa 3 cm, che dovrebbe migliorare la maneggevolezza delle monoposto su piste più tortuose.

Sempre al posteriore, mantenuta l'ampia pinna verticale per migliorare la stabilità in situazioni di curva prolungata. Sempre presente anche la D-wing nel posteriore.
Sull'ala posteriore non si ha molto da dire, se non che sono stati confermati i molti soffiaggi sugli endplate.

Tolto il "velo", anche se velo non c'è stato, non resterà che vedere come la nuova SF1000 si comporterà in pista. Pista che la vedrà protagonista già dalla prossima settimana, con un fiming day a Barcellona, seguito poi dalla la prima sessione di test.
Bella, credo di parlalre a nome di tutti, è bella, la nuova Ferrrari anche se, come diceva un famoso presidente del Cavallino: "Non importa se sia bella o brutta, l'importante è che sia vincente".



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