Ci sono momenti che restano impressi durante un weekend di gara. Istanti che trovano un posto da abitare dentro ogni ferrarista. Di base, con questa Mercedes super performante, non credendo più a nulla, l’appassionato Ferrari guarda la TV più per l’amore per la Rossa che per poter esultare al termine di una qualifica o vedendo il podio alla fine di una gara.
Tuttavia, a volte capita, come è accaduto a Monte Carlo, e qui al Montmelò, che basta uno squillo, una prestazione inattesa a far accendere la speranza nel cuore del pubblico. Una speranza flebile che sessione dopo sessione si trasforma, diventando sempre più grande.
Alla speranza, generalmente poi segue l’impulso, la spinta. La voglia di fare di più. Il pubblico da casa si aspetta il miracolo, in pista vogliono il miracolo e i piloti, a quel punto provano a farlo. Hamilton in un certo senso, sono due GP che il miracolo riesce anche a farlo. Certo non ha ancora vinto quest’anno, ma il secondo posto ottenuto a Monaco e la seconda posizione di partenza conquistata al Montmelò, in un certo senso, lo sono contro questa Mercedes.
Leclerc purtroppo non ci sta riuscendo. Forse a causa del suo carattere troppo emotivo, forse perché a volte semplicemente deve andare così. A Monte Carlo tra lui e il podio ci si sono messi i freni. Qui in Catalunya è stato un errore da parte del pilota a compromettere la qualifica. Un errore tra l’altro ammesso dallo stesso Leclerc.

La spinta, l’impulso. Possono essere dei brutti ostacoli quando si ha un carattere emotivo come il suo, come quello, tra l’altro, di tutti gli appassionati di fede Ferrarista. In questi casi amore e odio si intrecciano diventando quasi ingestibili nell'animo di ognuno di noi.
Quelle che vi abbiamo descritte possono essere delle belle emozioni, cariche, che ti possono portare a toccare il cielo con un dito quando le cose vanno bene, e a rivivere, invece, la passione di Cristo, quando precipitano vertiginosamente in un baratro nero e profondo. In un incidente che trasforma una possibile prima fila in un deludente e fino ad allora, nemmeno considerato, decimo posto.
Foto: Ferrari