Leclerc-Sainz: li stiamo già mettendo contro
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Tutto si può dire del Campionato del Mondo di Formula Uno appena terminato, per quanto riguarda la Ferrari, ma su una cosa non si può non concordare: sia Leclerc che Sainz hanno saputo gestire la concorrenza interna con stile e intelligenza. Leclerc ha avuto un cedimento via radio, per così dire, nel finale, ma senza strascichi. 

Ora, che il monegasco dietro la sua patina di stile e dietro il suo aspetto delicato celi una competitività di ferro e una grande determinazione nel voler essere messo al centro del progetto e nel pretendere certezze circa il suo ruolo di prima guida del Cavallino è persino scontato; tutti i grandi piloti hanno preteso un trattamento del genere; la storia della Ferrari dice che, tradizionalmente, la regola è stata quasi sempre un’altra: si parte alla pari, poi i risultati determinano la gerarchia. Forse soltanto nell’era Schumacher si partiva con una gerarchia, comprensibilmente, predeterminata, sia per il blasone del tedesco che per l’entourage che gli era stato assemblato attorno. Persino Lauda, due decenni e mezzo prima, aveva dovuto guadagnarsi in pista quel tipo di centralità. 


Leclerc-Sainz: li stiamo già mettendo contro

La domanda, non maliziosa e nemmeno orientata per simpatia nei confronti di Sainz, che nel caso di chi scrive è dichiarata senza ipocrisia, è: Leclerc ha già mostrato di meritare indiscutibilmente che si debba partire con un’impostazione che debba vedere lo spagnolo mettersi al suo servizio con il ruolo (e le frustrazioni) di un Sergio Pérez? Su questo, se permettete, ci si può ancora dividere, perché non siamo già a Schumi - Barrichello, per capirci. Molti lo pensano, legittimamente; altrettanto legittimamente, è lecito pretendere da Leclerc un altro po’ di conferme

Detto ciò, e sappiamo che basterà per far discutere, una osservazione: a livello di stampa, forse noi compresi, ammettiamolo, già stiamo facendo di tutto per creare il clima di tensione interno e per far sentire una pressione enorme, quali che siano le decisioni sulla gestione dei piloti, a Carlos Sainz per primo, il quale da questo discorso ha solo da perdere: se dovesse venire declassato a seconda guida, per lui sarà un ridimensionamento; se gli sarà concesso di giocarsi delle chance, la critica avrà il fucile puntato su ogni suo eventuale errore, con la grancassa favorevole a Leclerc pronta a sottolineare ogni volta che quest’ultimo non riceve dal team la giusta assistenza. 

Il tutto, quando non ci sono ancora certezze assolute circa il nome del prossimo Team Principal (Vasseur probabile, ma non sicuro) e con lo sviluppo della vettura per il 2023 da ridefinire. 

Siamo sicuri che la comunicazione che ha a cuore le sorti della Ferrari stia aiutando la Ferrari? Parliamone. 

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