Alonso, Monaco e la certezza incrollabile di chi non smette di sentirsi competitivo
02/06/2026 09:00:00 Tempo di lettura: 4 minuti

Alla vigilia del suo 22° GP di Monaco, Fernando Alonso arriva nel Principato con l’approccio di sempre: lucidità, esperienza e la convinzione di appartenere ancora al livello più alto della Formula 1. Non cerca conferme, non insegue simboli: aspetta semplicemente il momento in cui Aston Martin e Honda potranno offrirgli la macchina per tornare a lottare davvero.

 

La resilienza come metodo: aspettare l’occasione, restare il più veloce

 Alonso, Monaco e la certezza incrollabile di chi non smette di sentirsi competitivo

Alonso parla del presente con una calma che non è rassegnazione, ma una forma di disciplina.

«Sto aspettando l’occasione giusta e, nel frattempo, cerco di aiutare la squadra affinché non perdiamo il vantaggio competitivo necessario», dice pensando al progetto Aston Martin-Honda e al passo che dovrà arrivare dopo la pausa estiva, con lo sguardo già rivolto al 2027, anno in cui tutto indica che sarà ancora in pista.

La sua filosofia è lineare: finché è il più veloce, non c’è motivo di fermarsi.
«Se vado su un kart e non sono il più veloce, allora mi preoccuperò. Se salgo su una GT e non sono il più veloce, mi preoccuperò».
Per ora, non è preoccupato e lo dimostra un dato che pesa più di mille dichiarazioni: 41 qualifiche consecutive davanti al compagno di squadra, dal GP d’Ungheria 2024.

Un compagno, Lance Stroll, che molti dimenticano essere stato capace di una pole (2020) e tre podi, e che in passato ha battuto piloti come Sergio Pérez e Sebastian Vettel quando la macchina glielo permetteva.

Due anni fa, proprio a Monaco, Alonso era stato a un soffio dalla pole davanti al miglior Max Verstappen, e per qualche giro sotto la pioggia aveva persino creduto di poter vincere. La strategia sbagliata dell’Aston Martin — gomme da bagnato mentre la pista si asciugava — gli aveva tolto l’occasione. Ma non la convinzione.

 

Dalla Minardi a oggi: ciò che fa davvero paura non è la velocità

Quando guarda indietro, Alonso non parla della velocità come della grande differenza tra le categorie.
Ricorda il 2001, l’arrivo in Formula 1 con la Minardi, e ciò che lo aveva colpito davvero: non la macchina, “solo un po’ più veloce”, ma tutto ciò che la circondava.
L’attenzione, gli impegni, la pressione, la vita fuori dall’abitacolo.
«È tutto il resto che fa un po’ paura», dice.
La F1 come ecosistema, non come vettura.

Ed è forse proprio questo che lo tiene ancora lì: non la nostalgia, non l’orgoglio, ma la capacità — rara — di restare competitivo in un mondo che divora tutto ciò che non è all’altezza.
Alonso continua a esserlo e finché sarà così, continuerà a correre.

 

Foto copertina x.com

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