Aspettando Leclerc: è soltanto questione di tempo e... di macchina
Qualcuno ha cominciato a dubitare delle reali potenzialità di Charles, dopo aver concluso a sorpresa il campionato alle spalle del compagno Carlos Sainz. Ma a Maranello sono certi che il monegasco sia il pilota giusto per costruire una grande Ferrari

Dopo tre stagioni alla guida della Ferrari, risulta piuttosto complicato esprimere un giudizio sui risultati e sui progressi ottenuti da Charles Leclerc, complice una vettura spesso non all’altezza ed un team già da tempo con la mente rivolta al progetto 2022. 

Nonostante le difficoltà incontrate principalmente non per propria responsabilità, c’è chi ha deciso ugualmente di non risparmiare critiche ad uno dei talenti più cristallini di questa F1 moderna. Il mai banale Helmut Marko, durante un’intervista ad Auto, Motor und Sport, ha ridimensionato il mito del “predestinato”, elogiando il lavoro di Sainz, arrivato davanti al pupillo di casa Ferrari al termine del campionato. O ancora, durante la stagione sui social è impazzato addirittura l’hashtag Lecrash, complice qualche incidente di troppo di cui il monegasco si è reso protagonista.


La Ferrari, all’alba di quella che i tifosi sperano possa essere una nuova pagina felice nella storia della Scuderia, ha optato per una coppia di piloti giovane, affamata e di talento correndo consapevolmente il rischio di trovarsi nello scenario di dover puntare tutto su uno soltanto tra loro. A Maranello si è investito parecchio su Leclerc e non è un mistero che le maggiori speranze siano riposte nelle sue mani, ma quanto ancora ci si può permettere di attendere l’esplosione del suo talento? 

 

Critiche esagerate 

Il desiderio dei tifosi di tornare al successo, talvolta, può appannare la memoria, col rischio di sfociare in facili e banali conclusioni. Gettare via quanto di buono il 24enne abbia saputo mettere in luce in queste tre stagioni, senza contare le impressionanti esperienze in Alfa Romeo e nelle categorie minori, significherebbe, in sostanza, negare l’evidenza.  

Il predestinato o il nuovo Gilles Villeneuve, così come è stato soprannominato, non può improvvisamente trasformarsi in un fardello dal quale la Ferrari farebbe bene a liberarsi, trovando a tal proposito senza alcun senso rumors della passata stagione che volevano addirittura il monegasco diretto verso la Red Bull

Dopo la prima stagione di ambientamento, condita da due vittorie e sette pole position, Charles ha dovuto rassegnarsi ad una vettura limitante per il suo potenziale. Nonostante le difficoltà, si è dimostrato di una velocità invidiabile in qualifica, riuscendo al contempo a tener testa a vetture nettamente più performanti durante le fasi di gara. Elementi che, messi insieme, hanno dato una mano alla Ferrari a convincersi di poter rinunciare a Sebastian Vettel. 

 

Una buona dose di sfortuna 

Se nel 2020 da Leclerc si poteva pretendere ben poco, quest’anno con una Ferrari che ha ricoperto il ruolo di terza forza, ci si attendeva qualcosa in più. Terminare alle spalle di Carlos Sainz in classifica generale non deve però rappresentare un campanello di allarme. Sebbene Charles abbia commesso qualche errore evitabile nel tentativo di andare oltre i limiti della propria monoposto, ha un bel bottino di punti su cui poter recriminare. Monaco e Ungheria, peraltro gli unici ritiri stagionali, potevano rappresentare l’occasione per portare a casa anche più di un semplice podio. In annate in cui Mercedes e Red Bull hanno lasciato briciole agli avversari, serviva anche una buona dose di fortuna. La vittoria di Silverstone sfuggita a poche tornate dal termine ne è, probabilmente, l’esempio lampante. 

È questione di esperienza 

Anni difficili a combattere a metà gruppo rappresentano sicuramente un elemento da cui ripartire. Anche nel confronto con Sainz, questo aspetto è sembrato pagare per lo spagnolo, tenendo conto non solo della carta di identità, ma anche del lavoro svolto negli anni con team diversi. Sainz ha dimostrato di essere particolarmente costante e calcolatore, mentre Leclerc ha dalla sua talento ed istinto non comuni. Per questo deve essere abile a preservarli, prendendo esempio da Max Verstappen che dopo stagioni discusse, con pazienza, è riuscito ad iscrivere il suo primo sigillo iridato alla settima stagione in F1

 

Conta più il pilota o la macchina? 

Questo sport, nel tempo, ci ha insegnato che il talento, da solo, può non bastare. Verstappen alla prima occasione utile, con un pacchetto realmente in grado di contendere il titolo alla schiacciasassi Mercedes, è riuscito a portare a casa un risultato, al netto delle polemiche, meritato. Lo stesso Alonso, dopo gli anni bui in McLaren che hanno preceduto il suo arrivederci alla F1 ha dimostrato che con una vettura sufficientemente competitiva poteva ancora giocarsela con piloti di venti anni più giovani. 


Quindi, in attesa di conoscere le risposte della pista, la speranza per Leclerc è che la Ferrari, nell’intento di mettere fine al suo digiuno, riesca a consegnargli una vettura finalmente in grado di liberare il suo talento. 

 

Foto di copertina Ferrari Facebook Page


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