L'epopea di Vettel in Ferrari: il campione stritolato dal Cavallino - 4 e ultima parte
Appassionante, a tratti esaltante, drammatico. Quello tra Sebastian Vettel e la Scuderia è stato un rapporto al cardiopalma, come da copione quando a Maranello decidono di ingaggiare un fuoriclasse. L'epopea di Vettel in Ferrari, quarta e ultima parte.

Tempo di lettura: 11 minuti

Ci eravamo lasciati con Vettel al massimo della sua forma, e finalmente pronto a conquistare l'agognato titolo in rosso. Il 2017 parte alla grande ma ben presto rivela la sua vera natura di annus horribilis: il cammino trionfale del campione è ostacolato da una Ferrari che inizia a perdere pezzi, e con essa punti per strada. 

Da veloce e all'apparenza inarrestabile, la SF70H diventa fragile spettatrice della rimonta Mercedes. Vettel si deve arrendere al rivale Hamilton, che a fine stagione gli rifila quasi 50 punti di distacco. La sua Gina sembra averlo tradito in corso d'opera, ma il peggio dovrà ancora arrivare. 


Seb rimanda l'appuntamento iridato al 2018, che si apre nel migliore dei modi: due vittorie nelle prime due gare e una Ferrari finalmente all'altezza delle due Mercedes lasciano sperare per il meglio.

La SF71H è veloce sia nelle mani di Vettel che in quelle di Raikkonen, quando Iceman si ricorda di essere un pilota veloce e determinato. A un Kimi a corrente alternata fa da contraltare un Seb in splendida forma, che raccoglie altri importanti successi a Montréal e Silverstone

La lotta con Hamilton e più aperta che mai, e il popolo ferrarista, questa volta, inizia a crederci sul serio. A un certo punto della stagione tuttavia sembra che qualcosa, o qualcuno, si sia insinuato molesto tra Vettel e la sua capacità di portare a casa il mondiale. Per lui, che di titoli nel ha vinti già quattro, l'impresa non sarebbe affatto impossibile.

La scomparsa di Sergio e le ombre di Charles

L'epopea di Vettel in Ferrari: il campione stritolato dal Cavallino - 4 e ultima parte

Sarebbe riduttivo tirare in ballo la sola tenuta di Vettel nel valutare l'andamento di quell'annata, d'altronde in Formula 1 il mix di fattori che fanno la differenza tra un titolo e una sconfitta è talmente ampio che spesso la rosa di possibili accadimenti sfugge persino al controllo di tecnici, ingegneri e piloti. 

Il campionato 2018 tuttavia è stato quello che ci ha restituito Sebastian nel suo equilibrio più precario. Il tedesco accusa due colpi che a conti fatti si sono rivelati decisivi per metterlo fuori dai giochi. La morte di Marchionne in primis, che ha avuto sul pilota un effetto pesantemente destabilizzante.  

L'esordio di Leclerc al volante dell'Alfa Romeo, e la certezza maturata nel corso dell'estate che il monegasco avrebbe affiancato il tedesco nella stagione successiva hanno fatto il resto. Ed è proprio in estate che va in scena il crollo di Seb, con Hockenheim primo, inequivocabile e drammaticamente realistico palco in cui è andata in scena tutta la sua fragilità.


Complice anche una (probabile) chiazza d'olio lasciata in pista dal V6 di Sirotkin, Vettel pianta la macchina nella via di fuga della curva Sachs, nel tentativo di resistere alla furiosa rimonta di Hamilton che con una mescola di differenza (a suo favore) sta recuperando un secondo al giro. 

Sul viscido asfalto tedesco era impossibile tenere quel ritmo, l'alternativa sarebbe stata quella di alzare il piede e farsi riprendere dal rivale. Seb non ci sta, e si gioca il tutto per tutto ma gli va male. Nell'abitacolo è furioso, trasformandosi da plausibile artefice di un piazzamento prezioso in ottica mondiale a primo e spietato giudice di sé stesso.

Vettel è sotto pressione. Hamilton è sempre più affamato, e il tedesco inizia ad avvertire i primi importanti segni di cedimento. Il clima in Ferrari è cambiato, e l'arrivo di Charles non può che significare ulteriore pressione su di lui.

Seb fuori controllo

L'epopea di Vettel in Ferrari: il campione stritolato dal Cavallino - 4 e ultima parte

Senza Marchionne la Ferrari è allo sbando, e le decisioni prese di lì in poi hanno condizionato negativamente un mondiale che questa volta sembrava davvero possibile. Il teatro dell'assurdo ferrarista va in scena a Monza in tutto il suo autolesionismo. Kimi viene silurato proprio nel week end brianzolo, e lui per tutta risposta si sente libero di fare ciò che gli riesce meglio, quando vuole.

