DENTRO IL PADDOCK - Minardi

Il nome di Giancarlo Minardi è indissolubilmente legato al mondo delle auto e delle corse.

Figlio di un gestore della più antica concessionaria FIAT, Minardi fondò nel 1973 la Scuderia del Passatore, gareggiando in Formula Italia e in Formula 3; nel 1974, in seguito ad un accordo di sponsorizzazione con Everest, la squadra prese l'appellativo di Scuderia Everest, passando a competere nel campionato europeo di Formula 2.
Nel 1980 l'apporto del produttore di accessori per automobili venne a mancare e Minardi decise di acquisire il controllo del team, dandogli il suo nome. Nel 1985 il salto in Formula 1, debuttando in Brasile con una vettura motorizzata Cosworth guidata dal giovane Pierluigi Martini. A quella corsa, il team Minardi partecipò con uno staff di appena 10 elementi tra meccanici, pilota e soci. Il resto è storia: 340 Gran Premi, con tanto di settimo posto nel Mondiale 1991, fino ad arrivare alla cessione definitiva alla Red Bull nel 2005.


Oggi, Giancarlo Minardi è, tra le altre cose, Presidente del Consiglio d'Amministrazione di "Formula Imola", la società che gestisce l'Autodromo Internazionale "Enzo e Dino Ferrari".

Di seguito l'intervista ESCLUSIVA ai nostri microfoni.

L'intervista a Gian Carlo Minardi

Salve signor Minardi, come sta?

"Tutto bene, grazie".

Dopo la cessione del team, lei è rimasto attivo nell’automobilismo ma non in F1. Dall'esterno, secondo lei il circus è cambiato in meglio o in peggio?

"È difficile dare dei giudizi. Quando sei all'esterno ti mancanco tanti particolari che sono determinanti e definitivi per dare dei giudizi. Certamente, secondo il mio modo di vedere e di vivere questo sport, il circus è cambiato tanto in 17-18 anni". 

Come avvenne il passaggio alla Red Bull?

"In quel momento lì, l'azionista di riferimento era Paul Stoddart. Fu contattato dalla Red Bull e trovarono un accordo. Io avevo già ceduto le mie azioni. Quindi è stata una sua operazione".

Perché in passato una “piccola” squadra come Minardi è riuscita a partecipare a tanti Mondiali e invece oggi molti grandi Marchi non riescono neppure ad affacciarsi alla Formula 1?

"La mia è una storia di 21 anni. Una storia diversa, in un'epoca diversa, con una generazione di persone diversa. Anche i costi erano diversi. Oggi, per entrare in Formula 1 è necessario uno sforzo economico enorme, avere un'organizzazione perfetta e i mezzi adeguati. È tutto un altro mondo".

Su Fernando Alondo e Ayrton Senna

Secondo lei, Alonso è il pilota di maggior talento salito su una sua monoposto?

"Fernando è un pilota che è partito con noi ed è arrivato a vincere due campionati del mondo. Il suo talento è sotto gli occhi di tutti. Però, devo dire che i 37 piloti che son passati di qui (alla Minardi, ndr) sono stati tutti importanti per fare 340 Gran Premi e 21 anni di Formula 1".

Ci parla un po' di Fernando e del suo carattere?

"È uno dei piloti migliori in assoluto. Credo sia indiscutibile. E lo sta dimostrando ancora oggi nonostante abbia oltre quarant'anni. Come tutti i campioni ha un carattere forte. Come Senna, Prost, Schumacher e Vettel. Tutti quelli che hanno vinto o fatto qualcosa in più della media hanno un carattere forte. Fernando è uno di questi. Poi, se sono giuste o sbagliate le scelte che ha fatto nel corso del tempo è un altro capitolo, un'altra storia...".

Chi invece, purtroppo, non ci è salito su una Minardi è Ayrton Senna. Che rapporto aveva con lui?

"Sono onorato di aver avuto la sua amicizia. Tra noi c'era un rapporto che c'è tra fratello maggiore e fratello minore. Avevamo un legame che andava oltre lo sport. Ci stimavamo come persone, al di là del discorso sportivo".

Su Verstappen, Imola e il futuro prossimo

E cosa ci dice del giovane Max Verstappen? Lei forse lo ha conosciuto...

"L'ho conosciuto che era piccolissimo, quando il suo babbo correva con noi in Minardi. Max venne una o due volte ad assistere alla gare del padre (Jos Verstappen, ndr). Però, onestamente, non lo conosco, era talmente piccolo... Ora lo seguo e credo che, al di là del rocambolesco finale, tutto sommato abbia meritato di vincere il titolo nel 2021. Adesso deve dimostrare che può confermarsi. Sicuramente è un pilota che vale la pena seguire".

Jos Verstappen ha avuto un ruolo cruciale nell’exploit di Max?

"Certo. Innanzittuto lo ha supportato e portato in giro per il mondo per tanti anni, formandolo anche un po' serveramente. Jos ha dato un ottimo contributo affinché Max diventasse il pilota che è oggi. Nel bene e nel male, perché i genitori non sempre fanno il bene del pilota".


Lei è presidente del Consiglio di Amministrazione di "Formula Imola", la società che gestisce l'Autodromo Internazionale "Enzo e Dino Ferrari". Che soddisfazione è vedere il circuito nuovamente in calendario?

"Diciamo che io mi son trovato con metà del lavoro già fatto. Poi siamo stati bravi a portarlo avanti e speriamo adesso di concludere nel migliore dei modi questo programma di quattro anni. C'è tanto lavoro ancora da fare, sono onorato di questo impegno. Mi auguro che ci meriteremo una conferma".

Uno sguardo al futuro, che stagione sarà la prossima?

"Se fossi talmente bravo da leggere nella sfera di cristallo... Non lo so. È bello quando c'è un cambio di generazione e di regolamenti. Vedremo chi sarà in grado di interpretare meglio queste nuove norme. È sempre stato così nel corso della storia. Ogni tre, quattro o cinque anni la Formula 1 ha sempre rivisto le regole, succedeva anche ai miei tempi. E c'era sempre qualcuno in grado di interpretare le nuove regole meglio degli altri. Speriamo stavolta sia la Ferrari".

A cura di GIUSEPPE CANETTI

©RIPRODUZIONE RISERVATA PREVIA CITAZIONE DELLA FONTE


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