"Champion material". È un espressione anglosassone, usata per parlare della qualità che si cerca nei giovani piloti, di quel guizzo che distingue il futuro campione da un pilota normale. E se c'è un uomo capace cogliere al volo tutto cio, questo è Jock Clear, ingegnere inglese attualmente impegnato della crescita di giovani piloti dopo aver chiuso la carriera in F1. Un'avventura in cui ha militato, tra i vari team, in Ferrari, Williams e Mercedes, lavorando al fianco di fuoriclasse come Lewis Hamilton, Michael Schumacher e Jacques Villeneuve, vincendo diversi titoli mondiali. Un personaggio di spicco, esperienza ed enorme preparazione che ha concesso a chi scrive un’intervista esclusiva in cui ha tracciato un bilancio della sua carriera, parlato della stagione 2026 di F1 e fornito un'interessante punto di vista su alcuni personaggi del Circus.
Jock, lei è stato ingegnere di pista di alcuni dei piloti più forte di sempre, poi ha lavorato in Ferrari e ora segue dei giovani piloti: un bilancio della carriera?
"Sono stato fortunato a far parte di questo sport in un periodo di cambiamenti enormi. Ho iniziato a lavorare in F1 nel 1988. Ho vissuto la trasformazione verso l'era attuale, gli anni di Senna, Schumacher: farne parte è stato fantastico. Non puoi immaginare quanto siano cambiate le cose. Il mio primo team, la Benetton, aveva sette persone nell'ufficio tecnico. Ora i top team ne hanno 600...".

Una trasformazione epocale...
"Esatto, ho vissuto un bellissimo momento, di cambiamenti epocali sia come strutture che come idee: penso allo sviluppo delle sospensioni attive. Poi c'è stato l'arrivo dei costruttori, come Renault e Mercedes. Questo ha portato denaro che ha permesso ai team di crescere e avere auto sofisticate, diverse da quelle di un tempo".
Ma ha anche vinto tanto, ne è orgoglioso?
"Ovviamente. Abbiamo vinto campionati con la Williams nel '95, '96, '97: lottavamo sempre per le vittorie. Ho avuto la fortuna di costruire un team di F1 da zero, la BAR: chance che pochi hanno, perché i team vanno e vengono ma difficilmente nascono da zero. Da lì si è sviluppato quella che è oggi la Mercedes, forse il team più dominante della F1 dei tempi moderna. È stato fantastico".
Prima di Mercedes, il team di Brackley è stato BrawnGP, una storia incredibile...
"Far parte della BrawnGP è stata una favola. Tutti conoscono la storia, quasi da film. Normalmente non potrebbe realizzarsi, ma a noi è successo...".
Oltre alle auto, si sono evoluti anche i piloti?
"Certo. Ho visto una grande transizione nei piloti, ora arrivano giovanissimi. Qualcuno come Max Verstappen che arriva a 17 anni, fa capire quanto questi ragazzi siano bravi. E questo ha aperto la via a Antonelli, Bearman e altri. Ai miei tempi fu Schumacher il più giovane vincitore di un GP, a 24 anni. Ora alcuni piloti a 24 anni sono in F1 da anni".
Una bella avventura anche umanamente?
"È stato un piacere far parte di tutto questo e lavorare con persone come Adrian Newey, Ross Brawn, Rory Byrne. Come dici, penso di aver lavorato con otto campioni del mondo: un onore aver potuto vedere come lavorano i campioni e capire cosa li rende speciali. Una cosa frustrante è che in molti sport si possa notare quanto siano bravi gli atleti: li guardi e pensi: 'Dio, come ha fatto?'. Ciò non si vede coi piloti che sono in macchina, non si vede cosa fanno con mani e piedi. Credo si sottovaluti quanto siano bravi questi piloti e quanto sia eccezionale il loro talento".
Lei lo ha potuto vedere da vicino...
"Vedere tutto questo da vicino, anche solo vederli guidare una macchina, ti fa rendere conto quanto siano bravi, super talentuosi. È stato un piacere avere l'opportunità di capire da dove viene il talento e come si sviluppa. Lo faccio anche ora, lavorando con giovani piloti, portando un po' di esperienza per aiutarli a crescere. Sono il futuro del nostro sport. Stanno portando un nuovo livello di professionalità, di qualità alle serie propedeutiche. Allo stesso modo in cui la F1 cresce, anche loro devono stare al passo. Dobbiamo fornire piloti sempre più pronti".
Ne vediamo già degli esempi?
"Si. Guarda Linblad, sta facendo un ottimo lavoro. Ciò che hanno fatto Antonelli, Beraman. Siamo a un punto in cui questi giovani piloti stanno dando il massimo già quando salgono su una F1, il che testimonia ciò che accade nelle formule minori: gli insegnamo a comportarsi sotto pressione. E lo vediamo con Kimi Antonelli che è in testa al mondiale alla sua età. Devono saperla gestire, gestire i media e il team, che richiede prestazioni di livello. Quando puoi vincere i campionati, hai bisogno di piloti al top. Niente errori".
Ha citato Antonelli, cosa ne pensa?
"La Mercedes può vincere il campionato, e se Antonelli vuole provare a vincere dovrà lottare con Russell, che ha molta esperienza. Dovrà essere al top in ogni gara. E ciò testimonia di quanto debbano essere preparati i piloti provenienti dai campionati propedeutici".
Ha elogiato, giustamente, la sua carriera: ha anche dei rimpianti?
"Mi sarebbe piaciuto lavorare con Alonso, è un talento incredibile. Forse in carriera è stato sfortunato, ma non sono uno che attribuisce alla fortuna un ruolo: la fortuna gioca una parte in un GP ma in carriera si compensa. Avrebbe potuto vincere di più con decisioni diverse. Mi sarebbe piaciuto lavorare con lui, vedere come lavora, le sue abilità, tecnica di guida. Non capisci molto dall'esterno. Per il resto nessun rimpianto".
Neanche i mancati successi in Ferrari?
"Essendo stato in Ferrari per 10 anni, avrei tanto voluto vincere un mondiale. Essendone stato parte devo assumermi parte di responsabilità per non aver vinto. Mi è piaciuto vincere in Williams, Mercedes. Ho contribuito ai successi, e anche in Ferrari ho dato il massimo, ma non abbiamo vinto. Mi dispiace non essere riuscito a dare di più o trovare un modo per portarla in alto, ma ho avuto anni fantastici, vittorie fantastiche come Monaco o Monza con Leclerc. Ma anche il podio in Ungheria nel 2017 con Vettel e Raikkonen. Fantastico".
Cosa pensa manchi al Cavallino per vincere?
"Qual è la parte mancante non so. Sapessimo qual è l'ingrediente speciale lo utilizzeremmo tutti, ovunque. Molte cose devono combinarsi. Il motivo per cui non vinci è perché non stai facendo bene come quelli che ti battono: Red Bull ha fatto un lavoro migliore, o Mercedes. Avessimo saputo cosa fare avremmo risolto la situazione tempo fa".
Ha lavorato da vicino con Hamilton e Schumacher: pensa siano diversi tra loro o qualcosa li accomuna?
"Non vedo elementi comuni. Se ci fossero elementi comuni diremmo 'Ok, devi avere questo e questo per vincere' e potremmo dire ai ragazzi di 15 anni di tornare a casa perché non hanno ciò che serve. Non hanno elementi comuni. Hamilton è diverso da Schumacher, Vettel o Antonelli. Sono persone e ognuno ha il proprio modo di vincere. Lavorando con loro ho capito che devi adattarti: non avrei potuto lavorare nello stesso modo con Lewis, Michael o Villeneuve. Devi adattarti. Ciò che i campioni hanno in comune è non aver nulla in comune. Hamilton ha un enorme rispetto per Schumacher, ma non guarda quello che ha fatto per copiarlo. Lavora a modo suo, anche se tutti i piloti si guardano e imparano piccole cose. Ma trovano la loro strada, hanno il loro carattere e modo di vincere".