Il sabato strappa la pole dalle mani del compagno di squadra (davanti agli occhi di chi scrive, tra l'altro), mentre la domenica non si fa problemi a dimostrare al mondo che senza ordini di scuderia sa come mettersi dietro tutti, a partire dal team mate.

Pronti, via: Iceman tira la staccata alla Prima Variante, mentre Seb si fa rimontare da Lewis che lo attacca alla Roggia. Il resto è storia, vissuta anch'essa dalle tribune di Monza: non è il caso di infierire oltremodo. Vettel prende così a inanellare una serie di testacoda che lo vedrà protagonista anche a Suzuka, Austin e Interlagos

Ma è in Messico che il crollo di Seb si palesa in pieno. Lewis si laurea campione per la quinta volta, peraltro in maniera tutt'altro che inaspettata. Per il ferrarista il colpo è pesante. Vettel si presenta cupo alla stampa solo dopo aver passato una buona mezz'ora inisolamento totale, e a festeggiamenti praticamente conclusi. 

Seb è fuori controllo, ma il peggio per lui deve ancora arrivare, e si palesa nella stagione successiva nelle sembianze del duo Leclerc-Binotto. Il monegasco arriva a Maranello senza il minimo timore reverenziale nei confronti del più esperto compagno di squadra. 

Già durante i test invernali Charles fa capire a Sebastian le sue intenzioni, girandogli negli scarichi e interpretando le curve del Circuit de Catalunya con un'insolito stile di guida da kart. Che, nel gergo non scritto dei piloti, vuol dire solo una cosa: sono più veloce.

Il fatto è che con quello stile di guida Leclerc si è aggiudicato il prestigioso uno-due Spa-Monza, oltre ai galloni di prima guida per l'anno successivo, sfruttando appieno il supermotore della sua SF90 e approfittando degli ennesimi errori grossolani commessi dal compagno. 

L'epopea di Vettel in Ferrari: il campione stritolato dal Cavallino - 4 e ultima parte

Per Vettel l'avventura in rosso è ormai finita, ma il ferrarista non si fa mancare un memorabile guizzo di rabbia agonistica in Canada. La battaglia con Lewis gli fa perdere il posteriore in prossimità della chicane, che taglia come meglio può per non stampare la macchina sul muro. Quei cinque secondi inflitti dai commissari entreranno nella storia della Formula 1. Seb taglia il traguardo in prima posizione, ma deve cedere la vittoria ad Hamilton che l'ha tallonato per tutto il GP.


La furia agonistica lascia spazio al dramma personale di Seb che una volta sceso dalla monoposto inverte i cartelli "segnaposto" riservati ai primi due, sistemando quello col numero 1 davanti al muso della sua Ferrari. Una mossa di esplicita polemica con l'operato della direzione gara, protagonista di un'interpretazione dei regolamenti con pesi e misure in funzione del pilota sub judice. Ancora una volta.

La fine del pilota, la rinascita dell'uomo

L'epopea di Vettel in Ferrari: il campione stritolato dal Cavallino - 4 e ultima parte

Riportare ulteriori aneddoti sulla stagione 2019 sarebbe un po' come girare il dito nella piaga. Nel 2020 abbiamo visto correre la controfigura di Vettel, mentre a Maranello coltivavano Charles, velocissimo co-artefice della scomparsa, agonisticamente parlando, del quattro volte campione tedesco. Seb, voluto, amato e infine scaricato dalla Ferrari, è stato l'ennesimo pilota stritolato da quel Cavallino impossibile da domare, se non si posseggono una serie di caratteristiche. 

Per essere prima guida Ferrari non bastano talento e velocità. Ci vuole amore incondizionato per la Scuderia e una fortissima resistenza alle abnormi pressioni con cui, una volta accasati a Maranello, i piloti devono imparare a convivere. 

A Seb è mancato solo quest'ultimo aspetto, e così come un'unione tossica è in grado di far emergere i lati più oscuri di entrambe le persone, il matrimonio tra la Ferrari e Vettel ha finito per annientare quest'ultimo, mettendo in risalto ciò per cui in tanti lo criticano: il saper vincere solo quando tutto è sotto controllo.

Nel frattempo, però, è emerso l'uomo Sebastian, l'appassionato portavoce di battaglie per il sociale, il latino. L'eroe imperfetto amato dalle folle proprio per la sua natura fallace e genuina. Il popolo Ferrarista non lo dimenticherà, nonostante la Ferrari abbia abusato della sua umanità.

Leggi anche: L'epopea di Vettel in Ferrari: il campione stritolato dal Cavallino - Parte 3

Leggi anche: L'epopea di Vettel in Ferrari: il campione stritolato dal Cavallino - Parte 2

Leggi anche: L'epopea di Vettel in Ferrari: il campione stritolato dal Cavallino - Parte 1

Foto www.gazzetta.it

Foto beyondtheflag.com


Tag
vettel | ferrari | marchionne | leclerc | raikkonen |


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