Caro Russell, non parlare solo di sfortuna
George Russell ha terminato il Gran Premio del Giappone in quarta posizione, perdendo la testa della classifica mondiale. La fortuna non è stata di certo dalla sua parte, ma questo non può essere un proposito per nascondere le proprie responsabilità.

30/03/2026 19:00:00 Tempo di lettura: 3 minuti

Dopo il weekend della Cina, dove Kimi Antonelli ha conquistato la prima pole position e la prima vittoria della sua carriera in Formula 1, il "capitano" della Mercedes George Russell era chiamato a rispondere in quel di Suzuka.

Su una pista storica, dove un pilota estremamente veloce e senza dubbio concreto come lui può fare la differenza in maniera significativa, l'inglese si è invece perso nel corso del fine settimana.

Un fine settimana iniziato comunque in prima posizione nelle Prove Libere 1, con un vantaggio di appena 26 millesimi nei confronti del 19enne compagno di squadra.

Poi, col prosieguo delle sessioni, è subentrata in Russell quella sensazione, quella necessità di trovare più prestazione, perché Kimi si dimostrava sempre più veloce e sempre più a proprio agio alla guida della W17.

In quella disperata ricerca di adattare la macchina maggiormente al suo stile di guida, George ha chiesto delle modifiche all'assetto prima dell'inizio delle qualifiche. Una scelta che si è rivelata sbagliata e decisiva per il risultato finale.

Non solo sfortuna

Giunti al sabato pomeriggio, sia nel Q1 che nel Q2, il britannico si ritrova ad essere nettamente più lento del talento italiano ed inizia a lamentare mancanza di aderenza della sua monoposto.

Nella sessione finale (Q3), che stabilisce le prime dieci posizioni in griglia per la gara di domenica, Russell conquista il massimo possibile: la seconda piazza, a ben 3 decimi di distacco da Antonelli.

Ormai il destino del suo weekend sembra scritto: cercare di limitare i danni ed arrivare nuovamente appena dietro all'italiano, contribuendo alla terza doppietta Mercedes consecutiva.

Eppure, la partenza riserva nuovamente dei colpi di scena: Kimi fa pattinare non poco le sue gomme posteriori, scivolando addirittura in sesta posizione. Russell, invece, limita i danni ed è quarto a curva 1.

In questo scenario, è il netto favorito per vincere la corsa, e non tarda a dimostrarlo. Dopo pochi chilometri, supera Norris prima e Leclerc poi. Ora il suo avversario per la testa è Piastri. Antonelli, nel frattempo, non va oltre la quarta posizione.

Fino ai pit stop, la gara è in una fase di stallo. Poi, cambia tutto: Piastri rientra per il cambio gomme con l'obiettivo di non subire l'undercut (montare gomma nuova prima del rivale, così da guadagnare la posizione senza effettuare il sorpasso in pista) da parte di Russell.

Quando il numero 63 della Mercedes imbocca la corsa dei box, l'incidente di Oliver Bearman comporta l'uscita in pista della Safety Car. Antonelli e Hamilton ne beneficiano, ritrovandosi rispettivamente in prima e quarta posizione. Piastri è secondo, davanti a un infuriato Russell, che non riesce a credere di esser stato così sfortunato.

Eppure, dalla terza posizione e con circa metà gara da disputare, ha ancora la possibilità di arrivare quantomeno sul podio.

Invece, la sua seconda parte di Gran Premio è tutt'altro che da ricordare: prima viene superato da Hamilton alla ripartenza e poi perde il confronto diretto con Leclerc per il podio, arrivando quarto alla bandiera a scacchi.

Al termine della gara, l'inglese si lamenterà che "se la Safety Car fosse uscita con un giro di anticipo, avrebbe vinto".

Ma il ritmo di Antonelli parlava chiaro: nel complesso era sempre più veloce di Russell, anche quando avevano entrambi strada libera - e di conseguenza possibilità di registrare i loro miglior tempi.

Certo, la sfortuna ha compromesso la sua corsa, ma non è stata di certo l'unico fattore che ha portato al risultato finale. Bisogna aggiungere un assetto della macchina disperato (poi rivelatosi non ideale) pur di cercare di competere con il ritmo di Kimi e un racecraft, ovvero la capacità di leggere la gara e di essere efficace nelle battaglie dirette con gli avversari, tutt'altro che impeccabile.

Insomma, caro Russell, non è stata solo sfortuna. E lo sai. Però forse, proprio perché lo sai, è più comodo appellarsi solo a quella.

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