GP Belgio - Analisi Brembo: il segreto è nella rigenerazione
15/07/2026 18:00:00 Tempo di lettura: 5 minuti

La tradizionale analisi Brembo sulla severità di un circuito per l’impianto frenante assume nel 2026 un significato ancora più importante. Frenate, rilascio dell’acceleratore e fasi di lift and coast rappresentano infatti alcuni dei momenti principali nei quali le nuove monoposto possono recuperare energia elettrica, da utilizzare successivamente sui lunghi rettilinei oppure nelle fasi di attacco e difesa. A Spa, dove il deployment sarà uno dei temi centrali del weekend, l’efficienza in decelerazione conterà quindi quasi quanto la potenza espressa in accelerazione.

Spa-Francorchamps non è uno dei circuiti più severi per l’impianto frenante. Secondo Brembo, il tracciato belga presenta un indice di difficoltà pari a 3 su 5. In un giro di oltre sette chilometri i piloti utilizzano i freni soltanto sei volte, per meno di 13 secondi complessivi: tre frenate sono considerate Hard, due Medium e una Light. Le lunghe sezioni percorse con l’acceleratore completamente aperto consentono ai freni di raffreddarsi, evitando il surriscaldamento tipico dei circuiti cittadini. Le poche staccate realmente impegnative devono però garantire potenza, stabilità e soprattutto una buona capacità di rigenerazione.

La curva più impegnativa

La frenata più gravosa è quella della Source. Le monoposto arrivano alla prima curva a circa 285 km/h e rallentano fino a 86 km/h in 3,32 secondi, percorrendo 145 metri. Il pilota esercita un carico di 111 kg sul pedale e subisce una decelerazione di 3,6 g, mentre la potenza frenante raggiunge i 1.367 kW.

La Source arriva immediatamente prima della lunga salita verso Eau Rouge, Raidillon e Kemmel, uno dei tratti nei quali la richiesta di energia è più elevata. Presentarsi alla prima curva con una batteria ben gestita e recuperare il massimo possibile in frenata diventa quindi fondamentale per sostenere il deployment lungo la salita.

Ed è proprio l’altimetria a complicare ulteriormente la partita. Dal traguardo le monoposto salgono fino a circa 54 metri sopra il livello di partenza, per poi scendere di quasi cento metri verso il punto più basso del circuito. In teoria l’energia potenziale guadagnata e persa dovrebbe compensarsi. Nella pratica non accade. Vediamo la simulazione grazie all'animazione realizzata dall'ing. Marek

 

La salita coincide con una lunga fase a pieno gas, nella quale oltre cento cavalli possono essere assorbiti soltanto per contrastare la gravità. È energia persa proprio nel momento in cui il motore e la parte elettrica sono già maggiormente sollecitati. La discesa, invece, attraversa tratti guidati nei quali la velocità aggiuntiva non può essere sfruttata completamente.

Nel 2026 questa asimmetria diventa un tema prestazionale. Le nuove monoposto dipendono molto più dall’energia elettrica e Spa è uno dei circuiti nei quali il rischio di esaurire il deployment è più elevato. Il secondo settore, ricco di curve e brevi decelerazioni, rappresenta quindi la principale area nella quale recuperare energia e preparare la batteria per il tratto finale.

Le frenate del 2026 risultano comunque meno violente rispetto allo scorso anno. Alla curva 18, per esempio, le monoposto perdono 212 km/h contro i 219 del 2025, ma impiegano circa sette decimi in più per completare la decelerazione. Lo spazio di arresto è aumentato di circa 40 metri, mentre la decelerazione è scesa da 4,7 a 3,3 g e il carico sul pedale da 160 a 96 kg.

Le vetture sono quindi meno aggressive nella fase iniziale della frenata, ma il tempo più lungo trascorso in decelerazione può offrire una finestra utile per modulare il recupero elettrico. La difficoltà sarà trovare il corretto equilibrio tra frenata meccanica, stabilità della monoposto e rigenerazione, senza compromettere l’ingresso in curva.

GP Belgio - Analisi Brembo: la chiave del successo è nel secondo settore

 

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