Sir Lewis Hamilton: quando «Still I Rise» non è solo un motto
Ci sono motti, filosofie di vita, frasi che restano impresse nel cuore delle persone e che diventano il loro punto di riferimento. E poi c'è il legame tra Lewis Hamilton e "Still I Rise", che non sarà mai come tutti gli altri.

15/06/2026 13:00:00 Tempo di lettura: 5 minuti

"Still I Rise" ["Eppure mi rialzo", ndr] per me è una metafora che applico nella vita. Si basa sul superare i momenti difficili, i fallimenti, sull'avere sempre una mentalità positiva volta a migliorare me stesso".

Così Lewis Hamilton, nel 2017, spiegava la frase che lo accompagna da sempre; a tal punto da scriverla sul proprio casco e tatuarsela sulla pelle.

La sua vittoria di ieri a Barcellona è l'esempio lampante di quanto l'inglese segua questa filosofia di vita meticolosamente. Perché, se si fosse fatto sconfiggere dalle difficoltà, non l'avrebbe mai conquistata.

Nonostante tutto, Hamilton non ha mai mollato 

Gli ultimi anni della carriera di Hamilton sono stati tutt'altro che semplici. Dopo aver eguagliato Michael Schumacher per record di titoli mondiali vinti (7) in Formula 1 nel 2020, la sua carriera è stata investita da una pioggia di ostacoli.

Nel 2021, dopo una stagione mozzafiato che lo ha visto lottare contro un affamato Verstappen punto su punto, ha perso il titolo ad Abu Dhabi nella maniera più controversa di sempre (leggi qui).

Dopo quella gara, Lewis ha deciso di prendersi del tempo per ritrovarsi, scomparendo dai social media e dagli impegni pubblici per più di due mesi. Aveva bisogno di riflettere su quello che era successo, di metabolizzarlo, ma non si è di certo dato per vinto.

L'anno successivo, il 2022, rappresentava un'opportunità importante. Con un nuovo ciclo regolamentare, la Mercedes poteva aiutarlo a conquistare il tanto agognato ottavo titolo. Eppure, la mancanza di competitività della monoposto rispetto alla Red Bull ha spento sul nascere qualsiasi sogno di gloria.

Film che si è ripetuto anche nel 2023 e nei primi mesi del 2024, portando il digiuno di vittoria di Hamilton a quasi 1000 giorni. Poi, però, la magia: un successo fantastico davanti alla sua gente a Silverstone, nell'ultima uscita a casa sua con il team che lo ha reso leggenda.

Già, l'ultima davanti ai suoi tifosi con le Frecce d'Argento, perché in inverno aveva già sposato il progetto Ferrari per la stagione seguente. E lo aveva fatto con un solo obiettivo: continuare a scrivere la storia, ma vestito di rosso.

Nel 2025, è riuscito effettivamente a riscrivere la storia. Ma in negativo. Per la prima volta in carriera, ha concluso una stagione con 0 podi (dato che il successo nella Sprint di Cina rientra in un conteggio a parte dal punto di vista statistico), diventando il pilota con più gare nella storia della Scuderia senza un piazzamento tra i primi tre in gara.

Ha vissuto una stagione difficilissima, in cui ha anche perso fiducia nelle sue capacità: "Sono semplicemente inutile. L'altra macchina [Leclerc, ndr] è in pole position, quindi sono io il problema. Forse la Ferrari deve cambiare pilota", aveva detto dopo una qualifica estremamente deludente la scorsa estate in Ungheria.

Eppure, Lewis non ha mollato. Non ha appeso il casco al chiodo. Ha continuato a credere in se stesso - e nella squadra - consapevole che la nuova era tecnica del 2026 era un foglio bianco per tutti; e di conseguenza una buona occasione per ricominciare da zero.

Con la nuova Rossa, in cui - ha dichiarato - "sente il suo DNA", si è riscoperto. È tornato a essere l'Hamilton che tutti noi abbiamo conosciuto gli scorsi anni, l'Hamilton che lui sapeva di poter ritrovare.

Nel fine settimana di Barcellona, poi, ha realizzato ancora una volta che non arrendersi alle difficoltà è stata la scelta giusta.

Dopo un'attesa lunga più di 600 giorni, ha riassaporato il gusto della vittoria. Un gusto, però, più dolce di quello a cui era abituato. Perché stavolta è vestito di rosso.

A 41 anni, dopo 105 vittorie e 7 titoli mondiali già conquistati in altre due squadre, si è commosso mentre guardava i suoi meccanici cantare l'inno italiano. Probabilmente non riusciva a credere alla gioia che è riuscito a regalargli con il suo successo.

È diventato il pilota più anziano a vincere una gara in Formula 1 da Jack Brabham in Sudafrica nel 1970, il primo over 40 a trionfare nel XXI secolo (l'ultimo era stato Nigel Mansell in Australia nel 1994).

E forse non è un caso che tutto ciò sia successo proprio a Barcellona, dove un altro 7 volte campione del mondo di nome Michael Schumacher aveva conquistato la sua prima vittoria con la Ferrari esattamente 30 anni fa, nel 1996.

"Grazie ai tifosi, che mi hanno aiutato a ricordarmi chi sono. Non ce l'avrei mai fatta senza di loro", ha detto emozionato dopo aver tagliato il traguardo.

In fondo, però, dovrebbero essere gli appassionati a ringraziare lui. Ebbene sì, perché Sir Lewis Hamilton sta insegnando al mondo da anni che i grandi campioni non sono quelli che non cadono mai, bensì quelli che trovano sempre un modo per rialzarsi. Quelli che non si danno per vinti. Quelli che affrontano le avversità della vita con sole tre parole in mente: "Still I Rise".

 

Foto copertina www.instagram.com

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