Vado, m’ammazzo e torno
​​​​​​​Un Gran Premio che, fino a metà gara, sembrava essere l’elogio della tecnica, si è trasformato d’un tratto in uno dei più rocamboleschi della storia della Formula Uno. La causa? Lo stupefacente preparato da Michael Masi ...

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Un Gran Premio che, fino a metà gara, sembrava essere l’elogio della tecnica (i primi tre piloti impeccabili e tiratissimi), si è trasformato d’un tratto in uno dei più rocamboleschi della storia della Formula Uno. La causa? Lo stupefacente preparato da Michael Masi (voto 2), i cui effetti ci mettono un po’ a manifestarsi, visto che l’incidente causato dalla foratura di uno pneumatico Pirelli (voto 0) sull’Aston Martin di Stroll (8) al trentesimo giro non ha comportato l’esposizione di una bandiera rossa così come invece accaduto con quello, identico per dinamica e zona geografica, dell’altrettanto sfortunato Max Verstappen (10), leader della gara e detentore del giro veloce sino a due giri dal termine. Volete anche la ciliegina sulla torta? Un’inconcepibile ripartenza da fermo per una gara che ha dato un’idea di quello che ci si potrebbe attendere dalle sprint race.


Il senso dell’incompressibile difformità tra le due scelte nessuno l’ha capito, se non chi (maliziosamente) pensava che si trattasse di un’altra spintarella per permettere a Lewis Hamilton (1) di compiere un altro passo verso l’ottavo alloro, magari beffando questa volta l’ottimo Sergio Perez (9), meritevole della vittoria tanto quanto il compagno di scuderia.

Invece, alla partenza, un altro colpo di scena: il campione in carica, anziché accontentarsi di un recupero di diciotto punti nei confronti del leader del mondiale (ne stava perdendo dieci sino a pochi minuti prima), tira dritto alla prima curva proprio come Vettel (10 e lode) qualche anno fa, gettando alle ortiche l’ennesimo regalo della dea bendata. Chissà se il duro confronto, nella notte, sarà con lo specchio, dopo aver lanciato accuse alla squadra per tutto il week-end monegasco. A ringraziarlo proprio l’ex rivale, in sella all’Aston Martin superstite, risalito così in seconda posizione dopo una rimonta d’altri tempi.

Chiude il podio Gasly (9), eccezionale a tenere a bada Leclerc (7) con un doppio sorpasso nell’ultima tornata. L’Alpha Tauri ne aveva di più rispetto alla Ferrari, ma senza la classe del pilota francese il gradino più basso non sarebbe assolutamente stato possibile. Chiedere all’irascibile Tsunoda (5), quinto dopo la prima curva e risucchiato sia dal granitico Norris (8), incredibilmente ancora quarto nel mondiale piloti, che dal divino Alonso (10 e lode) che porta in sesta posizione una Alpine più sbiadita che mai.

Male Sainz (4), che ha compromesso con un dritto la possibilità di rimanere nella zona di Leclerc e non ha nemmeno saputo approfittare della nuova partenza e male anche Ricciardo (5) che continua a prendersi pesci in faccia dal compagno di squadra. Eccellente decimo posto di Raikkonen (7) che porta un altro punto nel carniere dell’Alfa Romeo. Giovinazzi (6), dopo una terribile qualifica, riesce a salvare la faccia finendo alle spalle del compagno. Il blasone della casa meneghina rifulge dopo i bei sorpassi sulla Mercedes eptacampione di Bottas (voto: non esiste nulla sotto lo zero?), in grado di tenersi alle spalle a malapena le due Haas del 2018.

A pochi giri dalla fine il mondiale sembrava pesantemente compromesso per Verstappen: una sliding door come se n’erano già viste in passato (l’episodio più recente a Imola) con l’ennesimo colpo di fortuna per Hamilton. L’errore del numero 44 è di una gravità capitale: non ci si attenderebbe una simile debacle da un campione della sua caratura, tanto più che, dopo una domenica di continui piagnistei stava per portare a casa un colpo gobbissimo. Ma il vento sta cambiando e il vecchio campione, tenuto in gioco sino a questo momento da episodi quantomeno interlocutori, con questo lungo potrebbe aver fatto un passo per lasciare finalmente libero il trono.

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