Avviso ai lettori: questo scritto contiene opinioni non filtrate. Se siete allergici al libero pensiero e allo spirito critico, quanto segue non fa per voi.
Nella culla del motorsport d’oltremanica abbiamo assistito alla quintessenza della “Formula Deployment” nel corso della Sprint Race. Che l’iconico tracciato di Silverstone non si prestasse alla nuova generazione di Power Unit era una certezza. Troppo limitate le aree di recovery dell’energia, tali da poter garantire un adeguato supporto della componente elettrica delle unità di potenza lungo i 5.891 metri del tracciato inglese.
A questo punto occorre fare alcune premesse. La mediocrità dello spettacolo offerto nei 100 km della gara corta nulla toglie alle superbe prestazioni di Kimi Antonelli e Lewis Hamilton. Entrambi hanno disputato un altro sport rispetto al resto del gruppo e, in particolar modo, nei confronti dei rispettivi team mate.
Dopo i primi tre round del 2026, la FIA ha deliberato misure per mitigare l’energy starvation (esaurimento dell'energia), attenuando il fenomeno del superclipping. Tuttavia si è trattato di semplici palliativi, poiché nessuna modifica alla scriteriata architettura della Power Unit di seconda generazione può fare miracoli. Occorrerà aspettare le prossime stagioni, quando l’elettrificazione delle PU (finalmente) regredirà a favore della potenza della componente endotermica.
Nella Sprint Race si sono registrati complessivamente 34 sorpassi, un numero elevato per una gara di soli 17 giri, favorito dalle differenti mappe di distribuzione dell’energia implementate dagli ingegneri dei vari team. La Formula 1 2026 obbliga a distinguere una manovra di sorpasso da un mero scambio di posizioni.
Da sempre il valore di un pilota si misura in base alla sua abilità nei fondamentali: velocità istintiva, sensibilità di guida, visione di gara, freddezza e cattiveria nel corpo a corpo, ecc. L'arte del sorpasso è la capacità di immaginare uno spiraglio che la ragione non vede. Una filosofia che va oltre la semplice tecnica di guida, toccando la sfera dell'istinto e dell'audacia.
Nella gara corta, vinta da uno splendido Kimi Antonelli, quante manovre possono essere considerate tali? Zero. Hamilton è stato sverniciato da Antonelli senza alcuna possibilità di difendersi. Alle loro spalle ci sono stati tanti avvicendamenti, ma niente che verrà ricordato negli annali.
Si potrebbe sostenere che oggi ci sia molta più azione rispetto a quanto accadeva prima dell’avvento del DRS nel 2011, un’era che spesso veniva etichettata come “Formula Noia”. Una conclusione abbastanza ipocrita, se pensiamo che alcune gare sono passate alla storia nonostante l’assenza di sorpassi. Basti pensare alla magia di Gilles Villeneuve in Spagna nel 1981, quando il canadese si ritrovò a fare da tappo a un trenino di cinque vetture agguerrite: Jacques Laffite, John Watson, Carlos Reutemann ed Elio de Angelis.

L’atavico equilibrio tra quantità e qualità dei sorpassi rappresenta il dilemma tra lo spettacolo visivo (numero di manovre) e il valore tecnico (difficoltà dell'azione). L’aspetto più deprimente è che, con l’attuale quadro regolamentare, non si è più in grado di comprendere se un sorpasso sia figlio dell’audacia del pilota o della mappa di distribuzione dell’energia elettrica. Questa evidenza, da sola, sarebbe già sufficiente per ridefinire la qualità dello spettacolo a cui stiamo assistendo quest’anno.
Liberty Media si sfrega le mani. Nel suo DNA la quantità è sempre stata una priorità rispetto alla qualità dello show, e pazienza se gran parte dell’intrattenimento è artefatto.