Oscar Piastri esce da Spa con una convinzione che non trova conferma nella decisione presa dalla direzione gara: nel sorpasso su Leclerc lo spazio non c’era, il contatto era evitabile e i commissari avrebbero dovuto intervenire almeno con una bandiera bianca e nera. L’australiano non intende chiedere una penalità pesante, non parla di colpe, ma ribadisce che quella chiusura — che lo costringe sul cordolo e danneggia la sua McLaren — rappresenta esattamente la situazione in cui un avvertimento formale serve a fissare un limite che, così facendo, può essere superato. Ma è la verità o il pilota australiano sta cercando di “giustificare” una mossa al limite?

All’ottavo giro Piastri costruisce un sorpasso pulito: modalità sorpasso attiva, batteria spinta, affiancamento nel tratto verso Les Combes. È una manovra riuscita a molti altri piloti, ma a lui va diversamente.
«Ero sulla linea bianca e sono stato stretto», dice. È la frase che conferma un concetto fondamentale: lo spazio minimo non c’era. E allora perché infilarsi proprio lì?
Il cordolo diventa l’unica via, le ruote si toccano, la McLaren si danneggia e Piastri aggiunge un punto decisivo:
«Siamo stati molto fortunati a non aver avuto un incidente più grave».
Se un pilota è costretto sulla linea bianca e il contatto avviene all’inizio della frenata, la dinamica non può essere considerata neutra. I commissari, però, non intervengono. Eppure, nel contatto tra Hamilton e Russell, la direzione gara ha deciso di penalizzare il pilota britannico della Ferrari ed è per questo che Piastri chiede una sanzione: «Non sto dicendo che dovesse essere una penalità, ma almeno una bandierina bianca e nera.»
Questa frase conferma che non si tratta di dover per forza penalizzare, ma di riconoscere la manovra e fissare un limite regolamentare.
E poi arriva la frase più forte, quella che chiude il cerchio:
«Se pensiamo che vada bene così… l’incentivo di sapere che puoi lasciare a tutti lo spazio minimo indispensabile e farla franca non è certo la strada migliore da seguire.»
Qui Piastri non commenta: definisce un principio che sta alla base di ciò che si reputa corretto oppure no.
Il contatto non è solo un episodio: è un limite tecnico che si trascina.
«Ho perso una discreta quantità di carico aerodinamico», spiega Piastri. La McLaren cambia comportamento, l’assetto si sbilancia, il primo stint diventa una lotta continua. Solo al pit-stop, con il nuovo muso, la gara riprende forma.
Il secondo stint è più coerente, più vicino al potenziale reale della McLaren. Ma anche lì l’aria sporca diventa un ostacolo.
«Appena Lewis mi ha superato, la vettura è diventata difficile da guidare». Quando esce dalla scia, il ritmo torna, si stabilizza, si ricompone. È una gara che vive di oscillazioni, di una macchina competitiva all’inizio degli stint e più fragile alla fine. «Siamo sembrati molto competitivi all’inizio degli stint e forse non altrettanto bravi alla fine», conclude.
Anche qui le sue parole confermano che il contatto con il monegasco ha cambiato l’esito della sua gara.
Piastri non costruisce polemiche: costruisce un principio. Lo spazio minimo deve essere rispettato e, quando non lo è, una misura — anche solo un avvertimento — va presa. Eppure va considerato un aspetto che l’australiano non sembra valutare: se lo spazio non c’era, perché provarci lo stesso? La pista offre diverse zone di sorpasso e quindi avrebbe potuto provare a superarlo in un altro punto.
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