Se Monza era il crocevia delle ambizioni Ferrari, è evidente che per gli uomini di Maranello anche questa sarà una stagione di rimpianti. Un enorme peccato perché la SF-26 ha dimostrato di essere una monoposto competitiva dal punto di vista aeromeccanico su diversi tracciati. Nel tempio della velocità, una volta tanto caro ai propulsori della rossa, i nodi sono venuti al pettine. Non bisogna infatti dimenticare che nelle qualifiche Lewis Hamilton ha rischiato di essere estromesso in Q2 e che la beffarda quanto meritata pole di Gasly lascia intendere quanto sia superiore l’unità di potenza Mercedes-AMG F1 M17 E Performance. La gara ha ribadito tale vantaggio competitivo, consentendo a McLaren di precedere l’unica Ferrari al traguardo. Al netto dell’impalpabile autorevolezza gestionale, la rossa non aveva alcuna chance di poter lottare per le prime posizioni anche se l’esecuzione del weekend fosse stata impeccabile.
Non si intende impartire alcuna lezione in termini di stile manageriale, tuttavia è palese che gli uomini al comando della storica scuderia modenese, Frederic Vasseur in testa, siano in balia della faida interna tra Lewis Hamilton e Charles Leclerc. Quanto accaduto alla prima variante tra i due alfieri del Cavallino Rampante non è un incidente di gara. Sarebbe stupido classificarlo come tale. La ritrovata competitività del sette volte campione del mondo ha riacceso la convinzione che possa essere lui l’uomo della provvidenza in grado di riportare la rossa sul tetto del mondo. E in tal senso il fuoriclasse anglocaraibico ha spesso sottolineato quanto stia spingendo nel cercare di migliorare tanti aspetti che vanno ben oltre il ruolo di pilota. Per incapacità o impossibilità, la Ferrari ha deciso di giocare di squadra non impartendo ordini di scuderia a bocce ferme. Un atteggiamento che le sta costando caro in chiave sportiva e umana perché ormai il rapporto tra i due piloti è ai minimi termini. La Formula 1 è crudele, ma per raggiungere il successo occorre cinismo. Se non si dispone della migliore vettura del lotto, l’unica possibilità è massimizzare il risultato complessivo del team e molte volte questo obiettivo penalizza le velleità di uno dei due driver. Più che un “liberi di correre”, la sensazione che si percepisce è di timore reverenziale nell’impartire precise istruzioni ai piloti. In un contesto senza regole di ingaggio tutto è lecito per gli assi del volante. Hamilton intende far valere la sua migliore posizione in campionato, mentre Leclerc non intende mollare un centimetro nella speranza di colmare il gap con il team mate. Il risultato è sotto gli occhi di tutti ed è imbarazzante. Tante volte abbiamo visto compagni di squadra fare a sportellate, specie se in lotta per il titolo, ma a Monza la posta in palio, con il senno di poi, era veramente misera.
Vasseur nel post-gara ha menzionato la gestione McLaren della passata stagione: “Per quanto riguarda eventuali ordini di squadra, credo che un buon paragone sia quello dello scorso anno. A questo punto della stagione Oscar Piastri era davanti all'interno della McLaren e, se la McLaren avesse puntato tutto su Piastri, probabilmente Max Verstappen sarebbe diventato campione. È chiaro che a un certo punto bisogna prendere una decisione, ma credo che prima di Monza fosse ancora troppo presto per farlo. Adesso abbiamo tempo per parlarne con i ragazzi”. Non è forse troppo tardi per parlare con i piloti? Possibile che non esistano regole di ingaggio codificate alle quali i piloti debbano attenersi in modo tassativo, ma si debba ricorrere a ramanzine estemporanee? A questo punto è lecito chiedersi se in Ferrari siano in grado di gestire due piloti che ambiscono a essere primedonne, specie quando è necessario mortificarne le ambizioni per il bene supremo della scuderia.