L'ambizione è chiara, forse obbligata. Dopo anni difficili e avari di soddisfazioni, la Ferrari si presenta al via del Mondiale 2026 di F1 con la voglia e la speranza di interpretare al meglio la rivoluzione tecnica varata dal Circus iridato – con macchine che avranno grosse novità sia a livello aerodinamico che motoristico – e, dopo quasi 20 anni di digiuno, tornare almeno a competere per obiettivi importanti, per un titolo mondiale.
Quella di quest'anno, poi, era la data fissata dal presidente John Elkann, rimasta impressa nella testa di team e media, per tornare al vertice. E su questo target ha lavorato duramente la Scuderia durante l'inverno, portando in pista anche soluzioni molto interessanti sulla SF-26, specie al posteriore, che indicano creatività e innovazione nell'approccio alle nuove regole.
Insomma, un approccio che negli ultimi anni si era visto solo a tratti e che ha portato il team diretto da Frederic Vasseur a guardare con fiducia al nuovo anno, che partirà questo weekend con il primo GP di Melbourne, in Australia. Una fiducia che, a differenza del passato, non ha però portato la Rossa a sbilanciarsi in proclami talvolta difficili da rispettare.
Al contrario, a Maranello hanno scelto il basso profilo, facendo parlare la pista. E proprio questa linea pare essere molto gradita a Piero Ferrari, vicepresidente del Cavallino e figlio del fondatore, che in un'intervista al "Corriere dello Sport" ha sottolineato la qualità del lavoro svolto sulla SF-26, a vari livelli, e dal team, motivato e concentrato.
"Quella del 2025 è stata una macchina nata con dei problemi strutturali, difficili da curare. La stagione si è trascinata in modo insoddisfacente e lo sviluppo della vettura è stato abbandonato molto presto. Ma è stata una decisione intelligente perché c’era una vettura completamente nuova da creare. La squadra ha fatto un grande lavoro, la SF-26 è stata allestita nei tempi e sono fiducioso sulla qualità del lavoro svolto. La vedo a tutti i livelli. Le impressioni ricavate dai test sono molto positive: ognuno nel team si è mosso sapendo esattamente cosa fare e come farlo. Ho visto un lavoro davvero ben coordinato".
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