ESCLUSIVA - Emanuele Pirro
22/03/2026 07:30:00 Tempo di lettura: 13 minuti

Non capita spesso di poter parlare con uno dei personaggi più importanti del motorsport italiano e non solo, dando vita ad un dialogo basato sulla passione comune per i motori. In questi giorni abbiamo intervistato Emanuele Pirro, rivivendo le tappe della sua carriera, in cui ha gareggiato in Formula 1, vinto per 5 volte la 24 Ore di Le Mans, lavorato come commissario sportivo per la FIA, nella sicurezza del motorsport e nella crescita di talenti. Un dialogo piacevole, concesso in esclusiva a chi scrive per "Formula1.it", in cui il pilota romano, classe 1962, ha analizzato con il suo stile analitico e mai banale l'avvio della nuova stagione di F1 e molto altro.

Emanuele, ha corso in varie categorie del motorsport, gareggiato in F1 e fatto la storia a Le Mans: un bilancio della carriera?

"Quando ho iniziato non avevo ambizioni, il motosport era lontano e diventare pilota era solo un sogno. Non sapevo come realizzarlo, finché non ho conosciuto i kart di cui mi sono innamorato ho iniziato a correre. Poi il sogno è iniziato a diventare concreto, senza avere mai l'ambizione di raggiungere certi traguardi. La F1 non è stata la parte più importante della mia carriera, ma il bilancio è molto positivo, vedo il buono in ogni cosa senza pensare a cosa avrei potuto fare. Credo nel merito e non direi mai 'avrei meritato di più ma circostanze non me lo hanno permesso'. Sono contento: il sogno era correre e sono soddisfatto di aver reso la mia passione una professione per così tanti anni".

Guidato dalla passione insomma...

"Senza dubbio. Sono legato al motosport, credo di averne una certa influenza, ricoprendo vari ruoli. È un mondo che amo".

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Cosa pensa della F1 2026? Non crede che le auto mettano in primo piano la gestione dell'energia, davanti al talento dei piloti?

"Non sono d'accordo. Sono analitico: ragiono con la testa e non con la pancia. Non vedo perché un pilota abbia meno possibilità di esprimersi oggi. La percentuale di valore di macchina e pilota l'ho sempre trovata priva di senso: è chiaro che la qualità del mezzo è importante, è raro trovare un pilota che abbia vinto con una macchina scarsa. I piloti di oggi hanno una tecnica di guida superiore, sono cresciuti con più conoscenze, analisi per perfezionare la guida. Ora che è tutto più sofisticato, piccole differenze hanno valore. A nessuno piace regalare soldi, quindi perché un pilota come Verstappen dovrebbe essere pagato 60 milioni se il pilota non conta?".

Vada avanti...

"La tecnologia è acerba, così come l'uso non ottimale delle vetture e la capacità dei piloti di spingere. Vediamo delle differenze, come i molti sorpassi in un giro, con momenti in cui sembra di vedere F1 contro F2. Non siamo abituati, ma chi dice che il pilota conta di meno lo sfido a portare prove. Il motosport è tecnica e tecnologia e i vari regolamenti sono diventati sempre più stringenti, ma alla fine i bravi sono sempre più bravi: ai piloti del 2026 viene chiesta più interazione con la tecnologia. C'era anche prima, se ne parlava meno: anche nel 2025 i cambi sul volante per frenata, differenziale, motore erano costanti, ma non avevano impatto visivo sulla prestazione. Ora c'è un elemento in più, ma credo che tra qualche GP tutti faranno la cosa più conveniente. Ci sarà omologazione".

Una voce fuori dal coro, non crede?

"Non mi piace la critica, penso sia figlia di frustrazione. Penso che si debbano prima capire le cose e poi valutarle, oltre che accettare come l'evoluzione faccia parte di questo mondo. Così come la critica: in passato chiedevano tutti i sorpassi, ma io sono stato sempre contrario: ho sempre pensato che la F1 abbia bisogno di duelli, di intensità. Associare lo spettacolo al numero dei sorpassi è una cosa che non condivido. Liberty Media sta tentando di migliorare lo show con successo e nessuno può negarlo: se non c'è spazio in tribuna e l'audience è alta non possiamo dire che la F1 sia una serie non seguita o che le cose non vadano bene. Poi vedo piloti veramente forti come Norris, Russell, Antonelli. Una bella generazione".

Non posso non chiederle un commento sulla prima vittoria di Kimi Antonelli in Cina. Cosa pensa di lui e cosa vede nel suo avvenire?

