Il GP d’Ungheria è stato un evento molto interessante sotto il profilo delle strategie. Ci attendevamo una gara condizionata dal degrado, ma a dire la verità non così tanto. Questa mattina il nostro pensiero verteva su due possibili tattiche di gara: la prima a due soste, secondo noi potenzialmente la maggior parte dei piloti sarebbe andato su due soste, con qualcuno che avrebbe potuto terminare la gara in modo competitivo facendone solo una. Non avremmo mai immaginato che qualcuno ne avrebbe addirittura fatte tre.
Il degrado ha avuto un impatto molto grande sull’esito finale della gara. Se guardiamo infatti a quello che era l’ordine della classifica dopo il primo giro, avevamo Piastri leader, seguito da Norris, Verstappen, Hamilton, Leclerc, Antonelli e Hadjar, con Russell 20° autore di un’orribile partenza. Da sesto a 20esimo. Il risultato finale risulta completamente rivoluzionato.
Una delle tante cause è il ritiro di Piastri, la penalità di 5’’ comminata a Hamilton per eccesso di velocità in pit lane, l’incredibile passo gara di Antonelli che gli ha permesso, a seguito di una Virtual Safety Car sfruttata bene (non pittando) di mantenere la posizione sulle Ferrari e comunque dall’ottima rimonta che ha permesso a Russell di risalire fino in P7.
Lando Norris è tornato alla vittoria mediante una tattica a tre soste Medium-Hard-Hard-Soft e la Ferrari riesce quantomeno a battere Mercedes mediante S-H-H-S con entrambi i suoi piloti. Tre soste anche per Gasly su M-H-H-S e Sainz su S-M-S-S che però terminano fuori dai punti.

La tattica andata per la maggiore è stata quella a due soste M-H-H, ovvero quella che anche Pirelli, nella serata di ieri, ipotizzava come migliore per la gara. Sei piloti ne hanno fatto uso: Antonelli, Hadjar, Russell, Colapinto, Ocon e Bearman. Quattro conducenti invece hanno adottato tutte e tre le mescole mediante strategie M-H-S. Questi piloti portano il nome di Verstappen, Lawson, Hulkenberg e Albon. Su S-M-S la coppia Aston Martin, mentre impressionano Lindblad e Bortoleto, capaci di terminare la gara mediante una sola sosta. Arvid riesce ad ottenere perfino un punto terminando la gara in P10.
La gara conta i ritiri di Piastri (McLaren) e delle due Cadillac di Perez e Bottas.
Di errori, in questa domenica, se ne sono visti tanti. Leclerc non ha saputo sfruttare la Soft al via e l'ennesima penalità rimediata da Hamilton per eccesso di velocità in pit lane sono solo due episodi. A prescindere però da ciò che i piloti avrebbero potuto fare meglio in termini di guida, per quanto ci riguarda, siamo qui per ragionare più su cosa le squadre avrebbero potuto fare tatticamente, piuttosto che valutare gli errori dei singoli.
Qual è stato il vero problema che ha limitato ancora una volta la Ferrari? La gestione della mescola C3. I piloti, al volante della SF-26 riescono ad essere competitivi con la C5, sia ad inizio gara che nello stint finale, però con la C3, il passo proprio non c'è.

