Alonso, un abitacolo pieno di record
Per lui, i record cominciano ad assomigliare agli spettatori in tribuna: aspettano di vederlo passare. O, se preferite, lui aspetta di veder passare i record; di attraversarli; mentre trascorrono assieme alla sua carriera infinita.

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Per lui, i record cominciano ad assomigliare agli spettatori in tribuna: aspettano di vederlo passare. O, se preferite, lui aspetta di veder passare i record; di attraversarli; mentre trascorrono assieme alla sua carriera infinita. 

Più chilometri percorsi in assoluto, maggior numero di giri completati, a Singapore la partenza numero 349… non sono tanto i numeri a impressionare, quanto gli anni nel corso dei quali sono distribuiti. Alonso paradossalmente ha vinto poco, rispetto alla filigrana assoluta del suo talento: dopo i titoli in Renault - 2005 e 2006 - ha infatti sfiorato l’alloro mondiale più di una volta con la Ferrari, soprattutto per le stagioni 2012 e 2013, quest’ultima in particolare. 


Al di là e oltre le ruote scoperte, va ricordata la più grande soddisfazione di Alonso, che arriva così in un’altra specialità: il 17 giugno 2018 vince la 24 Ore di Le Mans alla guida della Toyota TS050 Hybrid numero 8, insieme ai compagni di squadra Kazuki Nakajima e Sebastien Buemi.

Quando nel 2018 si era ritirato, sembrava davvero che con la sua uscita di scena per la Formula Uno si fosse chiusa un’epoca, incarnata da una generazione di piloti straordinaria; lui è riuscito anche a tornare, mostrandosi in condizioni fulgide, con il talento di sempre quasi “lubrificato” dalla seconda giovinezza. A questo punto, grazie al suo esempio, una riflessione va fatta, anche per sgombrare il campo da luoghi comuni che nascono da superficialità e ignoranza: i piloti di Formula Uno, ma vale per i protagonisti del Motorsport in senso lato, sono a tutti gli effetti dei veri e proprio sportivi. Atleti nel senso pieno del termine. E non vale solamente per epoca degli Hamilton e dei Leclerc, che mostrano una fisicità e una muscolarità evidentemente sempre sotto esercizio attraverso le discipline più disparate; valeva anche ai tempi di Lauda, di Mansell o di Piquet, per le sollecitazioni che quelle monoposto davano al fisico. Quelle di oggi sollecitano il corpo in modo diverso, ma non potrebbero essere nemmeno tenute in pista se non ci fosse dietro un allenamento specifico per i vari gruppi muscolari che vengono sollecitati.

Alonso, a Singapore 349 GP

Il quarantunenne fuoriclasse di Oviedo, allora, oltre a essere il miglior testimone di questo discorso, è anche l’esempio di quanto il progresso nella preparazione fisica e nell’alimentazione abbia spinto in avanti la soglia della competitività negli sportivi. 


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