Tante, ed elevate, aspettative e tante grandi delusioni. Questo, probabilmente, è il miglior riassunto per la stagione 2025 della Ferrari, che fin'ora è stata caratterizzata da risultati inferiori alle aspettative di inizio stagione e lontani dall'essere all'altezza del blasone del Cavallino.
La piazza d'onore, centrata a pochi punti dalla McLaren, nel mondiale costruttori 2024 e la grandiosa line-up formata da Lewis Hamilton e Charles Leclerc, sono stati elementi utili ad alzare l'asticella durante l'inverno. Questo, di fatto, ha reso ancor più difficile da accettare la realtà che la pista ha mostrato in questa prima metà di campionato, in cui la SF-25 ha oggettivamente deluso, non performando a dovere e costringendo tecnici a grossi sforzi per farla funzionare, oltre che i piloti a domarla.
Un quadro negativo, con i pochi podi raccolti che sono un bottino magro e inaccettabile ma, date le circostanze, quasi miracoloso.
Una situazione burrascosa e non nuova per Maranello in cui, come di consueto, chi è chiamato a metterci la faccia è il team principal, costretto a riportare ai vertici risultati ancora una volta mediocri, diventando il capro espiatorio cui addossare tutte le colpe di anni di insuccessi.
Insomma, Vasseur è finito sulla "graticola", come molti suoi predecessori, visto che la sua posizione è stata definita come precaria, con John Elkann alla finestra, alla ricerca del possibile sostituto. Una situazione che però, vedendo cosa accade in F1, dovrebbe far riflettere sul fatto che più che i singoli, a non funzionare a Maranello è l'organizzazione e il modo di lavorare. E lo si apprende osservando cosa gli ex membri della Rossa stanno facendo nelle nuove sfide professionali in cui si sono cimentati in questi anni, emergendo come vincenti professionisti, ritenuti non all'altezza solo dalla Scuderia.
Basta vedere gli esempi di Costa e Allison in Mercedes, Domenicali a Liberty Media e Mekies in Red Bull, ma anche Maurizio Arrivabene alla Juventus, Marco Mattiacci in Aston Martin.
I due esempi più recenti e clamorosi sono quelli di Andrea Stella, che con la McLaren sta dominando la stagione di F1, e Mattia Binotto che dopo 12 mesi di lavoro in Sauber ha portato il team dal fondo della griglia sino al podio.
E proprio sul valore della Ferrari di essere una scuola per talenti, ha riflettuto su "Top Speed Blog", Umberto Zapelloni, sottolineando come il possibile ingaggio di Adrian Newey avrebbe garantito (oltre che una vettura vincente) anche la continuità di questa formazione.
"Stella e Binotto sono figli della Ferrari che sapeva vincere e ha prodotto team principal a ripetizione dopo averli espulsi. [...] Ma il podio di Silverstone con le McLaren di Stella e di Hulkenberg davanti alla Ferrari, ha avuto un sapore particolare. [...] Stella e Binotto hanno nel bagaglio il passato a Maranello [...] hanno costruito lì la loro professionalità, imparato come si gestisce una squadra, ingegneri e piloti. [...] La Ferrari funziona come scuola d’eccellenza, o funzionava all'epoca Montezemolo, quando si andavano a pescare i migliori talenti [...] e li si faceva crescere di fianco ai santoni. [...] Per questo portarsi a casa Adrian Newey avrebbe avuto una doppia valenza, avrebbe disegnato una monoposto vincente e creato una scuola. [...] Stella se ne andò alla McLaren per seguire Alonso. [...] Binotto è arrivato in Sauber lo scorso anno [...] e quest’anno il team è rifiorito [...] a dimostrare che con migliore organizzazione si possono ottenere dei risultati. Resterebbe da aggiungere che la vecchia Sauber era la squadra di Vasseur...".
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