Oscar Piastri esce dal venerdì di Silverstone con una conferma che pesa in vista del resto del weekend: la vettura è lenta e, nonostante un miglioramento tra prove libere e qualifiche sprint, il passo resta insufficiente per avvicinare i migliori. Il pilota percepisce dei progressi, ma la macchina non li trasforma in una posizione favorevole per la gara di domani, lasciando il venerdì come una fotografia chiara delle difficoltà del team. Riusciranno a capovolgere l'andamento di un weekend che sembra già scritto?

Oscar Piastri non gira intorno al problema: la McLaren, oggi, è stata lenta. Lo dice con quella sincerità asciutta che usa quando la situazione è chiara e non c'è molto da mascherare.
«Dopo le prove libere sembravamo piuttosto lenti, quindi è più o meno dove pensavamo di arrivare», ammette.
La sua giornata nasce già in salita: il passo nelle prove libere non c'era, il feeling non si avvicinava a quello dei migliori e la squadra sapeva che la lotta per la pole era fuori portata. Piastri sperava almeno di essere più vicino al gruppo di Kimi e Lewis, ma la realtà è stata più dura.
«È stata una giornata complicata, a dirla tutta».
La lentezza non dipende da un giro sbagliato: è un limite strutturale della vettura in questo weekend. Piastri lo percepisce subito, senza bisogno di guardare i tempi. Il ritmo non c'è e, quando manca, tutto il resto diventa un esercizio di sopravvivenza, in vista di un cambio di setup che potrebbe risolvere almeno in parte il problema.
C'è però un punto che Piastri sottolinea con precisione: la macchina è migliorata dalle prove libere alla qualifica sprint.
«Sì, è migliorata un po', sicuramente», dice.
Il lavoro del team ha portato qualche beneficio, ha ridotto il distacco e ha reso la McLaren più guidabile e più coerente. Il problema è che non è stato abbastanza per lottare per la terza fila.
«Non quanto ci serva, purtroppo», aggiunge.
È la frase che definisce il suo sabato: un passo avanti che non diventa un passo significativo. Piastri sente di aver spinto e di aver dato tutto, ma la macchina non gli ha restituito ciò che serviva per stare con Max e Charles.
«Semplicemente non avevamo il ritmo giusto».
Il miglioramento è reale, ma resta confinato nella percezione del pilota, non nella classifica. È un miglioramento che non cambia la posizione e, forse, è l'aspetto che fa più male.
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