In molti, spesso, attribuiscono tutti i meriti alla macchina... pensa sia errato?
"Molti sostengono che tutto dipende dalla macchina: nessuno nega che Antonelli non sarebbe in testa alla classifica se guidasse un'Aston Martin. O Alonso sarebbe in testa alla classifica con Mercedes. Ma il fatto è che nessuno di questi piloti vince se non è abbastanza talentuoso. Negli anni la situazione si equilibra: i piloti con vero talento vincono. Sono tutti di enorme talento ma i migliori emergono e fanno la differenza".
Avendo lavorato con molti campioni, crede che anche Kimi Antonelli vincerà il titolo?
"Non so se vincerà il campionato quest'anno. Vedremo. Non conosco molto Antonelli, solo un po' dalla F2. Mi piace, penso abbia talento e carattere. È importante, bisogna essere forti mentalmente. La mia sensazione su Kimi è che se Bono (Peter Bonnington, ndr) che è il suo ingegnere ed è al suo fianco pensa di poter vincere un campionato, allora può vincere il campionato. L'ingegnere di pista è cruciale. Mi fido di Bono. La Mercedes sta investendo su di lui, lo supporta in questo modo perché vede qualcosa di speciale in lui".
Cosa pensa della nuova F1 2026? Pensa si sia snaturato il DNA dello sport o premia lo spettacolo che sembra esserci?
"Quest'anno non sono coinvolto in F1, vedo i GP in TV. Non so bene come funzionano le cose e come le regole stiano funzionando. Finora è stata una bella stagione, con battaglie. La McLaren sembra essere tornata in lotta, anche la Red Bull a tratti e Verstappen è sempre competitivo. È divertente. Per questo mi sta piacendo".
Pensa che Hamilton possa essere un plus per la Ferrari o sono altre le cose che mancano?
"L'assenza di vittorie non dipende solo dai piloti. Abbiamo visto che Lewis Hamilton può vincere. La Ferrari può vincere, ha bisogno di un pacchetto come tutti. Devono mettere insieme un pacchetto a livello di Mercedes, Red Bull e McLaren. Quest'anno potrebbero esserci sorprese nel campionato. Se ci sarà un livellamento dei motori, le cose potrebbero cambiare. Non li escluderei dalla lotta".
Cosa pensa di Leclerc, avendolo conosciuto: condivide la sua scelta di cuore per la Ferrari?
"Charles è ferrarista fino al midollo. Correre e vincere per la Ferrari è il suo sogno d'infanzia. È fedele a se stesso. Non ho critiche o consigli per lui. Sa bene cosa sta facendo, è in Formula 1 da tempo per fare scelte giuste".

Dopo anni in pista la lasciato la presenza fissa nel motorsport: di cosa si occupa ora?
"Ho partecipato praticamente a tutte le gare di F1 per 31 anni: 24 gare l'anno sono tante, è abbastanza dura. Sai, ho 63 anni (ride, ndr) e penso sia ora di rilassarmi e fare qualcosa di meno, pensare alla famiglia e al giardino...".
Si ringrazia Jock Clear per la cordialità e la disponibilità. La riproduzione parziale di questa esclusiva è possibile previa citazione dell'autore e della fonte (formula1.it), con link al contenuto originale.
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