Gp Stati Uniti 2015 - Gara
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Come Brabham, Stewart, Lauda, Piquet. Soprattutto, come Ayrton Senna. Lewis Hamilton entra nel prestigiosissimo club dei piloti di F.1 che hanno vinto il titolo tre volte e lo fa con tre gare d’anticipo sulla fine del campionato, confermando i numeri straordinari di una stagione perfetta, di una guida giunta a un livello altissimo, di una Mercedes che rimane comunque imbattuta e imbattibile. L’inglese è campione per il secondo anno consecutivo e lo diventa in una terra per lui magica, quella che è sempre stata per molti la terra dei sogni, delle cosiddette opportunità. Il meraviglioso tracciato di Austin, in Texas, è stato teatro di una gara incerta, assolutamente spettacolare, dalla quale è emerso il talento, la capacità di non commettere gli errori fatti invece dagli altri. Se anche Lewis Hamilton non avesse vinto oggi, possiamo dire con serenità che il titolo sarebbe arrivato ugualmente tra una settimana o al massimo tre. L’ipoteca sull’iride era faccenda nota ormai da tempo e difficilmente confutabile, testimone ineccepibile la matematica.


L’emozione del terzo titolo è stata, forse, la maggiore di tutte: dopo la bandiera a scacchi, ci sono stati solo i sospiri di Hamilton mentre riceveva i team radio con i complimenti della sua squadra; ci sono state poche parole quasi silenziose, rispettose, soffocate; c’è stata una commozione velata ma tangibile, potente, firma perfetta di quei momenti di gloria sportiva tanto elevati da restare per forza nell’immaginario collettivo (e non solo tra i fan o gli addetti ai lavori di questa categoria). L’intensità di questi sentimenti, la loro energia positiva, è stata probabilmente pareggiata solo da un’altra forza, di senso inverso e altrettanto consistente: la delusione, la rabbia, la terribile maschera di Nico Rosberg in mondovisione nel corso dei vari momenti della premiazione. Compito di Nico, stavolta, non era tanto resistere all’avanzata mondiale di Lewis, quanto dimostrare che quella bella pole fatta di sabato poteva (e doveva) trasformarsi in vittoria. La gara del tedesco è stata intensa solo in alcuni momenti, diluiti poi soprattutto da quell’errore finale che ha regalato vittoria e titolo al suo compagno di squadra.

A tenere banco in questo weekend americano, che precede di poco il ritorno della F.1 nel vicino Messico, è stato soprattutto il forte maltempo che si è abbattuto anche su Austin, causando l’annullamento delle libere 2 del venerdì e il rinvio delle qualifiche nel giorno stesso della gara. Inconsapevoli ingredienti di un ritrovato spettacolo sono stati, infatti, la pista umida e la mancanza di riferimenti per i pochissimi giri percorsi prima di schierarsi in griglia oggi. Molta incertezza, quindi, unita a diversi errori di vari piloti, che hanno causato safety car sia virtuali che reali, rimescolando strategie e anche posizioni, in un valzer che ha davvero tenuto accesa la gara fino al suo termine, regalandoci quella suspense che tanto serve alle gare moderne. Si è partiti con pista molto umida e gomme intermedie, per poi arrivare al traguardo con l’asfalto praticamente quasi asciutto e le gomme slick. Nelle prime fasi di gara le Mercedes sono state pesantemente insidiate dalle Red Bull, che poi con l’evoluzione delle condizioni della pista sono sprofondate. Unica certezza, oltre alla solita competitività del team tedesco, è stata la prestazione di Sebastian Vettel, sempre capace di emergere in tutte le condizioni. Il ferrarista, nell’ultimo terzo di gara, poteva addirittura diventare un candidato alla vittoria per via di una sosta effettuata con furba prontezza durante i vari rallentamenti citati prima. Alla fine Vettel ha concluso con un terzo posto negli scarichi di Rosberg, un podio che fa sempre bene alla Ferrari e che conferma (semmai ce ne fosse bisogno) che il primo inseguitore della corazzata Mercedes è e rimane sempre lui.

Notevolissima anche la gara dei due piloti della Toro Rosso, con Verstappen fantastico quarto e Sainz sesto, entrambi sempre aggressivi e competitivi con tutte le monoposto vicine, Ferrari incluse! Altra buona giornata per Sergio Perez, che dopo il podio di Sochi qui ha ottenuto un buon quinto posto alla vigilia della gara di casa. La McLaren sorride a metà grazie al settimo posto di Jenson Button, mentre Fernando Alonso ha dovuto combattere con la sfortuna di problemi tecnici, perdendo così una meritata zona punti. Disastrosa la gara delle Williams, entrambe ritirate, e deludente anche la gara di Kimi Raikkonen, che si è dovuto arrendere di fronte a un problema tecnico derivante da un’uscita di pista. Seppur con entrambi i titoli già assegnati, il mondiale deve ancora veder disputarsi tre gran premi, nei quali non mancherà la lotta per confermare diverse posizioni di classifica, una su tutte il secondo posto nel mondiale riservato ai piloti: una questione aperta tra Rosberg e Vettel. Domenica prossima si corre in Messico…

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