L’attuale crisi tecnica della Red Bull ci sta mostrando lo scontento della loro punta di diamante Max Verstappen, pronto a guardarsi attorno e abbandonare un progetto che non sente più calzargli appieno.Una situazione che giunge al termine di una fase di cambiamento, in cui quasi tutti gli uomini chiave dei successi del team se ne sono andati.
In una recente puntata del podcast “The High Performance Podcast”, Sergio Perez ha raccontato molti aneddoti sulla sua carriera soffermandosi sui quattro anni trascorsi nella scuderia anglo-austriaca e descrivendo il sistema che circonda il Campione olandese.

Di questa esperienza, l’attuale pilota della Cadillac ha innanzitutto raccontato come gli fu chiaramente fatto comprendere quale fosse il suo ruolo fin dai primissimi contatti. Queste le sue parole a riguardo:
“Sapevo che stavo entrando in Red Bull, in un progetto costruito attorno a Max nel corso degli anni. Quando mi hanno ingaggiato, era assolutamente chiaro e sapevo a cosa stavo andando incontro. La prima volta che incontrai Christian Horner, mi disse: «Corriamo con due macchine perché siamo obbligati a farlo. Altrimenti saremmo felicissimi di gareggiare con una sola»"
L’atteggiamento di Perez è stato sin da subito volto a cercare di trarre il massimo da questa opportunità, pur sapendo che essere compagno di squadra di Verstappen è il lavoro più difficile per un pilota in F1. A tal proposito il pilota di Guadalajara ha dichiarato:
“Già affrontare Max in qualsiasi altra squadra sarebbe estremamente difficile. Ma affrontarlo in Red Bull, con il suo team, le sue persone e tutto il suo ambiente attorno, è davvero durissimo. Hai bisogno del meglio del meglio in ogni area. E semplicemente non ce l’hai, mentre lui sì. Tutte le opportunità dal punto di vista tecnico, gli ingegneri più esperti e di alto livello: sai che tutto viene destinato a Max.”
Quanto al rapporto in seno alla squadra Perez ha raccontato di non aver mai sentito pienamente il sostegno del team, descrivendo le difficoltà incontrate con queste parole:
“Christian e Helmut sarebbero stati felici se avessi vinto una gara, ma alla fine della giornata mi dicevano chiaramente che l’intero progetto era costruito attorno al loro pilota, e quel pilota era Max. Ci sono stati anni in cui pensavo di essere al suo livello e di poter davvero lottare con lui. Ma appena arrivavano gli aggiornamenti tecnici, il divario aumentava notevolmente. Per me era chiaro e l’ho accettato. Ho semplicemente cercato di sfruttare al massimo la situazione”
Il navigato pilota sudamericano si è inoltre soffermato sull’aspetto mentale di questa esperienza, sulla enorme forza interiore necessaria per convivere con Verstappen in Red Bull dichiarando:
“In Red Bull sapevano che chiunque avessero portato in squadra sarebbe stato spezzato nel giro di due o tre gare. Bisogna essere mentalmente fortissimi. Serve un carattere eccezionale per riuscire a gestire tutto questo. Quando hanno portato i giovani piloti sono durati pochissimo. Liam è durato, credo, due gare. E poi Yuki, ma prima di loro c’erano stati Gasly e Albon, piloti estremamente veloci e talentuosi. Ma il sistema finisce per distruggerti. Quando me ne sono andato si sono resi conto del lavoro che avevo fatto per quattro anni.”
Foto copertina x.com
Foto interna www.redbullcontentpool.com
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