Audi è entrata in Formula 1 con un progetto che non vive di scosse improvvise, ma di una crescita lenta, metodica, quasi chirurgica. Mattia Binotto lo ripete da mesi: il 2026 non è l’anno dei risultati, è l’anno in cui la squadra deve imparare a pensare e agire come un top team.
Eppure, dentro questa stagione di transizione, è arrivata una rivelazione che cambia la percezione del presente: secondo i dati GPS, la vettura ha già il quarto miglior telaio della griglia.
Un risultato sorprendente, soprattutto per una vettura che nasce sulle fondamenta di una Sauber che fino a un anno fa lottava per sopravvivere.
È qui che si gioca la vera identità dell’Audi 2026: una squadra che ha già un punto di forza solido su cui costruire una vettura capace di imporsi come la migliore del centro gruppo e, chissà, se tra qualche anno potrà diventare una contendente per la conquista del mondiale.

Nel podcast Beyond The Grid, Binotto ha raccontato con una chiarezza quasi disarmante la filosofia che l’Audi sta usando in quest’inizio di stagione:
«Se è vero che ci siamo prefissati un obiettivo per il 2030, abbiamo anche una tabella di marcia per arrivarci», spiega.
Prima diventare competitivi, poi outsider, poi contendenti abituali e infine sfidanti al titolo. Una scalata in quattro fasi, senza scorciatoie e senza illusioni.
Il 2026, però, non è l’anno dei punti quanto piuttosto quello in cui stabilire la giusta filosofia di lavoro:
«Non si tratta del numero di punti, né di quante volte arriviamo in Q3. Si tratta di una trasformazione mentale», afferma.
Audi deve imparare a pensare come un marchio globale, non come l’erede di una Sauber abituata a lottare per la sopravvivenza. È per questo che Binotto vuole che, a fine stagione, tifosi e media riconoscano questo cambio di pelle: che vedano una squadra che non si accontenta più di esserci, ma che sta costruendo le fondamenta per diventare un riferimento.
La parte più clamorosa arriva quando Binotto parla della R26:
«Credo che la nostra vettura sia davvero veloce in curva. Riteniamo addirittura di essere i quarti più veloci in termini di telaio», rivela.
Una frase che pesa come un annuncio.
Secondo le analisi GPS, Audi è dietro solo a Ferrari, Mercedes e McLaren. La Red Bull, sorprendentemente, sarebbe più indietro sotto questo aspetto e, per una vettura che nasce sulle ceneri di una Sauber, è un risultato che sfiora l’incredibile.
«Considerando che stiamo parlando di una vecchia Sauber, è un risultato eccezionale che dimostra la dinamica positiva che abbiamo a Hinwil», aggiunge Binotto.
È il segnale più concreto che il progetto sta già producendo valore, che la direzione è quella giusta e che la squadra ha trovato un terreno fertile su cui costruire.
Ma accanto a questa forza c’è il limite più evidente.
Binotto non lo nasconde: la power unit è il punto debole del progetto ed è ciò che impedisce alla R26 di esprimere tutto il suo potenziale, trasformando un telaio da top-4 in una vettura ancora lontana dai vertici.
Audi sta costruendo un motore da zero, in un regolamento nuovo, in un contesto in cui i rivali hanno anni di esperienza e infrastrutture già ottimizzate.
Il gap non sorprende, ma pesa. Nonostante ciò, la filosofia che sta seguendo il team è sempre la stessa: niente panico, niente scorciatoie, niente miracoli dall’oggi al domani. Solo lavoro, metodo e tempo.
Audi non è una squadra che vive di slogan, ma una squadra che costruisce. Il telaio della R26 è già tra i migliori della griglia, un risultato che pochi avrebbero previsto. Mentre la power unit rappresenta il limite più evidente, è anche il punto su cui si giocherà la vera evoluzione del progetto.
Binotto guarda al 2030, ma il 2026 sta già raccontando qualcosa: Audi ha una base solida, una direzione chiara e una mentalità che sta cambiando. E quando una squadra inizia a pensare da grande, il resto — prima o poi — verrà da sé.