Il Gran Premio di Cina ha messo a nudo tutte le fragilità della Red Bull. Max Verstappen, già in difficoltà per tutto il weekend, ha visto la sua gara terminare con un ritiro che ha solo confermato un quadro tecnico preoccupante.
Paolo Filisetti, esperto tecnico di RacingNews365, ha analizzato nel dettaglio cosa non ha funzionato sul Circuito Internazionale di Shanghai, e il risultato è un’analisi impietosa della RB22.

Shanghai è un circuito che non perdona. Le curve 1, 2 e 13, lunghe e ad ampio raggio, unite al rettilineo da 1,2 chilometri che porta alla staccata di curva 14, richiedono una vettura equilibrata, stabile e capace di generare carico aerodinamico senza sacrificare efficienza. La RB22, invece, ha mostrato l’esatto opposto.
Secondo Filisetti, la Red Bull ha sofferto per una piattaforma aerodinamica instabile, con uno squilibrio evidente tra anteriore e posteriore. Nelle curve lunghe, la vettura non riusciva a mantenere l’aderenza necessaria, costringendo Verstappen a gestire un eccessivo slittamento. Questo ha portato a un graining marcato, amplificato dalla superficie abrasiva di Shanghai e dal carico laterale prolungato del primo settore. La causa principale sembra essere una carenza di deportanza: la configurazione attuale della Red Bull non genera abbastanza carico per stabilizzare la vettura nelle fasi di percorrenza prolungata, provocando un degrado accelerato della gomma e una perdita progressiva di aderenza.
Le difficoltà non si sono limitate alla gestione delle gomme. Allo start, Verstappen ha faticato ancora una volta a scattare in modo efficace. Filisetti sottolinea che il problema non sembra legato al pilota, ma alle impostazioni di erogazione e coppia del propulsore. La fase più critica è quella in cui la potenza elettrica e quella del motore endotermico devono essere perfettamente sincronizzate, e la Red Bull, al momento, non ha ancora trovato la calibrazione ideale.
Nel complesso, la squadra di Milton Keynes si trova davanti a una sfida su più fronti. Servono miglioramenti aerodinamici per aumentare la deportanza e stabilizzare la piattaforma, un’integrazione più efficace del propulsore per migliorare la risposta e la gestione della potenza, e una messa a punto operativa più precisa per adattarsi alle esigenze dei circuiti più complessi. La power unit RBPT aveva impressionato nei test in Bahrain, soprattutto per affidabilità, ma le prime gare hanno mostrato un quadro diverso: oggi sembra collocarsi solo al terzo posto tra i pacchetti più competitivi, dietro Mercedes e Ferrari. Resta difficile capire quanto del gap sia colpa del motore e quanto sia nascosto dai problemi più ampi della vettura di casa Red Bull.
Dopo due gare, la Red Bull torna a casa con più domande che risposte. La RB22 non è ancora una vettura all’altezza delle aspettative, e Verstappen si trova a combattere con limiti tecnici che non aveva più dovuto affrontare da anni. Una piccola consolazione arriva dal confronto con la McLaren: anche la MCL40, pur spinta dal motore Mercedes vincente nelle prime due gare, è lontana dai primi. Ma per i campioni in carica, questo non basta.
La verità è semplice: la Red Bull ha perso terreno. Shanghai ha mostrato tutte le crepe. Ora tocca a Milton Keynes trovare le soluzioni.
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