Nove italiani su dieci questa mattina al proprio risveglio si sono chiesti: "Ma è successo davvero?". Ebbene sì, Andrea Kimi Antonelli si è preso l'Italia e lo ha fatto a modo suo, con un'impresa che ricorderà e ricorderemo per sempre.
Una vera e propria magia, di quelle che si perdono nella ricerca di una logica che - in fondo - non esiste e trovano senso nel talento puro di chi riesce a realizzarle. Il pilota azzurro - scattato dalla 19esima casella in griglia - diventa così il quarto italiano a trionfare in quel di Monza dopo Farina, Ascari e Scarfiotti, a 60 anni di distanza da quest'ultimo.

Una rimonta da film, culminata con un podio dall'atmosfera surreale: l'inno cantato a squarciagola anche da quella marea rossa che, nonostante l'ennesima delusione, non ha potuto esimersi dal gioire nel vedere il tricolore lassù, più in alto di tutti. E fa niente se il vincitore indossa la tuta della rivale di una vita.

L'Italia quindi si ferma ancora per applaudire il 20enne di Bologna che ha dimostrato di avere le spalle larghe, larghissime per sostenere un paese che ormai poco importa se nel calcio fatica a restare a galla. Una prospettiva che a Kimi non fa paura, anche perchè di compagnia per spartire il peso della responsabilità ne ha parecchia: da Jannik Sinner a Marco Bezzecchi, passando per Federica Brignone fino al duo Tamberi-Jacobs. Impossibile citarli tutti.
Atleti - ma soprattutto ragazzi - per bene, con la faccia pulita, che continuano a ricordarci come essere italiani sia un qualcosa di cui andar fieri. Perchè ci sono vittorie che valgono trofei, titoli, medaglie; altre che valgono una stagione. E poi ci sono imprese che entrano direttamente nella storia dello sport italiano.
Grazie Monza, grazie Kimi. Grazie Italia.
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