Motori 2026, scintille prima del via: il paddock è in rivolta
La disputa sul limite di compressione dei motori 2026 agita il paddock: tra sospetti, possibili proteste e timori di vantaggi nascosti, la nuova era tecnica della F1 rischia di iniziare nel caos.

25/12/2025 09:30:00 Tempo di lettura: 3 minuti

La tensione attorno alle nuove regole motoristiche della Formula 1 per il 2026 è esplosa ben prima che le monoposto scendano in pista. Il dibattito sul limite di compressione dei motori, interpretato in modo aggressivo da Mercedes e Red Bull e contestato da Ferrari, Audi e Honda, ha generato un clima di sospetto che rischia di oscurare l’avvio della stagione.

Tra timori di proteste formali già al GP d’Australia e simulazioni che parlano di vantaggi potenziali nell’ordine dei decimi al giro, il paddock si trova davanti a una delle controversie regolamentari più delicate dell’era ibrida. Ma quanto c’è di reale in questo presunto terremoto tecnico e quanto, invece, appartiene alla tradizionale paranoia da pre-stagione?

Il nodo regolamentare: interpretazione o scappatoia?

Motori 2026, scintille prima del via: il paddock è in rivolta

Al centro della disputa c’è il nuovo limite al rapporto di compressione, fissato a 16:1 e verificato dalla FIA esclusivamente a motore freddo. Mercedes e Red Bull sostengono che il regolamento sia chiaro: conta ciò che viene misurato ai box, non ciò che accade in pista con il motore in temperatura.

I rivali, invece, ritengono che superare quel valore in condizioni di esercizio equivalga a una violazione diretta del regolamento tecnico. Una divergenza interpretativa che, se non chiarita, potrebbe sfociare in una protesta formale già alla prima gara.

Vantaggi potenziali e tempi di reazione: chi rischia davvero il 2026

Le simulazioni interne dei team parlano di un possibile guadagno fino a 10 kW, circa 13 cavalli, traducibile in 0,3-0,4 secondi al giro. Un margine enorme in un’epoca di regolamenti congelati.

Il problema, per chi non ha seguito la stessa strada progettuale, è che modificare l’architettura del motore richiede mesi: realisticamente, il recupero pieno non arriverebbe prima del 2027. Le nuove finestre di sviluppo ADUO potrebbero offrire un’ancora di salvezza, ma non è affatto certo che permettano interventi così profondi già nel 2026.

La sensazione è che la verità si trovi a metà strada tra allarmismo e minimizzazione. È possibile che Mercedes e Red Bull abbiano trovato un vantaggio reale, ma è altrettanto probabile che l’impatto finale sia meno devastante di quanto temuto.

Ciò che è certo è che la questione dominerà il dibattito fino a Melbourne, dove potrebbe trasformarsi in un caso politico-sportivo destinato a segnare l’intera stagione. In un campionato che si preannuncia già complesso per via del nuovo regolamento, la gestione di questa zona grigia sarà un banco di prova cruciale non solo per i team, ma anche per la FIA.

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