"È ovvio e banale dire che che è fantastico per l'Italia. Anche perché, per motivi a me sconosciuti, per l'Italia il motosport è sempre stato importante, eppure dopo Ascari non c'è più stato un campione del mondo. Per questo spero che Antonelli cambi questa tendenza. Dobbiamo stare attenti perché Kimi ha vinto una gara con le sue circostanze, quindi non pensiamo che sia pronto per vincere tutte le gare e battere Russell. Sta facendo bene il suo percorso, anche considerando che è stato messo in F1 presto, con responsabilità grandi, pur supportato dal team. Sta facendo passi avanti, ma non siamo troppo esigenti. È molto forte e allo stesso tempo un ragazzo straordinario, carino, gentile, quasi un non personaggio. Mi piace tanto. Sul suo futuro non mi piace fare previsioni, ma posso dire che una torre è fatta da tanti mattoni...".

Molto analitico, di nuovo...

"Non voglio far passare negatività, anzi. Sono contento per lui. Sono analitico: ha vinto un GP, dobbiamo stare attenti, siamo fenomeni a creare campioni e smontarli. Voliamo basso e facciamogli prender quota nel modo giusto".

Chi vincerà il mondiale tra Antonelli e Russell? Sempre che non veda outsider...

"Non vedo un mondiale scontato, in cui vincerà per forza la Mercedes. Siamo in una fase di grossa evoluzione. Sono i favoriti, senza dubbio, ma essendo uomo di sport non mi sento di dire che che nessun altro che non sia pilota Mercedes non vincerà il titolo. Spero vinca Kimi, ma Russell ha tanta più esperienza e maturità. Chiedere a Kimi di batterlo vuol dire chiedergli davvero tanto...".

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Non crede che questi successi, un eventuale mondiale, rischino di essere "bollati" come illegali a causa della vicenda del rapporto di compressione della power unit Mercedes?

"Le minigonne erano illegali? Il motore turbo era illegale? C'è sempre chi trova opportunità che gli altri non hanno colto e poi gli si punta il dito contro... Se verrà ricordata coma una possibile vittoria "illegale"? Non so, dipenderà dalla comunicazione. Purtroppo quando vinci dominando la vittoria tende ad avere meno valore rispetto ad una all'ultimo secondo. Siamo fatti così...".

Ha avuto, recentemente, un ruolo in McLaren nella gestione di giovani piloti: vede qualche nuovo talento italiano in arrivo dopo Kimi?

"Domanda difficile. Prima di Kimi c'era Minì, l'altra nostra speranza. Gabriele è un bravo ragazzo, forte, è in F2 e gli manca l'ultimo passo. Dopo di loro non è facile, ma viviamo un paradosso, visto che siamo il paese dove il kart, base del motosport, è più sviluppato. Il karting mondiale parla italiano, tutti vengono in Italia, i costruttori sono qui: una situazione idilliaca, ma ci sono quasi tutti piloti stranieri, come si vede anche in F4. Non è così che si costruisce la strada per portare talenti in F1. Non voglio esser pessimista, ma non è facile. In Gran Bretagna, ad esempio, c'è bosco e sottobosco di piloti forti, papabili. Qui manca. Spero che dei ragazzi italiani inizino a correre e vogliano ispirarsi ad Antonelli, che spero possa essere una motivazione per tanti".

Restando in tema McLaren, il 2026 è iniziato nel peggiore dei modi possibili, malgrado un team rodato e la PU Mercedes: pareri?

"Penso che questo aiuti a capire come la differenza tra vincere e perdere sia piccola e come anche chi fa una macchina vincente non sia padrone di tutta la tecnologia che ha in vettura. A volte, entro certi limiti, vinci e non sai perché e perdi senza sapere perché. Questo è un buon fattore per lo show, a nessuno piace un dominio lungo. Piace l'incertezza, per me è alla base del successo di uno sport. Lo sport ideale è quello in cui non sai mai chi vince. Queste difficoltà fanno capire che i bravi non sono sempre migliori, che i meno bravi non sono sempre più fessi. Sono certo che McLaren cercherà di capire perché non sta andando come vorrebbe. E a loro vantaggio c'è il motore Mercedes. Per ora vedo Mercedes davanti, poi Ferrari e un gruppo più omogeneo del previsto. Ci sono margini di sviluppo ampi, con i valori in campo che potrebbero cambiare presto".

Cosa pensa della Ferrari? Rispetto al 2025 c'è stato un progresso, i piloti sono una certezza, ma sembra non bastare. Eppure puntavano su queste nuove regole per tornare davanti...

