Il Gran Premio della Cina del 2026 verrà per sempre ricordato come il weekend delle prime volte di Kimi Antonelli e Lewis Hamilton. Perché, in fondo, "la prima volta non si scorda mai".
25 agosto 2006. Questo recita la carta d'identità di Andrea Kimi Antonelli alla voce "data di nascita".
Il giovane pilota, cresciuto nel programma junior della Mercedes ed arrivato in Formula 1 alla guida delle Frecce d'Argento lo scorso anno, si è reso protagonista in quel di Shanghai.
Dopo un buon venerdì, dove ha concluso in seconda posizione le qualifiche Sprint, l'italiano ha dovuto fronteggiare non poche difficoltà nella Sprint del sabato mattina: prima la lenta partenza (come accaduto a Melbourne sette giorni fa), poi il contatto con Hadjar che gli è costato 10 secondi di penalità.
Il quinto posto ottenuto nella breve gara da 100 km non era di certo un risultato rappresentativo del vero potenziale della coppia Antonelli-Mercedes sulla pista cinese. E le sessioni successive lo hanno confermato.
Sabato pomeriggio. Q3. Si decidono le prime dieci posizioni per la griglia di partenza del gran premio di domenica. Il compagno di squadra di Kimi - nonché leader del Mondiale - George Russell riscontra un problema: la sua W17 si spegne.
Per Antonelli arriva la grande occasione: quella di conquistare la prima pole position della carriera. Il primo tentativo è veloce e preciso, ma nel secondo ecco che aumenta la pressione da gestire: la scuderia di Brackley è riuscita a riportare Russell in pista. Ciò significa solo una cosa: è lotta aperta per la prima fila.
Kimi non si fa condizionare e migliora il suo tempo di oltre 2 decimi, quanto basta per battere il proprio compagno e festeggiare.
A 19 anni, 6 mesi e 18 giorni, Antonelli incide il suo nome nella storia della Formula 1 alla voce "pilota più giovane a conquistare la pole position"; riportando l'Italia in pole dopo 17 anni (Fisichella in Belgio nel 2009).
Arriva la domenica. Nuovo giorno, nuova opportunità: il classe 2006 vuole la prima vittoria. La desidera. La sogna.
Eppure, la partenza è nuovamente delicata: lo spunto stavolta è ottimo, ma la superiorità della Ferrari nei primi metri (dovuta ad un turbo progettato ad hoc per la procedura iniziale) è netta.
Lewis Hamilton, terzo in griglia, conquista la testa del gran premio. Kimi mantiene la calma e la lucidità, riuscendo a mantenere la seconda posizione, ai danni di Charles Leclerc. Russell scivola in quarta piazza.
Nel secondo giro, Antonelli ristabilisce le gerarchie: sorpassa Hamilton prima della curva 14 e si riprende la vetta. Vetta che, da quel momento in poi, non è più stata in discussione.
Il prodotto del programma junior della Mercedes conduce la corsa in maniera magistrale, facendo segnare giro veloce dopo giro veloce.
La superiorità tecnica della W17 permette a Russell di rimontare fino al secondo posto, ma la velocità di Kimi è impressionante. E il suo successo non è mai in discussione.
Dopo quasi vent'anni, Antonelli riporta il Tricolore sul gradino più alto del podio e fa risuonare l'inno italiano. Quel 20 marzo del 2006, quando Fisichella trionfò in Australia, Kimi era ancora nella pancia della madre.
Con questo successo, Antonelli diventa il secondo pilota più giovane di sempre a vincere un gran premio, dietro ad un certo Max Verstappen. E per "certo" si intende "quattro volte campione del mondo".
Non solo: questo primo posto lo iscrive di diritto al club dei vincitori in Formula 1 con la Mercedes. Club estremamente esclusivo, di cui diventa il settimo membro (dopo Fangio, Moss, Rosberg, Hamilton, Bottas e Russell).
Kimi lascia la Cina a -4 da Russell nella classifica del Mondiale Piloti, con voglia di poter lottare per il titolo e maggiore consapevolezza nei propri mezzi.
A prescindere da come andrà a finire la stagione, quello di Shanghai resterà per sempre un weekend indimenticabile per lui. E anche per Lewis Hamilton. Perché, nella vita, le "prime volte" non finiscono mai.
Nel marzo del 2025, alla sua seconda apparizione in Ferrari, Lewis Hamilton dominò la Sprint del Gran Premio della Cina.
Fu l'unico lampo di una stagione complicata, conclusa con 0 podi. Nettamente il suo peggior bottino della carriera (che prima ammontava a 5, nel 2009, 2013 e 2024).
Un anno dopo, l'Hamilton che si ripresenta a Shanghai è completamente rigenerato da una macchina che sente interamente sua, e che guida alla grande.
Inizia il fine settimana battendo Leclerc nelle qualifiche Sprint del venerdì, arrivandogli però appena alle spalle (3°, rispetto al 2° posto del monegasco) nella gara da 100 km del sabato mattina.
L'inglese si impone nuovamente nelle qualifiche, il che gli permette di passare in testa il primo giro della gara di domenica.
Poi, il sette volte campione del mondo ed il suo compagno di squadra iniziano a dare spettacolo: la loro lotta ruota a ruota si protrae nel corso dell'intera corsa, ed è sempre al limite della correttezza, senza mai andare oltre.
Una lotta meravigliosa, che ha probabilmente elevato le pulsazioni del muretto box della Ferrari e dei Tifosi. Una lotta vinta, alla bandiera a scacchi, da Lewis Hamilton.
Un Lewis Hamilton che nulla ha potuto contro la superiorità della Mercedes (che ha ottenuto un'altra doppietta), ma che ha finalmente spezzato quella che sembrava esser diventata una maledizione a tutti gli effetti: dopo 25 gran premi in Rosso, l'inglese ha conquistato il primo podio vestendo la tuta della Ferrari.
Forse non è un caso che il suo miglior risultato con il team di Maranello sia arrivato nello stesso fine settimana in cui il suo successore nelle Frecce d'Argento, un certo ragazzino italiano di 19 anni, festeggia la sua prima vittoria in carriera.
Forse non è un caso che i due si siano ritrovati a condividere queste rispettive "prime volte" della loro carriera. Perché, d'altronde, chissà di quale squadra farebbe parte Antonelli oggi se Hamilton non avesse lasciato la sua vecchia scuderia, quella che gli ha permesso di diventare il pilota più vincente di sempre.
Forse i destini dei due sono incrociati. Anzi, probabilmente quel "forse" è superfluo.