ESCLUSIVA - Mario Andretti: «La mia vita nel motorsport. Pronto alla sfida in F1 con Cadillac»
14/12/2024 07:30:00 Tempo di lettura: 8 minuti

Una vita trascorsa in pista, da ragazzino fino ad oggi, che di anni ne ha 84 anni. Stiamo parlando di Mario Andretti, italiano di nascita e americano d'adozione, una leggenda del motorsport che nella sua carriera ha corso ovunque: Formula 1, dove è diventato campione del mondo nel 1978, NASCAR, Endurance e IndyCar. Un personaggio, "Piedone",  che mai, nei fatti, ha appeso il casco al chiodo perché per lui il motorsport, oltre a una passione e una professione, è ragione di vita, essendone passato, presente e anche futuro. Un uomo con cui chi scrive ha parlato in esclusiva per Formula1.it, toccando temi legati alla sua carriera, all'attualità e alle sue sfide future, visto che è stato da poco nominato "Director of Board" del team Cadillac, pronto ad entrare in F1 nel 2026.

Mario Andretti: una leggenda del motorsport, con esperienze e successi in F1, IndyCar e molto altro. Il miglior momento della sua carriera?

"Ho avuto una carriera molto lunga, sono stato fortunato di averla conclusa illeso. Ho avuto tanti bei momenti, ma quelli vissuti con la Ferrari sono stati i migliori, i più preziosi. Il mio primo amore nel mondo automobilistico è stata la Ferrari, da quando ero ancora in Italia. Da bambino tifavo la Rossa e i piloti italiani. Poi c'è il giorno in cui sono diventato campione del mondo di F1, nel 1978, a Monza. Anche se lo ricordo con tristezza perché ho perso il mio compagno di squadra, Ronnie Peterson. Ho vissuto bei momenti in Indy, nelle gare di durata. Sono stato fortunato, ho ottenuto più di quanto pensassi".

Tra questi momenti c'è il mondiale di F1, con la Lotus 79. Qualche aneddoto su quella stagione?

"Era una macchina che si adattava a me alla perfezione, da cui estraevo il massimo. Ad essere onesto, con un motore affidabile, avrei potuto lottare anche nel '77, dove ho perso molte gare mentre ero in testa per rotture del motore Cosworth. Nel 1978 tutto è andato meglio, ho chiuso molte gare e vinto il mondiale. È stato bello vincerlo a Monza".

ESCLUSIVA - Mario Andretti: «La mia vita nel motorsport. Pronto alla sfida in F1 con Cadillac»

Una gara in cui Ronnie Peterson fu vittima di un brutto incidente: cosa ricorda?

"In realtà l'incidente non fu così grave come si pensa. Ronnie aveva delle ferite, ma nessuno pensava potesse morire. Eravamo tranquilli che sarebbe rimasto in ospedale ma uscito vivo. Invece è morto il giorno dopo, per le conseguenze. Ho perso il mio compagno di squadra ma anche un mio grande amico".

Impossibile non parlare degli anni in Ferrari. Come era il rapporto con il "Commendatore"?

"Un rapporto preziosissimo. Parlavamo la stessa lingua, senza intermediari. Tutto era diretto, faccia a faccia e ricordo i colloqui a pranzo al Cavallino. Ricordo il tragico 1982, dove Ferrari perse Villeneuve e Pironi. Decise di chiamare me per correre le ultime gare: una grande soddisfazione. La macchina era veloce, basti pensare che dopo un solo test a Fiorano ero in pole a Monza. Ho perso la gara solo per un calo di motore nel finale".

Restando in tema Ferrari, è tempo di bilanci per il 2024 e di guardare al 2025 con l'arrivo di Lewis Hamilton. Un suo punto di vista?

"La Ferrari è stata molto competitiva, con Sainz e Leclerc. L'arrivo di Hamilton renderà tutto molto interessante. Mi spiace per Sainz, è stato sacrificato malgrado abbia mostrato di saper vincere, di lavorare per il team. Sono le corse. Hamilton, d'altra parte, ha sempre mostrato interesse per la Scuderia e sarà bello vedere come andranno le cose. Credo che la Ferrari sarà in condizione di vincere nel 2025: lavoreranno sulla macchine, capiranno quel che serve e dove intervenire. Faranno passi avanti, come tutti, ma credo saranno in condizione di lottare per vincere".

