Nel cuore dell’estate europea, la Formula 1 torna là dove tutto ebbe inizio. Silverstone non è solo un circuito: è il simbolo stesso della storia del nostro sport. Era il 13 maggio 1950 quando ventidue piloti si schierarono su una pista ricavata da un’ex base della RAF per disputare il primo Gran Premio valido per il Campionato del Mondo. Settantacinque anni dopo, i venti protagonisti dell’attuale griglia torneranno su quell’asfalto per scrivere un nuovo capitolo della stagione 2025.
Il tracciato di Silverstone è rimasto nel tempo quasi intatto nella sua configurazione di base, ma è sempre stato un banco di prova severo per monoposto e piloti. Con i suoi 5,861 chilometri e 18 curve (di cui dieci a destra e otto a sinistra), offre una miscela unica di pieghe ad alta velocità e cambi di direzione rapidissimi, su tutti il leggendario complesso Maggotts–Becketts–Chapel, dove l’efficienza aerodinamica, un'ottima downforce e la stabilità sono fondamentali.
La pista inglese è anche una delle più utilizzate dell’intero calendario: vi corrono durante tutto l’anno diverse categorie, dalle auto GT alle moto, il che garantisce un buon livello di gommatura già a partire dalla prima sessione di libere. Nonostante l’asfalto non sia particolarmente abrasivo, la natura veloce del tracciato e le lunghe percorrenze laterali mettono comunque alla prova la gestione termica degli pneumatici.
E proprio sulle gomme arriva una prima novità importante rispetto al passato: Pirelli ha optato per una scelta più morbida, portando le mescole C2-C3-C4 anziché C1-C2-C3 come nel 2024. L’obiettivo dichiarato è aumentare la varietà strategica, spingendo i team a considerare più di una soluzione possibile tra sabato e domenica. La Soft C4, in particolare, potrebbe rivelarsi decisiva in qualifica o per stint aggressivi, mentre la Hard C2 resta l’opzione di sicurezza per chi punta su costanza e degrado contenuto.
Come sempre, però, quando si parla di Silverstone non si può trascurare un fattore chiave: il meteo britannico. Nonostante la gara si disputi nel pieno dell’estate, è ormai consuetudine attendersi di tutto – dal sole cocente alla pioggia torrenziale, passando per raffiche di vento capaci di alterare l’equilibrio aerodinamico delle vetture. Lo abbiamo visto anche lo scorso anno: in pochi minuti il cielo può cambiare volto e con esso le strategie e i valori in campo.
Il mix tra staccate violente e curve da pieno carico renderà ancora una volta fondamentale trovare il giusto compromesso tra bilanciamento meccanico, carico aerodinamico e raffreddamento.
Con questi elementi in mente, ci addentriamo ora nell’analisi delle prime immagini provenienti dalla pit lane per osservare come i team stanno affrontando la sfida di Silverstone: tra scelte di setup, aggiornamenti aerodinamici e accorgimenti mirati a interpretare al meglio le caratteristiche di uno dei tracciati più affascinanti e impegnativi del mondiale. Per questo appuntamento, Formula1.it potrà contare sulla presenza del suo inviato Marco Sassara, accreditato FIA, il cui occhio attento e competente sarà fondamentale per cogliere quei dettagli tecnici spesso invisibili a un primo sguardo, ma decisivi per comprendere davvero il lavoro delle scuderie.
Le prime immagini provenienti dalla pitlane di Silverstone confermano le attese della vigilia: i team hanno ormai ultimato le operazioni di assemblaggio delle monoposto e si preparano alla consueta display car procedure. I setup aerodinamici adottati per questo appuntamento offrono spunti molto interessanti. La Ferrari ha scelto un'ala posteriore da medio-basso carico, con un mainplane piuttosto ridotto ma un profilo mobile più carico, cercando quindi di bilanciare efficienza e trazione nelle fasi di DRS. Una configurazione simile è stata adottata anche dalla Mercedes. La Red Bull, invece, appare decisamente più carica in entrambe le sezioni dell'ala posteriore, soluzione che ritroviamo anche su Alpine, Racing Bulls, Haas e Sauber, a conferma di un’impostazione più conservativa e focalizzata sulla stabilità nelle curve veloci. In controtendenza la McLaren, che si presenta con ali da bassissimo carico (soprattutto per Norris, vedi paragrafi successivi), puntando evidentemente sul carico generato dal fondo per ottimizzare la velocità di punta e sfruttare le numerose sezioni a pieno gas del tracciato inglese. Molto scarica anche la Williams, in questo caso più per compensare la non ottima efficienza aerodinamica.




Scelte differenti in termini di carico alare per Piastri e Norris. L'inglese ha scelto una configurazione da bassissimo carico anche per il mainplane, mentre Piastri cerca un posteriore più stabile ed ha chiesto un'ala più carica (simile alla Ferrari)










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