Monaco resuscita le qualifiche e smaschera il vero problema del regolamento
A Monte Carlo la musica cambia. I piloti sono tornati a fare la differenza. Da cosa è dipeso? Dobbiamo dare merito al solo tracciato? La risposta è no.

06/06/2026 20:20:00 Tempo di lettura: 4 minuti

Durante la prima parte di stagione 2026 il pubblico si è lamentato del regolamento sotto vari punti di vista: l’eccessiva gestione d’energia, il super-clipping, i sorpassi finti e, non da meno, le qualifiche che non sanno più di niente.

Delle sessioni di Q3 noiose, prive di emozioni, spesso e volentieri, anche nonostante i distacchi ridotti. L’accusa che si faceva, nei confronti delle qualifiche, riguardava soprattutto l’eccessiva importanza che si dava al comparto power unit, andando a togliere ciò che avrebbe potuto dare come plus il pilota al fine del raggiungimento della prestazione.

Le qualifiche tornano grandi a Monaco

A Monaco però la musica cambia. Tolta l’aerodinamica attiva ed essendo Monte Carlo un tracciato cittadino intrinsecamente poco energivoro rispetto alla maggior parte delle piste in cui si è corso finora, il conducente è tornato a fare la differenza. Oggi i piloti ci hanno messo del loro e ci hanno fatto vivere una delle qualifiche più entusiasmanti degli ultimi tempi.

Lo dimostra l’alta imprevedibilità che c'è stata. La Ferrari, fino a ieri data come favorita, è riuscita a conquistare solamente una magra seconda fila. Antonelli ha sorpreso tutti conquistando una pole stratosferica (come stratosferico è il distacco di quasi quattro decimi, 394 millesimi rifilato al compagno George Russel, che ha chiuso sesto), ma ha anche permesso a Max Verstappen, nonostante non fosse stato preso assolutamente in considerazione nella giornata del venerdì, di tornare in auge e di ‘’perdere’’ (oseremmo dire) la pole position per soli 43 millesimi.

GP Monaco, Verstappen

A chi va il merito?

Monaco è riuscita a far resuscitare le qualifiche e dunque, di conseguenza, a smascherare anche il vero problema del regolamento. Tralasciando il tema aerodinamica attiva (che permette solamente di incrementare la velocità di punta delle vetture in rettilineo), ciò che ha reso Monte Carlo così vivace, oltre sicuramente alla natura del circuito, stretto, tortuoso e ricco di trappole inserite nei punti giusti, ovvero dove solo i piloti che osano di più possono andare, è stata la scarsa richiesta di energia.

Per stessa ammissione dei piloti, neanche si poteva pensare di utilizzare tutta l’energia a propria disposizione. Questo ha permesso di avere sempre in dote quella di cui necessitavano e, di conseguenza, hanno potuto tirare fuori le loro qualità. Non si sono dovuti preoccupare di gestire, hanno pensato solamente a guidare. I piloti giunti in conferenza stampa erano provati ed esausti. Le temperature si sono alzate tantissimo rispetto ai giorni scorsi, ma ovviamente non era solo il caldo. La prestazione se la sono letteralmente sudata.

In quest’ottica troviamo che l’idea di andare su una power unit più incentrata sul termico e meno sull’elettrico (60-40) sia un passo nella giusta direzione. Passo che la FIA vorrebbe fare nel 2027 qualora riuscisse a raccogliere il benestare di tutti i costruttori. Cosa che manca in questo momento.


Foto: Fabio Vegetti

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