"Non so se puntavano su questo regolamento per vincere o l'Italia puntava su questo regolamento per far vincere la Ferrari. Penso che il problema della Ferrari sia che spesso gli obiettivi interni non siano in linea con le ambizioni dei tifosi. Però se qualcuno dice che la Ferrari è partita male non è un tifoso che la Ferrari merita. Sono gli unici che hanno dato filo da torcere alla Mercedes, e ci hanno fatto divertire col duello in Cina tra Hamilton e Leclerc, che invece di produrre lamentele ha divertito entrambi. Una cosa straordinaria per lo sport, non scontata. Un avvio di stagione positivo. Se posso aggiungere una cosa...".

Prego...

"Non voglio né difendere né accusare, ma anche a star sempre nei primi due o tre posti, con costanza non è facile. Non esiste che la Ferrari, per diritto divino, abbia l'obbligo di vincere. Ci sono rivali di livello, anche arrivare penultimo nella F1 di oggi ha in qualche modo rilievo, visto che lotti con aziende sane, gente in gamba, piloti forti e molto altro...".

Ha fatto la storia dell'Endurance vincendo 5 volte la 24 Ore di Le Mans con Audi: come vede il percorso in F1 della casa degli anelli?

"Faccio il tifo per Audi per quanto detto e poi perché, fino all'anno scorso, quello era il team dove ha lavorato mio figlio. Poi c'è Gabriel Bortoletto, pilota su cui ho creduto, che ho preso in McLaren e a cui sono legato e stimo tanto. Stanno facendo bene, hanno comprato una squadra di media classifica in difficoltà e la stanno facendo crescere. L'evoluzione di un team è fatta dallo scambio di persone, di conoscenze. È difficile farlo con un team in Svizzera, diverso dai team inglesi dove un tecnico, nel cambiare lavoro, non cambia vita. Fuori dall'Inghilterra devi trovare gente pronta a cambiare vita e a farla cambiare a moglie e figli, con nuova casa, scuola e molto altro. Hai un ridotto scambio di risorse: un limite per crescere. Malgrado tutto, Audi ha preso la squadra e penso stiano facendo bene. Poi storicamente sono ambiziosi: entrano per vincere, non per imparare e poi forse vincere".

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È stato commissario sportivo della FIA per anni: è difficile stare dall'altra parte della "barricata", come arbitro, specie se si viene chiamati a prendere decisioni che dividono?

"Esatto, per 13 anni sono stato commissario sportivo. In qualsiasi organizzazione ci deve essere chi scrive regole e chi le fa applicare. Fare il commissario è come fare l'arbitro: il miglior risultato che puoi ottenere è il pareggio. C'è sempre chi è scontento. È brutto penalizzare qualcuno, ma ho sempre pensato che non farlo porta, indirettamente a penalizzare gli altri, rendendo il mondo più ingiusto e portando altri a far cose scorrette".

Immagino sia molto difficile fare questo mestiere e prendere delle decisioni non facili e volte impopolari con serenità...

"Nella storia del motosport il commissario si doveva occupare di tecnica, quasi mai di guida, perché la pericolosità dello sport era tale che guidare in modo scorretto era poco conveniente. Prima nessuno faceva zig zag, dava spallate per evitare di essere superato, come ha fatto Vettel con Hamilton in Canada nel 2019, costringendolo a frenare quando aveva l'abbrivio per passare. Però c'è stata un'evoluzione e c'è stato bisogno di qualcuno che dicesse, per il bene dello sport, cosa puoi fare o meno. In tutto ciò, credo che la cosa peggiore sia che chi prende decisioni non può spiegarle. Può farlo solo chi ha gran voce, anche se non tutto quello che si dice dopo una sanzione è quello che pensa. Ad esempio Vettel, dopo il Canada, mi ha abbracciato ma nessuno lo sa. Si ricordano tutti il cartellone scambiato sotto al podio...".

Per chiuderle le chiedo chi è Emanuele Pirro oggi, tolti i panni del pilota?

"Una persona che, nonostante l'età, ha ancora entusiasmo, voglia di imparare, crescere. Ho due figli che lavorano come ingegneri nel motosport, che mi tengono al corrente sulle novità tecniche: è uno sport complicato e se non sei dentro o hai un contatto con l'interno è difficile da capire. Ho diversi ruoli e vorrei ricoprire un ruolo simile a quello che avevo in McLaren. Ho scritto da poco un libro che mi ha dato soddisfazione, che parla di successo in aree come sport, business, politica, guerra".

Si ringrazia Emanuele Pirro per la cordialità e la disponibilità. La riproduzione parziale di questa intervista esclusiva è possibile previa citazione dell’autore (Alessio Ciancola) e della fonte formula1.it.

 

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Foto interna x.com

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