Gp Australia - Gara
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La stagione 2015 è partita esattamente com’era terminata l’edizione 2014: la Mercedes domina e conserva tutto sommato il vantaggio mostrato sin dallo scorso anno. Domina e lo fa con entrambi i piloti, soprattutto con un Hamilton devastante, in pista, nei confronti di Nico Rosberg. Qui, dove nella precedente edizione l’affidabilità Mercedes tradì proprio Lewis consegnando il primo trionfo al suo compagno di squadra, la solidità della W06 si è invece rivelata coerente con quanto mostrato nei test invernali e ha permesso al campione in carica di esprimersi al meglio, lasciando poche speranze a Nico sin dalle qualifiche con un divario di ben sei decimi (a parità di macchina). Ciò che continua a impressionare, dei campioni del mondo, è la capacità di gestire il ritmo con molta disinvoltura, nonostante la fuga dei due piloti non sia stata troppo marcata nella prima frazione di gara.


C’è qualcosa, però, che fa più notizia della “solita” Mercedes: stiamo parlando della Ferrari e dell’esordio, molto atteso, di Sebastian Vettel al volante della SF15-T. Anche in questo caso, i valori osservati nel corso dei test non hanno detto bugie: a Maranello la rivoluzione del 2014 ha iniziato a dare i suoi primi frutti. La monoposto di quest’anno è nata davvero bene, sia dal punto di vista del telaio che dell’unità propulsiva. Su questa, in particolar modo, si sono concentrati gli sforzi dei tecnici in rosso, che comunque hanno ancora alcuni “gettoni” di sviluppo da spendere nel corso della stagione. La vettura, quest’anno, sembra andar bene a entrambi i piloti ma soprattutto ha un’altra peculiarità che permette di puntare a risultati ottimi: tratta bene le coperture Pirelli.

Sebastian Vettel, il quattro volte campione del mondo che tanto ha fatto soffrire proprio la Ferrari (e Fernando Alonso) in questi anni, porta con sé il carisma e lo spirito di squadra che probabilmente servivano al team per rilanciarsi e ritrovare fiducia, quella fiducia essenziale per costruire (o ricostruire) il percorso verso la vittoria, ormai assente a Maranello da diversi anni. Vettel e la Ferrari, oggi, alla prima gara insieme, sono stati i più diretti inseguitori dell’imbattibile Mercedes, con un distacco finale leggermente superiore al mezzo minuto e un immediato podio che vale quasi una vittoria. La maturità di Sebastian è evidente: a ventisette anni è probabilmente nella fase migliore per esprimere le proprie potenzialità e dovrà dimostrare nel tempo di saper vincere anche con una macchina che non sia la Red Bull degli anni migliori…

Ma la Ferrari, oggi, non è stata in vista solo con il tedesco: Kimi Raikkonen, nonostante i contatti subiti al via ed il ritiro per un banale problema nel cambio gomme, è stato abbastanza veloce e ha segnato, finché ha corso, diversi giri veloci. Dopo un 2014 molto difficile e vissuto all’ombra di Alonso, Kimi sembra aver ritrovato una certa serenità e quindi anche la velocità che in passato ha sempre saputo dimostrare. Sarà sufficiente vederlo in azione nei prossimi appuntamenti per assistere, magari, a un confronto diretto con lo stesso Vettel.

Le previsioni davano il Cavallino in lotta con Williams e Red Bull per la conquista del secondo posto; il passo gara delle rosse, però, ha permesso di battere sul campo la Williams di Felipe Massa (che è equipaggiata ancora con il motore Mercedes) e, in controtendenza con lo scorso anno, fare sorpassi invece che subirli. I rivali diretti, infatti, non sono stati all’altezza della Ferrari: se la Williams ha corso “ferita” per via del forfait di Bottas (a causa di sollecitazioni alla schiena subite il sabato) e non ha dato a Felipe Massa tutti i mezzi per difendersi adeguatamente da Vettel, la Red Bull non è stata da meno: l’idolo di casa Daniel Ricciardo non è andato oltre il sesto posto (l’australiano è il primo dei doppiati), a prova del fatto che sia il telaio Red Bull che la power unit Renault non hanno offerto una performance ottimale. Lo stesso Kvyat, proveniente dalla Toro Rosso, ha dovuto rinunciare alla gara per problemi tecnici della sua monoposto. Assenze che, unite al forfait della McLaren di Kevin Magnussen (chiamato a sostituire temporaneamente Alonso) e alla presenza fantasma del team Manor (ex Marussia), hanno contribuito a rendere molto scarno il numero dei partecipanti: Jenson Button, ultimo a due giri con la McLaren Honda, ha chiuso undicesimo a margine della zona punti! Per il team britannico, da quest’anno motorizzato con la power unit dei giapponesi, è notte fonda: parliamo di un ritardo di svariati secondi al giro nei confronti della Mercedes, con prospettive abbastanza dure per questa stagione. Fernando Alonso, che dovrebbe rientrare a Sepang tra due settimane, non sarà affatto contento…

Altre sorprese, minori ma non per questo meno importanti, sono state rappresentate dai rookie, ovvero i piloti esordienti di quest’anno: Felipe Nasr, con la Sauber motorizzata Ferrari, ha chiuso in quinta posizione nonché ultimo tra i non doppiati, rafforzando l’idea che il telaio della vettura elvetica e il propulsore di Maranello funzionano a dovere (il suo compagno Ericsson ha concluso ottavo, portando a punti anche l’altra Sauber). Note positive anche per Carlos Sainz Jr e Max Verstappen, entrambi con la Toro Rosso, entrambi figli d’arte ed entrambi molto giovani (venti e diciassette anni, rispettivamente…): lo spagnolo ha tagliato il traguardo in nona posizione dopo una bella gara rovinata da un lungo e problematico cambio gomme, senza il quale avrebbe potuto ottenere un piazzamento migliore. Verstappen, a sua volta, ha effettuato una gara solida nonostante la fin troppo giovane età ma è stato poi fermato da problemi tecnici della sua monoposto.

I riflettori, dopo l’appuntamento di Melbourne, sono sulla coppia di piloti Mercedes ma anche sulla figura di Sebastian Vettel, che suscita facili quanto a tratti inappropriati paragoni con il grandissimo Michael Schumacher, giunto in Ferrari alla stessa età e per operare un rilancio analogo dopo un periodo buio per la Scuderia. Il quattro volte iridato, che ha già preso gusto ad esprimersi nella nostra lingua, sta palesando l’amore che ha sempre avuto per la Ferrari, ora unita più che mai per tornare stabilmente al vertice. La strada è ancora lunga ma la via intrapresa dal team sembra essere finalmente quella davvero giusta…

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