Il paradosso di Verstappen: la grandezza del 2025 senza titolo
Numeri straordinari, record e il sogno del quinto titolo consecutivo svanito. La stagione di Verstappen racconta un paradosso della Formula 1: dominare piste e statistiche senza riuscire a conquistare il mondiale.

17/12/2025 18:00:00 Tempo di lettura: 4 minuti

Per i piloti di F1 ci sono stagioni che diventano indimenticabili per ciò che vincono, e altre che restano scolpite nella memoria per ciò che non riescono a conquistare. Quella di Max Verstappen rientra senza dubbio nella seconda categoria.

Sarebbe potuta essere l’annata della consacrazione definitiva, quella del quinto titolo mondiale consecutivo, del salto finale nell’Olimpo della Formula 1 riservato a pochissimi. Invece resta una stagione di numeri mostruosi, record di pole e vittorie, un dominio spesso disarmante sul giro secco e in gara. Eppure, quando cala il sipario sul mondiale, manca l’unica riga che suggella tutto: il titolo. È uno dei paradossi della Formula 1, quando la grandezza non sempre coincide con la corona.

Record, dominio e la legge spietata dei numeri

Il paradosso di Verstappen: la grandezza del 2025 senza titolo

Analizzare la stagione di Verstappen significa partire dai dati grezzi, che parlano una lingua chiarissima. Il numero di pole position racconta di un pilota capace di estrarre il massimo dalla monoposto sul giro secco, spesso andando oltre i limiti teorici della vettura. Le vittorie, poi, certificano una continuità di rendimento impressionante: gestione gara, sorpassi, freddezza nei momenti chiave.

Eppure la Formula 1 non premia i picchi di prestazione, ma la somma di affidabilità, costanza e dettagli. È qui che si annida l’inganno statistico: puoi vincere più gare di tutti e partire davanti più spesso di chiunque altro, ma perdere comunque il mondiale per una manciata di punti, un ritiro di troppo o un episodio controverso. È esattamente quanto accaduto al pilota olandese.

Complice una Red Bull in difficoltà per qualche gara di troppo e alcuni incidenti che lo hanno costretto al ritiro, Verstappen ha pagato a caro prezzo episodi che, in un mondiale estremamente serrato, finiscono per pesare come macigni. Dettagli, forse. Ma in Formula 1 i dettagli decidono i titoli. Ma queste battute d’arresto non hanno cancellato quanto costruito nel corso della stagione: al contrario, ne hanno messo ancora più in evidenza la statura.

Non è una storia nuova: i grandi senza finale felice

La storia della Formula 1 è costellata di stagioni simili, autentici capolavori rimasti senza una firma finale. Campionati in cui il talento è stato evidente, talvolta persino dominante, ma non sufficiente a trasformarsi in titolo mondiale.

Nel 1986 Nigel Mansell vinse più gare di chiunque altro e sembrò a lungo il padrone del campionato, salvo poi vedere il sogno infrangersi per un guasto meccanico nell’ultima gara di Adelaide, consegnando il titolo ad Alain Prost in una delle beffe più celebri della storia della F1.

Proprio Prost, due anni più tardi nel 1988, fu protagonista di un paradosso ancora più crudele: vinse più gare del compagno Ayrton Senna, ma perse il mondiale a causa del sistema di punteggio che scartava alcuni risultati.

Uno schema simile si è ripetuto anche in tempi recenti. Nel 2016 Lewis Hamilton conquistò più pole position e più vittorie rispetto a Nico Rosberg, ma pagò a caro prezzo un guasto decisivo e una costanza leggermente inferiore nei momenti chiave.

E poi c’è Stirling Moss, protagonista assoluto della Formula 1 tra la metà degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta: vincente, ammirato, leggendario, ma mai campione del mondo. Un nome che ricorda come la storia non sia sempre equa con i suoi interpreti migliori.

Paradossalmente, stagioni come questa contribuiscono a forgiare la leggenda più di molti titoli. Perdere un mondiale nonostante record insegna più di una vittoria agevole. Verstappen esce da questo campionato senza corona, ma con una consapevolezza ancora più profonda del proprio valore. La storia insegna che chi vive stagioni così non scompare: spesso ritorna più completo, più feroce, più inevitabile.

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