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In F1, dal 2026, ci sarà Cadillac come undicesimo team. È stato un percorso lungo...

"È stata dura, ma lavoriamo e andiamo avanti. Non si parte da zero: da due anni siamo a lavoro, ma l'ok ufficiale ci rende più tranquilli e ci permette di sbloccare situazioni che erano in attesa dell'ufficialità. Saremo pronti nel 2026".

Si è passati da Andretti/Cadillac a Cadillac in "collaborazione" con Andretti e suo figlio Micheal costretto a fare un passo indietro. Perché tanta diffidenza?

"È una storia lunga. C'è stato un momento in cui mio figlio Micheal ha deciso di farsi da parte, non uno dei momenti più belli della sua carriera. Alla fine tutto è andato per il verso giusto, lui è molto contento del risultato. Ovviamente come Andretti non spariremo ma saremo coinvolti nel programma".

Farete base nella factory di Andretti a Silverstone?

"Si, sarà la nostro casa. Avremo anche una sede negli Stati Uniti. Delle cose abbastanza complesse, ma necessarie visto l'impegno di almeno dieci anni. Sarà un bel programma, con Cadillac al debutto in F1. Puntiamo a fare il meglio, non voglio parlare di obiettivi. Forse le regole 2026 ci aiuteranno, daremo il massimo, come abbiamo sempre fatto".

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È stato nominato 'Director of Board' di Cadillac. In cosa consistere questo ruolo?

"Darò consigli dove e quando possibile. Mi interessa più la scelta dei piloti, suggerimenti tecnici. Farò che voglio, quel che mi piace. Non dovrò essere presente ogni giorno, non mi interessa. Avrò anche una casa vicino alla factory per seguire dei GP in Europa".

Un consulente in stile Helmut Marko?

"Mah, in realtà il mio ruolo è invariato rispetto a quello che avevo in IndyCar accanto a mio figlio. Faccio quel che mi riesce, non ho mai pensato di gestire la squadra o occuparmi di affari. Mai".

Avete annunciato la scelta della power unit Ferrari: ci spiega questa mossa? È legata solo a fattori tecnico/economici o per lei è anche una scelta di cuore?

"Ho sempre preferito la PU Ferrari. Non c'è neanche da parlarne, è molto bello. In fondo il mio cuore è sempre rosso. Per me è anche una scelta 'di emozione'. Una mossa obbligata, visto che all'inizio dovremo comprare il motore, prima dell'arrivo di quello Cadillac. Potevamo scegliere, abbiamo preso la Ferrari".

Come piloti avete già delle idee?

"L'idea sarà sempre quella di avere almeno un pilota americano. Tutto può cambiare ma sappiamo quel che vogliamo. C'è tempo per vedere se sarà possibile ingaggiare un pilota esperto da affiancare ad un giovane americano".

Siete a lavoro sulla vettura e avete ingaggiato tecnici come Pat Symonds e Nick Chester. Andrete ancora sul mercato per reclutare personale da altre squadre?

"Assolutamente sì. Ci sono tecnici importanti che stavano aspettando l'ok ufficiale della F1 per darci una risposta. Avevamo già tecnici di esperienza, ma ora ci saranno molte altre possibilità. Avremo anche tecnici giovani".

Aveva promesso che avrebbe effettuato il primo shakedown della Andretti in F1. Rilancia anche con Cadillac?

"Certo, farò i primi giri con la nuova auto. Non vedo l'ora di fare una bella sgommata. Da anni aspettavo questo momento: GM in Formula 1. Il fatto che entreranno con un team avviato da noi vuol dire tanto".

Prima di lasciarla: chi è Mario Andretti?

"Una persona tranquilla, serena. La mia passione è il motorsport e sono sempre presente nel mondo dell'automobilismo. E sicuramente lo sarò fino alla fine".

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