Ripartenza col Bottas

Ripartenza col Bottas

Un inizio di stagione scoppiettante, nonostante le premesse

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Un taglialegna come Valtteri Bottas (10), nei boschi della Stiria, si sente a casa propria. Ha abbattuto tutti gli alberi che lo separavano dalla conquista del primo GP dell’anno, incurante dei pericoli di incendio urlati dai box e conducendo la gara senza mai perdere la testa della corsa.

Alle sue spalle è successo di tutto. Il traguardo, in seconda posizione, l’ha tagliato Lewis Hamilton (5), bravo e fortunato a recuperare terreno dalla quinta piazzola a cui l’aveva relegato, con gargantuesco ritardo, la commissione di gara. Il campione, però, nulla ha potuto contro una seconda e severissima sanzione, questa volta arrivata in tempi da record, per un contatto con la Red Bull dello sfortunato Albon (8), uscito con le ossa rotte da un affondo sontuoso. Un aggravio di cinque secondi che gli è costato addirittura il podio, visto che, nella tabella dei tempi, è stato scavalcato dagli enfants terribles Leclerc (9) e Norris (8), tra i più giovani a salire sul gradino più basso grazie a un letale giro “fucsia” conclusivo.


I distacchi risicati, al termine della gara, sono figli più delle safety car (ben tre, un record in Austria) che della ritrovata competitività degli avversari della Mercedes che, in condizioni normali, avrebbe probabilmente doppiato tutti. La gara di debutto si è confermata critica per molte squadre, con la bellezza di nove ritiri.

Tra i big, a patire lo scotto più cocente è stato Max Verstappen (sv), tradito da una Red Bull (5) che non sembra migliorata; fuori subito anche Ricciardo con una Renault (6) in apparente ripresa. Anche i motori di Stoccarda non sono si sono dimostrati molto affidabili: non parliamo solo dei ritiri “secondari” di Stroll (7) e Russel (8), ma delle stesse monoposto nere che hanno dovuto girare in modalità depotenziata per evitare il peggio. L’anno scorso Hamilton sarebbe riuscito a difendere il secondo posto grazie al famoso pulsante magico che oggi non ha potuto premere. I benefici del “rivoluzionario” DAS sono stati a loro volta ridimensionati: come sospettavamo, nella concitazione della gara, un utilizzo sistematico è del tutto utopico, e difatti l’abbiamo visto in azione solo nei giri telecomandati dalla vettura di sicurezza.

Capitolo Ferrari: è chiaro che le limitazioni imposte dalla FIA hanno azzoppato i cavalli del motore di Maranello, una situazione ai limiti del drammatico che difficilmente potrà essere recuperata prima del cambio regolamentare (ossia tra due stagioni). Tra una settimana assisteremo alla stessa agonia e serviranno altre variabili impazzite per mascherare la pochezza di un progetto onestamente inaccettabile per una squadra che quest’anno festeggerà (si presume nel peggiore dei modi), il millesimo Gran Premio. Se non ci fossero gli antologici sorpassi del giovane monegasco a tenere, al momento, in piedi il baraccone, la situazione sarebbe già completamente fuori controllo. Vettel (3), separato in casa, è ripartito da dove si era fermato, ossia con un testacoda figlio di un inconcepibile attacco ai danni di Sainz (7) che l’anno prossimo gli prenderà il sedile. Ormai il pilota è irrimediabilmente perso, ma rischia di rendere invivibile la situazione all’interno del box con delle dichiarazioni che ricordano quelle delle annate infauste di Prost e Alonso.

Perez (6, come la posizione finale) e la Racing Point/Aston Martin/Mercedes B hanno gettato alle ortiche una concreta possibilità di vincere la gara, dapprima con l’assurda scelta di non cambiare le gomme soft all’uscita della prima safety-car e poi con una penalità per aver oltrepassato il limite di velocità ai box.

Due francesi alle sue spalle: Gasly (7) che si è tenuto lontano dai guai e ha portato i primi punti alla “nuova” scuderia Alpha Tauri e Ocon (6), al rientro dopo un anno sabbatico, da cui ci si poteva attendere qualcosa di meglio.

Il nostro Antonio (9) è stato autore di una gara maiuscola e ha saputo sopperire a una strategia sbagliata con due sorpassi ai danni di Vettel e Kvyat, portando punti importantissimi alla venerata Alfa Romeo.

Ultime considerazioni, come consuetudine, per la direzione di gara. La penalità inflitta ad Hamilton sullo schieramento è arrivata solo a pochi minuti dal via e per l’insistenza della combattiva Red Bull, ma è assurdo che i commissari abbiano dovuto essere imboccati per far rispettare uno degli aspetti più importanti delle corse, ossia la sicurezza in pista.

Agli antipodi invece la decisione di punire nuovamente il numero 44 per il contatto con Albon: il campione non compie alcuna manovra ostativa nei confronti della Red Bull e l’incidente, a nostro modo di vedere, doveva essere derubricato come semplice situazione di gara. Lodevole l’aplomb di Lewis che non si è lamentato per l’accaduto. Appoggiamo completamente invece la nuova politica sulla safety car: sarà antidemocratica, ma è decisamente più sicura e regala situazioni che con la controparte virtuale non si verificherebbero mai.

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