Lo scorso settembre, alcuni media nazionali avevano raccontato l’evoluzione del caso delle tasse evase in occasione di alcuni GP italiani, emerso lo scorso aprile. L’Erario, grazie al lavoro della Guardia di Finanza di Bologna, ha infatti recuperato circa di 100 milioni di euro relativi alle imposte sui redditi prodotti dai piloti stranieri durante i GP disputati in Italia.
Le scuderie, al contrario, hanno provveduto in tempi rapidi al pagamento degli importi dovuti all’Agenzia delle Entrate, che riguardavano sia dele imposte non saldate che delle sanzioni. Il nodo, di fatto, verteva sul fatto che i piloti sono considerati come lavoratori autonomi e le scuderie non avevano operato la ritenuta alla fonte e versato al Fisco le imposte generate dal lavoro.
Valtteri Bottas, evidentemente tra i piloti che non avevano tutti i conti a posto con le autorità fiscali del nostro paese, non vede di buon occhio la possibilità di correre la gara finale della stagione 2026 ad Imola, nel caso in cui Abu Dhabi dovesse alzare bandiera bianca a causa delle tensioni in Medio Oriente legate alla guerra tra Usa e Iran.
“Non mi entusiasma l’idea di correre a Imola, ho sentito parlare del meteo che di solito c’è lì in quel periodo, tra nebbia, tramonto precoce e basse temperature. Poi non so se avete sentito parlare delle tasse italiane… Nessuo vuole realmente correre in Italia per quello che è successo”.
Oltre a toccare delle questioni fiscali, Valtteri Bottas ha poi chiuso il suo intervento nel coso del media day a Sepang, dove domenica andrà in scena il GP del Bahrain in Malesia, concedendo una battuta sul possibile finale di annata a Yas Marina.
“Abu Dhabi? La Formula 1 non credo correrebbe un rischio del genere se non ci fossero la condizioni di sicurezza per tutti. Poi ad Abu Dhabi non ci sono tasse, giusto?“.
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