A difesa di Masi: perchè non è giusto che paghi per quanto accaduto ad Abu Dhabi
Secondo le indiscrezioni raccolte dalla BBC, la Mercedes avrebbe chiesto alla FIA di sollevare Masi dal proprio incarico. Questo compromesso metterebbe fine alle polemiche del team di Brackley e convincerebbe Hamilton a continuare la sua avventura in F1

Se Latifi non fosse andato a muro a pochi giri dal termine dell’ultimo appuntamento stagionale, probabilmente in questo momento Michael Masi starebbe trascorrendo un inverno pressoché sereno. Il ruolo dell’arbitro, e il calcio ce lo insegna, è molto complicato. Un’interpretazione può radicalmente cambiare il corso della competizione, rischiando di essere accusati di aver favorito una parte piuttosto che l’altra. 

La scelta di far ripartire la gara con una tornata ancora a disposizione ha offerto l’occasione a Verstappen di realizzare un vero e proprio miracolo sportivo, mentre Hamilton ha visto scivolare dalle proprie mani un mondiale ormai in cassaforte, inducendolo in uno stato di isolamento e silenzio che continua ad alimentare dubbi sul suo futuro in F1.  


Se quanto riportato dalla BBC dovesse condurre a dei riscontri concreti, non solo si fornirebbe una prova inconfutabile del potere politico che la Mercedes applica al di fuori della pista, ma si andrebbe a sminuire la valutazione sull’effettivo operato di Masi, eseguendola in funzione della mera necessità di risarcire il team tedesco per il campionato piloti perso da Hamilton. 

Al di là di ipotetiche supposizioni, come sottolineato dallo stesso Binotto, le critiche nei confronti di Masi appaiono ingenerose perché si è trovato a dover gestire un confronto fra due piloti e i loro rispettivi team, Red Bull e Mercedes, che in alcuni momenti della stagione ha raggiunto dei livelli tali da far pensare ad uno scontro fisico fuori dal tracciato. La frequenza e la moltitudine di incidenti, reclami, appelli, team radio hanno avvelenato ed inasprito la competizione in pista, creando talvolta delle situazioni grottesche che spiegano in larga parte le difficoltà incontrate da Michael Masi. 

È semplice dall’esterno additare Masi come capro espiatorio, riconoscendolo come principale responsabile del discusso epilogo del campionato o incapace di mettere un freno ai duelli, spesso oltre misura, fra Hamilton e Verstappen. Crocifiggere il direttore di gara in una misura tale è oltretutto ingiustificato soprattutto da parte di addetti ai lavori e tifosi chiedono da tempo imprevedibilità, colpi di scena, duelli che sappiano regalare emozioni e spettacolo, cancellando l’idea della cosiddetta Formula-Noia. 

Si può certamente discutere sul metro di giudizio applicato o sulla coerenza delle penalità inflitte durante l’arco della stagione, ma bisogna tenere a mente innanzitutto come il lavoro del direttore di gara vada recensito nei confronti dell’intera griglia e in funzione delle decisioni prese nell’interezza del weekend di gara, ma soprattutto che il regolamento sportivo è ampiamente interpretativo. 

Non esistono in nessuno sport casistiche sempre identiche tra loro e valutabili in maniera chiara ed oggettiva. Al direttore di gara e al collegio dei commissari, che ricordiamo partecipare attivamente alle decisioni da applicare, viene riconosciuta la soggettività di decidere se e come infliggere penalità, far scendere in pista la safety car, dichiarare bandiera rossa o sospendere la gara come accaduto in Belgio questa stagione, giusto per fare degli esempi. La sentenza pubblicata a seguito dell’appello Mercedes a conclusione del mondiale, per l’appunto, ribadisce che Masi non ha commesso nessuna regolarità procedurale e che, quindi, si è attenuto semplicemnte al regolamento. 

Va aggiunto che per il futuro la Federazione dovrà necessariamente sistemare alcune questioni dibattute e spinose come i track limits, le vie di fuga in asfalto, le manovre di sorpasso e di difesa, il funzionamento della safety car e della bandiera rossa in modo da creare delle condizioni valutative maggiormente uniformi e che permettano di contenere drasticamente le occasioni di polemica. 

Se la direzione intrapresa con la rivoluzione delle vetture ad effetto suolo è quello di incrementare lo spettacolo in pista, non si può demonizzare il modo in cui si è svolto e concluso il mondiale 2021. Soddisfare tutte le parti in gioco è complesso, motivo per cui è gratuito e semplice attaccare il solo Masi senza tenere conto del ruolo occupato, appunto, delle altre parti in gioco.  


Il mondo della F1 deve una volta per tutte capire se desidera essere quello in cui si infligge una penalità a Vettel in Canada per essere uscito di pista o in cui si fa fede al ripetuto e famoso lasciamoli correre. Come direbbe proprio Masi: “Toto, this is motorsport”. 


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