La dimostrazione è Hamilton che non riuscendo a superare Verstappen con le Soft, decide di effettuare la prima sosta in anticipo. Questo gli permette di guadagnare la posizione sull’olandese con un ottimo undercut, ma poi Max si inventa un sorpasso da applausi e a quel punto per la Ferrari diventa impossibile provare a batterlo.
Da quel momento per la Ferrari non c’è stato più nulla da fare in termini di passo gara. I due provano a montare un secondo set di C3 tra il 30° e il 37° passaggio, ma nulla da fare. Il ritmo tornerà ad essere al livello di Norris e Antonelli solamente negli ultimi giri, una volta rimontate le Soft, grazie alla Virtual Safety Car. Gareggiare così è veramente dura, la Ferrari ha un problema.
Difficile dire come sarebbe andata se in uno stint al posto della Hard, il team avesse deciso di montare un altro set di Soft o di Medium. Sarebbe stata un po’ più competitiva? Probabilmente sì. Sarebbe riuscita a salire sul podio almeno con uno dei due piloti? Difficile dirlo. Ci piace pensare che la Ferrari una volta capito che la C3 non gli avrebbe permesso, ancora una volta, di competere per la vittoria, abbia deciso di montare entrambi i set disponibili, su tutte e due le vetture, per acquisire dati e comprenderne meglio il comportamento. La pausa darà loro tempo di cercare una quadra e analizzare le ragioni di queste problematiche per tornare più forte in Olanda e regalare ai tifosi della Rossa un bel weekend sul tracciato di casa a Monza.
Differenziare le strategie, come hanno ipotizzato anche i piloti a fine gara nel momento della VSC non avrebbe avuto senso. Prima di tutto, con Piastri fermo in pista, non c'erano garanzie che la Virtual non si tramutasse in una Safety Car (a quel punto restare in pista con le Hard sarebbe stata la mazzata definitiva), secondo poi, con il passo già non ottimale, pensare di aggiungere più di 10 passaggi su quelle coperture senza fermarsi, sarebbe stato complicato sia per Hamilton che per Leclerc. Prima di colpevolizzare il team per le strategie, a nostro avviso, va risolto il problema del rendimento con la C3. Finché il team non ci riuscirà non ha nemmeno molto senso stare a discutere della riuscita della strategia.

Norris e Piastri avevano un passo superiore alla Ferrari e alla Red Bull, lo si è visto subito. Non hanno sbagliato nulla. Partenze perfette, strategia pulita. L’unico guaio è stato prima l’incidente di Piastri con il doppiato Sainz e poi il ritiro, unico neo del weekend papaya. La Mercedes invece, soprattutto con Antonelli, ha avuto un ritmo impressionante. Il problema di Kimi è stato il partire dietro su un circuito dove praticamente non si supera. La dimostrazione del suo incredibile passo la si ha nell’ultimo stint, in cui è stato capace di tenere alle sue spalle Hamilton su gomma Soft C5, nonostante l’italiano fosse su Hard C3. Russell invece mediante la strategia a due soste, sfrutta bene il fatto di essere alla guida della W17: dopo aver completamente sbagliato la partenza, riesce almeno a fare il minimo sindacale. Ovvero superare tutte le vetture di media-bassa classifica e concludere alle spalle di Hadjar.
Al termine della gara che ha visto il campione del mondo in carica, ottenere il suo primo successo stagionale, il direttore motorsport Pirelli, Dario Marrafuschi, ha affermato: “Abbiamo visto una grande varietà di strategie. Tutte le squadre sono state in grado di sfruttare l’intera gamma di mescole a loro disposizione. Ogni team ha individuato la combinazione più efficace per valorizzare le caratteristiche della sua auto”.
“Mediante lo sviluppo volevamo creare una gamma capace di adattarsi al meglio anche a vetture che hanno seguito percorsi evolutivi differenti. Le scuderie hanno fatto un uso diverso della C5, confermatasi quest’anno una scelta concreta anche per la gara e non soltanto per le qualifiche. Abbiamo avuto degli stint oltre le 29 tornate con gomma Soft, ben 5 piloti sono riusciti a farlo. La gara alla fine si è giocata tra una e tre soste. Tra i top team, soltanto la Ferrari ha scelto di partire con la Soft e, richiamando ai box Hamilton alla prima occasione utile, ha di fatto dato il via, a tutta la sequenza di pit stop degli avversari. Tale soluzione ha offerto una maggiore flessibilità”, ha proseguito il manager italiano.
Concludendo, poi, ha aggiunto: “Se il Cavallino ha evidenziato una particolare efficacia nell’utilizzo della Soft, Mercedes sembra invece aver puntato molto sulla Hard. La decisione, intrapresa dalle squadre è maturata sotto VSC. Il degrado si è mostrato in linea con le attese. Questo nonostante le temperature elevate (asfalto mediamente sui 50°C, ndr). I piloti hanno dovuto gestire soprattutto al posteriore, principale elemento limitante per la trazione. Ciò non ha compromesso il passo gara anche grazie alla costante evoluzione della pista durante l'evento”.
Foto copertina e interna: X, Ferrari; X, Ferrari
Grafiche: Pirelli